News dalla stampa

Osteoporosi ed esercizio fisico
Che qualche minuto di esercizio fisico giornaliero migliori la densità delle ossa è dimostrato da uno studio condotto su 2500 soggetti (Sciencedaily) dall'università di Exeter e Leicester. Le donne che fanno esercizi per più di due minuti hanno ossa più forti le quali presentano una densità del 6% in più rispetto a quelle che si muovono per meno di un minuto. 
Victoria Stiles, coordinatrice dello studio, precisa che c'è un rapporto tra esercizi ad alta intensità, come uno o due minuti di corsa al giorno, e una migliore salute delle ossa nelle donne.
Vaccinazioni
L’iter parlamentare della legge riguardante l'obbligo delle vaccinazioni finisce per essere un’impietosa, ma realistica (sfortunatamente) rappresentazione dei peggiori vizi del Paese: politici che si fanno orientare dalle discordanti opinioni della piazza, in chiave fondamentalmente elettorale, anziché dai dati scientifici e movimenti di genitori che appaiono oscillare più fra luoghi comuni -dei quali non si capisce la genesi- che fra ricerca obiettiva volta a trovare soluzioni razionali.
L’autismo e le multinazionali, realtà che pur esistono (e con rispettive problematiche troppo serie per polemiche di piazza) sono mescolate in un calderone di irrazionalità che neanche tragici eventi obiettivamente causati da carenze di vaccinazioni riescono a condurre a un approccio maggiormente obiettivo.
La risposta più spontanea sarebbe forse quella di lasciar fare a ciascuno come meglio gli pare, dato che hanno tutti la maggiore età e il diritto di voto, ma le conseguenze di scelte ‘politiche’, che con la scienza non hanno rapporto, non sono limitate ai singoli e producono danni irreversibili su bambini incolpevoli e, per loro tramite, in prospettiva sulla salute pubblica.
Che si debba ricorrere a una legge, induce a riflettere sulla permanenza della superstizione.
 

 

Zika: 'virus come rosolia o toxo'

Secondo gli autori, brasiliani e statunitensi, del primo studio epidemiologico condotto in Brasile e pubblicato da Lancet Infectious Diseases, emerge il legame tra il virus e le malformazioni congenite dei bambini. Lo studio è il primo a confrontare donne che hanno avuto figli affetti da microcefalia con una serie di 'controlli', cioè di donne con le stesse caratteristiche, ma che hanno avuto figli non affetti. Circa metà dei 32 bambini nati con microcefalia di cui si hanno già i dati aveva tracce del virus nel sangue che non erano presenti in nessuno dei controlli (64). Inoltre l'80% delle donne che hanno avuto figli con microcefalia era positiva all'infezione, contro il 64% di quelle che avevano avuto figli sani. Oltre alla correlazione, basata su risultati preliminari, saranno i risultati completi su migliaia di casi che potranno indicare quale percentuale di infezioni si traduca in malformazioni. Secondo i ricercatori il virus va aggiunto a quelli che causano infezioni congenite (rosolia, toxoplasmosi, sifilide, citomegalovirus, Hiv e herpes).

Salute: consumo frutta-verdura

Secondo Eurostat, sulla base di rilevazioni effettuate nel 2014, più di un terzo degli europei sopra i 15 anni (34,4%) non mangia nemmeno un frutto o verdura al giorno. Dopo Belgio (16,1%), Portogallo (20,7%) e Regno Unito (21,3%) c’è l’Italia (23%). All'opposto si trovano Romania (65,1%) e Bulgaria (58,6%), dove due terzi o comunque oltre la metà della popolazione non consumano frutta e verdura. In alcuni Paesi, come per esempio in Gran Bretagna, a determinare un consumo maggiore è il livello di istruzione, con differenze significative sino a quasi 16 punti percentuali tra laureati e chi non ha titoli di studio. In Italia la differenza è minore (4,2%).

