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EDITORIALE: Fake news e post-verità

Dicevamo nello scorso numero che fake news e post-verità hanno la menzogna come denominatore comune. Ora, nel periodo dell’anno in cui tradizionalmente ci si scambiano voti e auguri, il pensiero corre a quella sottospecie (per nulla marginale anche nella attuale civiltà post-moderna) di menzogna che è costituita dalle previsioni (più pomposamente oltre che, evidentemente, fuori luogo: profezie) di astrologhi e maghi passati e presenti (e anche futuri, poiché l’ansito di farsi dire da qualcuno il futuro sembra tanto connaturato in molti da garantire comunque la prosecuzione di questa carriera anche in tempi di magra del PIL).

Il capo indiscusso del filone laico è il secentesco Michel de Nostredame o Notre Dame (Nostradamus), nella vita oltre che astrologo anche speziale, il quale nel libro Centuries et prophéties ha scritto ambigue rime in latino, raccolte in gruppi di cento, le quali in virtù della loro oscurità e vaghezza hanno offerto e offrono ai suoi ammiratori ampio spazio di interpretazione retroattiva (o a posteriori) che è anche la medesima, peraltro, in cui eccellono numerosi economisti, banchieri e politici.
Oltre poi al capostipite, sempre in auge e non mai dimostrato, una serie di contemporanei la cui fortuna professionale trae verosimilmente continui spunti sia dalla permanente situazione di crisi e divisione che contraddistingue la vita degli uomini sia dall’evolversi delle vicende naturali: un insieme, in ambito comunque globalizzato, talmente ampio che a pensarci bene chiunque, solo tirando a indovinare, qualcosa imbrocca anche senza volerlo.

Nel senso che, in un anno, da qualche parte del mondo si è pur sempre verificato qualcosa di previsto o profetizzato e si può quindi (dopo) sostenere la fondatezza del proprio oracolo: qualcuno di famoso è morto; è avvenuta una catastrofe, un terremoto, un fortunale; un pazzo o un cretino è stato scelto dalla fortuna politica; non sono mancati attentati, conflitti, vulcani, disgrazie ecologiche etc etc.

In sostanza, quindi, eventi naturali e vita politica (con le loro più naturali conseguenze) sono le due inesauribili miniere alle quali aggiungere, ex officio, la ricorrente e sempre in voga fine del mondo, una (piccola o grande) collisione siderale della Terra et -non ultima- qualche esperienza ravvicinata con alieni o potenze ignote.

Considerare più nel dettaglio la dinamica di questi processi (le astute oscurità delle previsioni o degli indovinelli e la fedeltà canina dei credenti laici che vogliono comunque prestare fede: anche nel gioco dei dadi, prima o poi, esce quello che si desidera) farebbe anche sorridere se poi non sovvenisse il pensiero che anche costoro magari votano o, perfino, sono eletti.
C’è forse da riconsiderare il fenomeno dell’astensione alle urne e rispettarlo maggiormente se non anche augurarsi che aumenti.

Lasciando, allora, alle stelle del cielo la loro (alta) funzione di colloquiare con la scienza, con la poesia e con Chi le ha disposte, la nostra Redazione -recuperando l’endiadi che dalla cultura greca del V secolo a. C. indica un ideale mai sopito del cuore- augura ai suoi lettori, sia costanti sia casuali, di pensare o di fare, nel 2018, qualcosa di bello e di buono. E, secondo la via del Vangelo, di camminare nella libertà dagli idoli.

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