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Caldo: guidare un'auto con 35 gradi all'interno è come ubriacarsi

Roma - Mettersi alla guida di un'auto surriscaldata, con 35 gradi di temperatura all'interno, può essere molto pericoloso, con reazioni rallentate che sono equivalenti ad assumere alcol con un tasso di 0,5 grammi per litro di sangue. Questo allarme viene lanciato dai tecnici della Casa spagnola Seat che, in questi giorni di temperature record in tutta Europa, hanno diffuso i risultati di accurate ricerche effettuate assieme ad esperti del settore. "Quando è molto caldo, la gente di solito presta attenzione ai consigli quando deve andare fuori di casa e camminare per strada - avverte Angel Suarez, ingegnere presso il Centro Tecnico Seat a Martorell - ma pochissimi sono consapevoli che è altrettanto importante seguire alcuni importanti regole durante la guida in condizioni di caldo intenso. Questo rischio - sottolinea Suarez - è equivalente alla guida con un tasso alcolemico di 0,5 grammi per litro di sangue". Uno degli errori più comuni che i guidatori fanno quando si utilizza il climatizzatore è di non aerare correttamente la macchina prima di avviarla. "Se apriamo i finestrini per circa 30 secondi prima di accendere l'aria condizionata - consiglia Suarez - il picco iniziale di calore si dissipa da solo". I tecnici Seat raccomandano anche di regolare il climatizzatore, se è previsto, sull'impostazione auto in modo che l'aria fresca venga distribuita uniformemente all'interno dell'abitacolo. (ANSA)

Alzheimer: nuovo farmaco potrebbe ritardarne la progressione

Roma - Primi studi dimostrano che un nuovo farmaco può ritardare del 34% la progressione dell'Alzheimer in pazienti in uno stadio iniziale della malattia. Si tratta della molecola solanezumab, i cui effetti, come riporta la Bbc, sono stati descritti in occasione della Conferenza internazionale della Alzheimer's Association in corso a Washington (USA). I risultati sono stati accolti con "cauto ottimismo", in attesa di una nuova fase di sperimentazione che si svolgerà il prossimo anno e che dovrebbe portare ad una conferma definitiva dell'efficacia del farmaco. La morte delle cellule cerebrali nei pazienti affetti da Alzheimer, spiegano i ricercatori, è attualmente inarrestabile ma la nuova molecola "potrebbe essere in grado di mantenerle vive". Le terapie attualmente disponibili, infatti, agiscono sui sintomi della demenza, aiutando le cellule cerebrali morenti a funzionare. La nuova molecola, al contrario, attacca le proteine deviate che si formano nel cervello colpito da Alzheimer. Una prima sperimentazione della molecola nel 2012 sembrò portare ad un fallimento. Successivamente, però, i ricercatori hanno raccolto elementi che indicavano la possibile efficacia della molecola su pazienti allo stadio iniziale della malattia. Da qui la decisione di prolungare la sperimentazione, che ha portato ai risultati positivi presentati oggi. E' stato dimostrato che i pazienti che hanno assunto il farmaco più a lungo hanno avuto i maggiori benefici. "Se questi risultati saranno replicati - ha commentato Eric Karran, direttore Ricerca dell'Alzheimer's Research UK - allora penso che si tratterà di un grandissimo passo avanti nella Ricerca sull'Alzheimer e per la prima volta la comunità medica potrà dire di essere in grado di rallentare la malattia, il che rappresenta un incredibile avanzamento". (ANSA)

Medicina: Oms, guardia alta contro epatite, ancora 1,4 milioni di morti anno

Roma - Non abbassare la guardia contro l'epatite. E' il monito che arriva dall'Organizzazione mondiale della sanità (Oms): anche in un'epoca di vaccini e superfarmaci, infatti, l'epatite continua a fare 1,4 milioni di morti l'anno nel mondo, in gran parte evitabili. Un messaggio che giunge a pochi giorni dalla Giornata mondiale dedicata a questa malattia, che si celebra il 28 luglio. In particolare, spiega l'Oms, il focus di quest'anno è sulle epatiti B e C, che da sole causano approssimativamente l'80% di tutte le morti per tumori al fegato. Solo nella regione europea dell'Oms più di 13 milioni di persone hanno un'epatite B cronica, mentre 15 milioni hanno un'infezione cronica da virus C. Insieme questi due virus fanno nella regione 400 morti al giorno. "Queste morti tragiche possono essere evitate fermando le nuove infezioni e migliorando l'accesso a test e trattamenti per le persone infette - spiega Martin Donoghoe del programma europeo dell'Organizzazione mondiale della sanità per la tbc e l'epatite -. Questo vuol dire fermare le trasfusioni non sicure e le iniezioni pericolose, vaccinare i bambini contro l'epatite B e fare in modo che le persone più a rischio siano testate e ricevano i farmaci di cui hanno bisogno per tenere a bada l'epatite B e curare l'epatite C". Per la prima volta quest'anno, ricorda l'organizzazione, l'Oms riunirà esperti e istituzioni dal 2 al 4 settembre per il World Hepatitis Summit a Glasgow. (ANSA)