Linee Guida contro il soffocamento a tavola
In Italia 1000 bimbi all’anno devono ricorrere all’ospedale per soffocamento e la cifra sale a circa 80.000 comprendendo anche gli episodi di minore gravità. Nella maggioranza dei casi (60% - 80%) la causa è il cibo e anche in presenza di adulti. Il Ministero della Salute ha pubblicato sul proprio sito le "Linee di indirizzo per la prevenzione del soffocamento da cibo in età pediatrica" redatte da un Gruppo di lavoro presso la Direzione Generale per la sicurezza degli alimenti e la nutrizione. Gli alimenti che causano sovente incidenti sono gli ossicini di pollo e le lische di pesce (32%) seguiti da noccioline (22%) e semi (16%), ma quelli più pericolosi sono carne e wurstel. 
Le Linee Guida per un "pasto sicuro", dedicate alle famiglie e a chi si prende cura dei bimbi raccomandano massima attenzione agli alimenti di forma tondeggiante come uva, ciliegie, olive, mozzarelline, pomodorini che conviene tagliare previamente in piccoli pezzi come anche quelli di forma cilindrica come wurstel e carote che non vanno mai tagliati a rondelle. 
Il bambino deve mangiare a tavola tranquillo (senza piangere o ridere), dritto verso il piatto e con la schiena del pari dritta senza giocare o essere distratto da TV o videogiochi. E non bisogna stancarsi di cercare di convincerlo a bocconi piccoli e masticare bene. Il soffocamento è una delle principali cause di morte nei bambini sotto i 3 anni e, in Europa, provoca ogni anno circa 500 decessi. 
Le fibre aiutano a invecchiare bene

Secondo uno studio uno studio condotto da ricercatori del The Westmead Institute for Medical Research di Sidney e pubblicato su The Journals of Gerontology, pane integrale, cereali e frutta sono importanti per invecchiare bene e raddoppiano la possibilità di evitare malattie e disabilità in età avanzata: una dieta ricca di fibre fa bene da molti punti di vista ed i ricercatori, utilizzando i dati raccolti dal Blue Mountains Eye Study in rapporto ad oltre 1.600 adulti di età oltre i 50 anni e studiando fattori di rischio e malattie sistemiche, hanno individuato la fibra come l’elemento dello "invecchiamento di successo". Coloro che avevano il più alto apporto di fibra totale avevano una probabilità di quasi l'80 per cento maggiore di vivere una vita lunga e sana, in oltre 10 anni di follow-up. Ed avevano meno probabilità di soffrire di ipertensione, diabete, demenza, depressione o disabilità funzionale.

Emergenza morbillo

Il morbillo è uno dei virus più contagiosi (cinque volte più contagioso dell'influenza e quasi dieci volte più di Ebola). Per il tramite di un vaccino efficace e della sua somministrazione di massa, i paesi civilizzati, Italia compresa, avevano ridotto di oltre il 90% l'incidenza di questa malattia che colpisce soprattutto i bambini, ma colpisce anche gli adulti. Nel 5% dei casi può dare polmoniti. Inoltre è un virus che infetta facilmente le cellule nervose e quindi da 1 a 3 su mille infetti possono sviluppare una grave encefalite con un tasso di mortalità tra il 15% e il 20%. L'ultimo bollettino del Ministero della Salute (14 Giugno) riporta 2988 casi dall'inizio dell'anno. Nel Giugno 2016 i casi segnalati erano 367, in tutto l'anno si fermeranno a 650: aumento di quasi 10 volte dei casi nazionali rispetto ad un anno fa! Il 91% dei casi sono localizzati in sette regioni: Piemonte, Lombardia, Veneto, Toscana, Lazio, Abruzzo e Sicilia. Età media: 27 anni. 89% dei casi in persone non vaccinate e il 6% in persone che non avevano fatto il richiamo (seconda dose) quando richiesto e quindi avevano un'immunità parziale. OMS ha scritto alla Commissione Salute del Senato sottolineando come l'Italia stia diventando un problema per l'Europa, dato che il 43% del totale dei casi di morbillo registrati in Europa (5483 ad oggi) si sono verificati nel nostro paese. La causa è il calo della copertura vaccinale. Meno bambini vaccinati, più casi di morbillo infantile e quindi più contagi anche tra gli adulti che non hanno fatto la vaccinazione da bambini. E’ necessario, oltre che urgente, un recupero culturale e operativo da parte della Sanità pubblica che deve ritornare a guadagnarsi, e nei fatti, la fiducia e la confidenza del cittadino. La scienza non può essere lasciata in mano ai ciarlatani o ai fa’ da sé, ma l’attuale deriva dimostra come le cose, particolarmente in prospettiva di continuo cambiamento, non siano mai definitivamente stabili e come la cultura, intesa nel senso più ampio, sia sempre una meta e mai un punto acquisito.

