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Tumore prostata: stessa sopravvivenza per chirurgia, radioterapia o sorveglianza

Il tasso di sopravvivenza a 10 anni dall'inizio del tumore è lo stesso (99%) sia con operazione sia con radioterapia o con una sorveglianza attiva secondo uno studio, pubblicato sul New England Journal of Medicine, condotto dall'Università di Bristol su 1643 pazienti con un tumore piccolo alla prostata. I soggetti cui il tumore era stato scoperto tramite la ricerca nel sangue del psa (l'antigene specifico per la prostata) sono stati monitorati attivamente o sottoposti a intervento chirurgico di rimozione del cancro o a radioterapia e sono stati seguiti per 10 anni: il tasso di sopravvivenza é uguale. A Cambia il rischio di effetti collaterali che aumenta con la terapia: raddoppia la possibilità di diventare incontinenti e avere problemi sessuali con la chirurgia, mentre con la radioterapia aumentano le probabilità di problemi all'intestino. Nel caso della sola sorveglianza attiva il tumore è cresciuto nel 20% dei casi. I risultati si riferiscono però solo al tumore allo stadio iniziale, perché contro quelli più avanzati non rimane che il modo aggressivo.

Stress meccanico da cellulare

Secondo uno studio dei ricercatori dell'Istituto di Neurologia dell'Università Cattolica del Sacro Cuore e della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli di Roma, pubblicato sulla rivista Clinical Neurophysiology, usare a lungo il telefono mobile può alterare la trasmissione dei segnali nervosi del nervo del braccio. L'uso del cellulare è in costante aumento e ne sono già stati considerati alcuni effetti collaterali negativi. In particolare sono tuttora in corso di esame gli effetti elettromagnetici dell’apparecchio su strutture biologiche quali il cervello, ma ancora senza risultati definitivi. Il gruppo di ricerca coordinato dal professor Padua ha studiato gli effetti meccanici determinati dalla postura che normalmente viene assunta durante la conversazione con il mobile: il gomito rimane piegato e questa postura prolungata causa uno stress meccanico sul nervo ulnare.

Medico e vaccini

Il medico che sconsiglia la vaccinazione, se non in casi eccezionali, è sanzionato e rischia fino alla radiazione. Secondo la Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo) i vaccini "proteggendo il singolo dalla possibile comparsa di gravi malattie, tutelano la comunità attraverso il così detto 'effetto gregge', quindi solo in casi estremi "il medico può sconsigliare un intervento vaccinale". "Il consiglio di non vaccinarsi nelle restanti condizioni, in particolare se fornito al pubblico con qualsiasi mezzo, costituisce infrazione deontologica", è chiarito nel documento approvato all'unanimità l'8 luglio scorso. "Nella storia della medicina i vaccini rappresentano una delle più grandi vittorie sulle malattie e sono tra i presidi più efficaci mai resi disponibili per l'uomo" rilevando che "la prevenzione e la scomparsa di malattie infettive, in passato tra i più terribili flagelli dell'umanità, costituiscono un successo senza pari e, senza dubbio, il più gran numero di vite salvate grazie alla scienza medica”. Fnomceo ricorda come "statistiche Usa dimostrano che le vaccinazioni hanno ridotto di più del 99% molte gravi malattie: del 100% polio paralitica, difterite e vaiolo, del 99% rosolia, rosolia congenita, morbillo, del 95% parotite, del 92% tetano e pertosse. “Ricordiamo altresì gli episodi epidemici di difterite in Russia, nelle repubbliche ex sovietiche, in Belgio e in Germania, di polio in Siria e in Olanda in comunità religiose che rifiutano le vaccinazioni, i casi di morbillo in California, i tanti Paesi in cui sono endemiche patologie scomparse là dove si è vaccinato in quantità sufficiente. A causa di questi episodi non si è' potuto raggiungere l'obiettivo della scomparsa globale di malattie gravissime che anzi sono ricomparse”.

Un'ora attività al giorno per 8 ore passate seduti

Pandemia globale di inattività fisica: la sedentarietà si connette a un aumentato rischio di malattie cardiache, diabete e alcuni tipi di cancro ed è associato a più di 5 milioni di morti l'anno. Serve almeno un'ora di attività fisica al giorno, come camminare di buon passo o andare in bici, per contrastare i danni causati dalle tradizionali 8 ore giornaliere sedentarie trascorse al lavoro. Un gruppo di ricerca dell'Università di Cambridge e della Scuola Norvegese di Scienze dello Sport ha valutato che chi siede per 8 ore al giorno, ma è fisicamente attivo, ha un rischio molto più basso di morte rispetto alle persone che trascorrono meno ore sedute, ma non fanno attività. È stato stimato che la sedentarietà costa all'economia mondiale oltre 67,5 miliardi di dollari annui in spese sanitarie e perdita di produttività, con un peso maggiore a carico dei paesi ad alto reddito: il 23% della popolazione adulta mondiale e l'80% degli adolescenti nel 2015 non ha rispettato le raccomandazioni dell'Oms circa l’attività fisica a moderata intensità.