Sanità: autismo, boom diagnosi per cambio classificazione malattia

Roma, 23 luglio - Le diagnosi di autismo negli Usa sono cresciute di tre volte in 10 anni, ma la maggior parte di questo aumento, che qualcuno attribuisce ai vaccini, è dovuto semplicemente a un cambio di nome, per cui molti bambini che avrebbero ricevuto una diagnosi di 'disturbi cognitivi' l'hanno avuta invece di autismo. Lo afferma uno studio pubblicato dall'American Journal of Medical Genetics della Penn State University (Usa). Secondo il Cdc di Atlanta negli Usa si è passati da una diagnosi di disturbi dello spettro autistico ogni 5000 bambini nel 1975 a uno su 150 nel 2002 a uno su 68 nel 2012. L'università ha analizzato i dati sulle richieste di insegnanti di sostegno negli Usa tra il 2000 e il 2010, per circa 6,2 milioni di bambini l'anno, osservando che il loro numero è rimasto invariato nel periodo considerato. Più nel dettaglio, le richieste per bimbi affetti da autismo sono aumentate nel periodo di tre volte, ma quasi il 65% di questi aumento è stato compensato da una diminuzione del numero di pazienti classificati nella categoria 'disabilità intellettuali'. "Il peso della riclassificazione varia a seconda dell'età - scrivono gli autori -. Per i bambini di otto anni il 59% dell'aumento osservato delle diagnosi di autismo è dovuto alla differente diagnosi, mentre a 15 anni la percentuale è del 97%". (ANSA)

Sanità: in Italia 80% farmaci orfani distribuiti a livello europeo

Roma, 23 luglio - Cresce il numero di farmaci orfani utilizzati per le cure di malattie rare disponibili in Italia, pari all'80% di tutti farmaci orfani distribuiti a livello europeo. Di pari passo aumentano del 13% in un anno anche consumi e di oltre il 15% in due anni la spesa. E' la fotografia che emerge dal Primo Rapporto nazionale sulle Malattie Rare presentato oggi a Montecitorio. Secondo il rapporto, realizzato dalla Federazione Italiana Malattie Rare Uniamo, i farmaci orfani disponibili in Italia passano dai 44 del 2012 ai 63 del 2014. I consumi crescono dai 7,5 milioni del 2013 ai 8,5 milioni del 2014 (+ 13,3%), e la relativa spesa dai 917 milioni del 2012 ai 1.060 milioni del 2014 (+15,6%), rappresentando complessivamente nel 2014 il 9,6% del totale della spesa farmaceutica (+8,2% rispetto al 2013). Il piano nazionale per le malattie rare, pur se arrivato in ritardo e non accompagnato da un piano economico, "è una cornice all'interno della quale muoversi", ha ricordato il sottosegretario alla Salute Vito de Filippo, intervenuto alla presentazione del rapporto. "Contemporaneamente - aggiunge - le malattie rare sono state negli ultimi anni oggetto di attività politica sollecitata dal lavoro costante delle associazioni. Al tema è dedicata un'indagine conoscitiva in commissione Affari sociali della Camera, diverse mozioni approvate trasversalmente a Montecitorio. Inoltre il Ministero della Salute ha provveduto all'inserimento, nei nuovi Lea, di un elenco nuovo di 110 malattie rare". "Dal rapporto si evince che l'Italia ha fatto molto e dobbiamo ora esportarlo", ha commentato Renza Barbon Galluppi, presidente di Uniamo. "Tradurre le conclusioni del rapporto in azioni concrete", secondo Terkel Anderson presidente di Eurordis Rare Diseases Europe, "sarebbe occasione di empowerment collettivo". Come sottolineato da Paola Binetti, infatti, "parlare di malattie rare significa parlare di qualcosa che sta molto vicino a tutti noi". (ANSA)