Infezioni: possibile causa di leucemia nei bambini. Il ruolo delle vaccinazioni

Secondo uno studio condotto su topi dalla ricercatrice Julia Hauer della Clinica di oncologia pediatrica ed ematologia di Dusselforf, presentato al Congresso dell'Associazione europea di ematologia (Eha) a Madrid, la leucemia linfoblastica acuta, che è la forma di tumore più comune dell'infanzia con incidenza in crescita, potrebbe essere innescata dalle infezioni. L’ ipotesi è in discussione dato che sono rare le evidenze sperimentali comprovanti una connessione tra l'esposizione ad infezioni comuni e leucemia. “Abbiamo osservato che i topi sviluppano la leucemia solo dopo l'esposizione ad un ambiente caratterizzato da infezioni comuni, ad esempio dal virus dell'epatite". Dunque, questo studio, sottolinea la ricercatrice, "offre per la prima volta una nuova intuizione sul ruolo delle infezioni nello sviluppo della leucemia infantile ed offre anche nuovi approcci per la prevenzione di questa malattia e dimostra l'importante ruolo delle vaccinazioni contro le infezioni”.

Omeopatia pediatrica

Secondo un'indagine presentata dal presidente di Omeoimprese, Giovanni Gorga, in occasione del X Congresso Nazionale FIMP (Federazione Medici Pediatri) in corso a Pisa, un pediatra di famiglia su tre affianca l'omeopatia alle cure farmacologiche tradizionali. Il dato indica una progressiva diffusione delle medicine complementari nella cura dei bambini, in affiancamento (non in alternativa) ai prodotti allopatici. L'indagine FIMP sottolinea una costante, sebbene lieve, crescita dell'utilizzo del farmaco omeopatico su prescrizione medica. La forma farmaceutica più utilizzata sono le gocce e i granuli nella fascia di età 0-2 anni, quindi i globuli nella fascia 2-10 anni. I pediatri ricorrono all'omeopatia per malattie delle vie respiratorie (68%), allergie, problemi dermatologici, gastroenteriti, malattie dell'alimentazione, problemi metabolici (85%), patologie nervose (61%) e disturbi del sonno.

Alcol e rischio per il cervello

In uno studio dell'università di Oxford, pubblicato da Bmj, i ricercatori utilizzando dati misurati per 30 anni, dal 1985 al 2015, di 550 uomini e donne in salute con anzianità media 43 anni all'inizio dello studio sono pervenuti alla conclusione che anche un consumo moderato di alcol, tra i 14 e i 21 drink a settimana, aumenta di tre volte il rischio di atrofia dell'ippocampo, una diminuzione del volume di un'area del cervello associata a problemi di memoria e di orientamento spaziale. I forti consumatori, sopra i 30 drink alla settimana, hanno mostrato il rischio più alto di atrofia dell'ippocampo, ma anche per quelli tra 14 e 21 unità il rischio è risultato triplo rispetto a bevitori 'light', sotto i 14 drink. Queste considerazioni mettono in dubbio le linee guida statunitensi secondo cui 24,5 unità a settimana sono sicure per gli uomini e mettono in luce che l'alcol potrebbe rappresentare un fattore di rischio per il declino cognitivo laddove interventi di prevenzione mirati alla terza età potrebbero essere tardivi.