Il pericolo del lavoro notturno

I biologi del Massachusetts Institute of Technology (Mit), con uno studio condotto sui topi e pubblicato su Cell Metabolism, avanzano l’ipotesi che interrompere il naturale ritmo di sonno-veglia distrugga i geni 'lancetta' dell'orologio biologico i quali, fra l’altro, controllano la crescita delle cellule le quali, se sregolate, possono produrre tumori. La chiave è la luce, che tramite la retina segnala al cervello dove risiedono gli ingranaggi dell'orologio biologico: da qui partono i segnali che regolano le 'lancette' in ogni cellula del corpo. “Quando si perde questo segnale, si perde il ritmo naturale in tutte le cellule dell'organismo''. Le conseguenze del danno, secondo quanto emerge dagli esperimenti sui topi, possono essere gravi: i geni ‘lancetta’ Bmal1 e Per2, infatti, regolano la tempistica con cui viene acceso un altro gene, c-myc, che controlla la crescita della cellula: se i geni 'lancetta' non funzionano (attraverso un danno al Dna o per un alterato ritmo sonno-veglia), c-myc diventa super attivo e accelera la crescita della cellula, facendola proliferare in modo incontrollato col rischio di generare un tumore aggressivo.

Caldo, insetti e malattie

Il rischio di infezioni e malattie aumenta con il caldo. Secondo S. Esposito, presidente WAidid, Associazione mondiale per le malattie infettive e i disordini immunologici, "in estate batteri, miceti e parassiti sono tra i maggiori responsabili delle infezioni che colpiscono grandi e piccoli. Uno stile di vita sensato e l'ascolto dei consigli degli esperti è utile per prevenire la maggior parte delle situazioni a rischio. Laddove la prevenzione fallisse, l'adesione alle indicazioni e alla terapia prescritta dagli specialisti permette una gestione ottimale di ogni caso". Le malattie estive più comuni sono: l'impetigine, infezione batterica contagiosa che più comunemente colpisce i bambini; la micosi cutanea delle dita di piedi e mani, infezione fungina causata da due agenti del genere Trichophyton, T. rubrum e T. interdigitalis; le gastroenterite di origine infettiva dovuta a virus come il Rotavirus, Norovirus, Adenovirus e batteri come Escherichia coli, Salmonella, Shigella e Campylobacter; le allergie da punture di insetto, api e vespidi; le reazioni da contatto causate dalle punture di meduse e tracine; i colpi di sole e i colpi di calore.

Rumore e traffico, quando è troppo aumenta rischio morte

Uno studio della Technical University Dresden, Germania, pubblicato in Deutsches Arzteblatt International, rivela che l'esposizione costante al rumore del traffico, di una linea ferroviaria o di un aeroporto, puo' mettere sotto stress il corpo aumentando il rischio di attacchi di cuore. Studi precedenti avevano scoperto che il rumore aumenta il rischio ictus e morte prematura. Ora i ricercatori hanno analizzato i dati di oltre un milione di tedeschi e, relativamente ai pazienti morti di infarto fino al 2014/2015, hanno riscontrato un legame statisticamente significativo tra l'esposizione al rumore (costantemente sopra i 65 decibel) e il rischio infarto. L'esposizione al traffico influenza non solo il rischio di sviluppare una malattia cardiaca, ma anche l’aggravamento della malattia in atto a motivo dell'aumento dello stress psicologico e fisiologico sull’organismo.

Il beneficio di succhiarsi il pollice

Secondo uno studio uno studio della Dunedin School of Medicine, Nuova Zelanda, e della McMaster University, Canada, pubblicato in Pediatrics, i bambini che si succhiano il pollice o si mangiano le unghie hanno minori probabilita' di sviluppare sensibilita' allergiche. Se poi fanno ambedue le cose, di norma contrastate dagli adulti, hanno ancora meno probabilita' di essere allergici ad acari della polvere, erba, gatti, cani, cavalli o funghi dispersi nell'aria. I ricercatori hanno misurato la sensibilizzazione atopica dei soggetti tramite test cutanei sia a 13 sia a 32 anni. Questi risultati sono coerenti con la teoria per cui una (certa) esposizione precoce ai germi riduce il rischio di sviluppare allergia, teoria sintetizzata prima ancora che dalla scienza nella sapienza popolare dai vecchi modi di dire (sarebbero più efficaci in dialetto) sporchetto fa grassetto e quel che non ammazza ingrassa (ovviamente entro limiti ragionevoli).

Aspirina liquida contro tumore

Una speciale versione del farmaco, detta 'IP1867B' (con due ingredienti aggiuntivi non rivelati), sembra essere dieci volte più efficace della chemio nell'eliminare le cellule tumorali secondo i risultati preliminari di uno studio condotto dall'Universita' inglese di Portsmouth, presentato a 'Brain Tumors 2016' (Varsavia). Lo sviluppo dell'aspirina in forma liquida e' considerato un obiettivo importante a livello scientifico e la nuova formulazione presenta la capacità di attraversare la barriera del sangue nel cervello, barriera che serve a proteggerlo, ma al tempo stesso può impedire ad alcuni farmaci di raggiungere il tumore e sconfiggerlo.

La riabilitazione del burro

Da una nuova ricerca della Friedman School of Nutrition Science and Policy della Tufts University, Usa, pubblicata su Plos One, emerge che il consumo di burro non presenta legame con le malattie cardiovascolari ed ha anzi anche un lieve effetto protettivo nei confronti del diabete. Le ricerche hanno coinvolto complessivamente oltre 630.000 soggetti con una quantità media di burro giornaliera risultata di circa 14 grammi (un cucchiaio). Lo studio ha riscontrato piccole o insignificanti correlazioni tra ogni porzione giornaliera di burro e la mortalità totale, le malattie cardiovascolari e il diabete stesso, verso il quale sembra esserci anzi un effetto protettivo che dev'essere ulteriormente approfondito e che potrebbe essere legato alla presenza di grassi del latte.