Medicina: occhio bionico a anziano con maculopatia, prima volta a mondo

Roma, 23 luglio - Per la prima volta al mondo un occhio bionico è stato impiantato su un uomo di 80 anni affetto da Degenerazione maculare senile secca, una patologia degenerativa che colpisce 20-25 milioni di persone a livello mondiale. L' annuncio, oggi a Manchester, è del chirurgo Paulo Stanga del Manchester Royal Eye Hospital (Regno Unito) e dall'azienda Second sight medical products. Per la prima volta da anni, il paziente, Ray Flynn, riesce a vedere contorni di persone e oggetti. L'intervento chirurgico è stato effettuato il 16 giugno e l'impianto di retina artificiale è stato attivato nel paziente per la prima volta il primo luglio. Secondo gli esperti, grazie alla riabilitazione, la vista del paziente continuerà a migliorare. Ray Flynn, ha spiegato Stanga, chirurgo al Manchester Royal Eye Hospital e professore di Oftalmologia all'Università di Manchester, "è il primo paziente a ricevere un impianto di occhio bionico nell'ambito della nostra sperimentazione, che ha l'obiettivo di verificare se pazienti ciechi con totale perdita della visione centrale a causa della Degenerazione maculare senile possano trarre benefici da una retina artificiale. Attualmente - precisa l'esperto - le indicazioni per l'uso di protesi retiniche oggi disponibili sono limitate a pazienti affetti da retinite pigmentosa, una malattia rara. Al momento - ha commentato il chirurgo - i primi risultato ottenuti con l'intervento su Ray Flynn rappresentano un totale successo".

Infanzia: colpi alla testa nel calcio, rischio per i bimbi se ripetuti

Roma, 23 luglio - Amatissimo dalla grande maggioranza dei bambini, il gioco del calcio può rivelarsi pericoloso per il rischio di ripetuti traumi al cranio dovuti ai colpi di testa, ma soprattutto, ai momenti di contrasto durante il gioco. A dirlo è uno studio pubblicato sulla rivista Jama Pediatrics. Guidati da R. Alba Comstock, della Colorado School of Public Health e della University of Colorado (Usa), i ricercatori hanno analizzato i dati raccolti durante 2005-14 su un ampio campione rappresentativo di scuole superiori degli Stati Uniti. Nel calcio maschile sono stati riscontrati 332 traumi rispetto a circa 1,6 milioni di esposizioni (considerate come 'occasioni', ovvero in una partita 11 più 11), pari a 3 traumi su 10.000. La cifra era più alta nel calcio femminile, con un tasso di 4,5 traumi su 10.000. Lo studio ha anche riscontrato che, sia per i ragazzi (68,8%) e le ragazze (51,3%), il contatto giocatore-giocatore era la causa più comune e che, proprio a seguito di ripetuti colpi, i bambini che iniziano a giocare prima dei 12 anni avrebbero più probabilità di avere problemi di memoria da adulti. Ma gli esperti ridimensionano la gravità. "Hanno effettuato la ricerca su un amplissimo bacino di dati riscontrando un numero esiguo di casi tutto sommato. Di fatto una probabilità non così diversa da quello che può capitare nel gioco spontaneo tra bambini e non maggiore di quello che si verifica in altri sport come i tuffi", secondo Attilio Turchetta, responsabile di Medicina dello Sport all'ospedale pediatrico Bambino Gesù. "I traumi del cranio che si possono verificare in una partita - prosegue - non sono necessariamente gravi, spesso si risolvono con una contusione o lacerazione". "Niente casco", dunque, "altrimenti sarebbe un altro sport". Piuttosto, conclude, "non sarebbero da sottovolautare anche eventuali interessi che le compagnie assicurative possono avere da ricerche come questa". (ANSA)

Società: difficile arrivare a fine mese per 58% famiglie malati rari

Roma, 23 luglio - Migliora la ricerca ma la possibilità di cura per le persone con malattie rare resta frammentata da regione a regione e il ritardo nella diagnosi arriva fino a sei anni e mezzo. Inoltre, il rischio di impoverimento per le famiglie che sostengono il costo economico e sociale della malattia resta alto, con una spesa annua che supera i 2.500 euro. Il che si traduce in una maggiore difficoltà ad arrivare a fine mese, denunciato dal 58% delle famiglie, a fronte del 42% della popolazione generale. Emergono luci e ombre dal Primo Rapporto nazionale sulle Malattie Rare presentato oggi a Montecitorio. I dati, che coinvolgono le 1.079 associazioni per gli oltre 670.000 ammalati affetti da patologia rara del nostro Paese, pari all'1,1% della popolazione, sono stati per la prima volta aggregati in modo organico dalla Federazione Italiana Malattie Rare Uniamo. Sono 3,3 per milione di abitanti e quindi ancora pochi i centri della rete per le malattie rare, ma soprattutto molto diversamente distribuiti fra le regioni, si passa dal 1,3 delle Marche al 12,8 per il Molise. Diversa è anche la possibilità di effettuare lo screening neonatale sulle patologie metaboliche: il numero, a seconda delle regioni, varia da 1 a 58 tipi di malattie. Il tema, inoltre, manca nei percorsi formativi delle professioni sanitarie, anche se proprio la difficoltà di interpretarne i sintomi da parte di pediatri e medici di famiglia è all'origine del grande ritardo nella diagnosi: appena 42 i corsi ECM nel 2014. Nel campo delle ricerca invece l'Italia gioca un ruolo importante. Gli studi clinici autorizzati sulle malattie rare hanno rappresentano in Italia nel 2013 il 20% del totale degli studi (117). Aumenta il numero di laboratori clinici dedicati, presenti nel database di Orphanet: sono passati dai 1.645 del 2012 ai 1.674 del 2014, e aumenta del 9% anche il numero malattie testate, passate da 3.205 a 3.491. (ANSA)

Medicina: vaccini, esperti, serve fondo da 2 miliardi per malattie emergenti

Roma, 23 luglio - Serve un fondo globale da 2 miliardi di dollari per trovare i vaccini per le malattie emergenti, da Ebola a Mers passando per il west Nile virus. Lo afferma un editoriale sul New England Journal of Medicine, secondo cui i fondi dovrebbero servire a colmare il vuoto tra le scoperte di laboratorio, spesso promettenti, e i dispendiosi test sul campo. "Non si può più stare fermi e ignorare la mancanza cronica di progressi nello sviluppo di nuovi vaccini - affermano gli autori tra cui Jeremy Farrar, direttore dell'Ong Wellcome Trust -. I fondi potrebbero venire da governi, fondazioni e industrie farmaceutiche, ma anche da fonti non tradizionali come le industrie legate alle assicurazioni e ai viaggi". La somma, spiegano ancora gli autori, è molto piccola, se si pensa ad esempio che l'epidemia di Ebola finora è costata 8 miliardi di dollari e la cifra è ancora provvisoria. "Proprio il caso di Ebola è emblematico - sottolinea l'articolo -. Con un vaccino che avesse già superato la fase 1 della sperimentazione si sarebbe potuto iniziare prima la somministrazione almeno agli operatori sanitari". (ANSA)

Medicina: lotta ai superbatteri resistenti usando il loro zucchero

Sydney, 22 luglio - Scoperto una maniera di combattere i superbatteri resistenti agli antibiotici e ad altri farmaci, che stanno diventando una minaccia sempre più grave, specie negli ospedali, partendo da uno zucchero secreto dai batteri stessi. Il nuovo composto, sviluppato da ricercatori dell'Università del Queensland (Australia), agisce come un 'cavallo di Troia', imitando lo zucchero prodotto dal batterio e immobilizzandolo così dall'interno. E sarà molto più difficile che i superbatteri sviluppino resistenza a un antibiotico basato su una versione modificata del loro zucchero. Il composto non è saccarosio, ma un tipo speciale di zucchero prodotto dal batterio, scrive su Nature Communications il responsabile della ricerca, Matt Cooper dell'Istituto di Bioscienza Molecolare dell'ateneo, che avuto la collaborazione di tre università, in Gran Bretagna, Belgio e Taiwan. "I batteri hanno pareti simili a quelle di una casa di mattoni, e i mattoni sono tenuti insieme da polimeri di zucchero che agiscono da collante", spiega. Cooper e i suoi collaboratori hanno estratto lo zucchero prodotto dai batteri e lo hanno modificato chimicamente in modo da "trasformarlo in un'arma contro i batteri nelle cellule". "Abbiamo esaminato la forma di questa molecola e creato una raccolta di sostanze e di composti chimici molto simili in forma e grandezza a tale zucchero", scrive lo scienziato. Aggiungendo una molecola di zucchero modificato, si ferma il processo di adesione, distruggendo il muro di cellule e uccidendo il batterio. "Il muro delle cellule è stato già usato come obiettivo degli antibiotici come la penicillina e la vancomicina, ma la differenza qui è che blocchiamo una parte centrale e importante processo di adesione del muro di cellule", spiega ancora Cooper. (ANSA)