{"id":5927,"date":"2016-11-01T09:00:39","date_gmt":"2016-11-01T09:00:39","guid":{"rendered":"https:\/\/fondazionecomel.org\/2016\/11\/01\/lapprofondimento-la-poesia-la-musica-del-cosmo\/"},"modified":"2016-11-01T09:00:39","modified_gmt":"2016-11-01T09:00:39","slug":"lapprofondimento-la-poesia-la-musica-del-cosmo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fondazionecomel.org\/en\/dialogando-en\/newsletter-en\/approfondimento-en\/lapprofondimento-la-poesia-la-musica-del-cosmo\/","title":{"rendered":"L&#8217;APPROFONDIMENTO: La Poesia e la Musica del Cosmo"},"content":{"rendered":"<p>Tutto \u00e8 racchiuso in un \u201cbuco nero\u201d che pu\u00f2 aprire \u201cbuchi bianchi\u201d di nuove percezioni e nuova consapevolezza.<br \/>\nUn universo discontinuo dove sia possibile fare salti da una parte all&#8217;altra di esso in tempo reale? Forse non \u00e8 solo fantasia: anzi, non lo \u00e8 di sicuro. La nuova fisica ci guida alla scoperta di elementi che vanno ben oltre le nostre percezioni tangibili e che possono condurci in altri mondi di pensiero e verso altri modi di sentire la realt\u00e0 stessa.<br \/>\nTutto questo rivela un&#8217;immensa poesia e con la poesia \u00e8 bello lanciare l&#8217;immagine finale. Per aprire nuovi universi, soprattutto dentro di noi.<\/p>\n<p>Dopo la visione sugli universi possibili, prospettata nel <a href=\"http:\/\/approfondimento-87_2015.html\/\">precedente articolo<\/a>, si apre ora un discorso pi\u00f9 ampio relativo al metodo utilizzato. Un discorso che ci porta al connubio tra realt\u00e0 soggettiva ed oggettiva, oltre che a capire cosa accade oggi a livello di visione di realt\u00e0 scientifica.<br \/>\nIl metodo scientifico classico ha una partenza empirica. Vale a dire: dall&#8217;esperienza sensoriale si passa poi alla formulazione di una legge.<br \/>\nL&#8217;esempio proposto sugli Universi Paralleli ci porta invece a comprendere come, nella fisica moderna, il metodo scientifico sia addirittura ribaltato: come si parta da un&#8217;elaborazione astratta per poi giungere ad una successiva individuazione della legge.<\/p>\n<p>Gli esempi, a livello scientifico, possono essere svariati. Tra questi, sicuramente, quello relativo al fisico britannico Paul Dirac.<br \/>\nDirac, nel 1932, lavorando su un&#8217;equazione il cui scopo era unire la Relativit\u00e0 Speciale con la Meccanica Quantistica (obiettivo ancora oggi non del tutto raggiunto, essendo l\u2019una deterministica e l&#8217;altra indeterministica) si accorse che risultava un&#8217;energia al quadrato: questa ha due soluzioni, una positiva ed una negativa. Trattandosi di un elettrone, ci si aspetterebbe una sola soluzione negativa. Cos\u00ec Dirac intu\u00ec che, quindi, oltre ad un elettrone negativo, gi\u00e0 noto, dovesse esservene uno positivo.<br \/>\nEra aperta la strada allo studio empirico dell&#8217;argomento ed alla ricerca di esperimenti che potessero, in maniera sensoriale, mettere in evidenza queste scoperte. Questo accadde solo quattro anni dopo, nel 1936, quando il fisico statunitense Carl David Andersson, osservando i raggi cosmici, trov\u00f2 una particella che si comportava come un elettrone, ma che aveva carica elettrica positiva. Questa venne chiamata <em>positrone<\/em> ed apr\u00ec la strada a quella che si pu\u00f2 definire \u201cantimateria\u201d.<br \/>\nAbbiamo quindi un interessante esempio di qualcosa che ci \u00e8 giunto prima su base teorica e solo successivamente su base empirica. Il metodo scientifico, come noi tradizionalmente lo conosciamo, \u00e8 stato quindi ribaltato.<br \/>\nLa fisica ha, oggi, ancora molti elementi non verificati sperimentalmente.<br \/>\nAd esempio, il cosiddetto Modello Standard che definisce particelle costituenti la materia ed altre che definisce <em>mediatori di forze<\/em> come strutture base della nostra fisica, considera come mediatori della forza di gravit\u00e0 (una delle quattro forze del Modello Standard) delle particelle dette <em>gravitoni<\/em>. Queste particelle non sono, allo stato, ancora mai state osservate sperimentalmente e rimangono solo un modello matematico. Tuttavia queste particelle hanno propriet\u00e0 davvero incredibili e sembra che possano, in s\u00e9, superare il <em>continuum<\/em> spazio \u2013 tempo. Sono, quindi, quelle che potrebbero essere responsabili dei cosiddetti &#8220;<em>wormholes\u201d<\/em>, i tunnel spaziali \u2013 temporali di cui la nuova fisica tratta in abbondanza. Ma che non sono mai stati osservati in maniera sperimentale: tuttavia sono stati ipotizzati e qualche prova attinente nel nostro universo si trova nei \u201cbuchi neri\u201d.<\/p>\n<p>Questo della distorsione spazio \u2013 tempo e dei buchi neri sar\u00e0 l&#8217;argomento fondamentale della nostra trattazione.<br \/>\nChi ha visto il film Interstellar, secondo me bellissimo, ha potuto intuire qualche elemento sulla loro struttura. Si tratta di oggetti, dovuti al collasso di stelle, dove la materia ha una densit\u00e0 elevatissima, a tal punto da curvare la stessa luce. All&#8217;interno vi \u00e8 quella che si definisce <em>singolarit\u00e0<\/em>: punti a gravit\u00e0 infinita dove, quindi, le equazioni che descrivono i buchi neri smettono di valere. In questi punti il tempo stesso appare collassare. Nel film si parla proprio di \u201cguardare attraverso un buco nero\u201d. Verso la sua conclusione ci si trova in una condizione in cui il tempo diviene una dimensione fisica e dove viene definito il buco nero stesso come di tipo rotante (questi buchi neri sono stati studiati nel 1963 dal fisico neozelandese Joy Patrick Kerr, noto per avere elaborato la cosiddetta \u201cmetrica di Kerr\u201d).<\/p>\n<p>Secondo alcune teorie, considerando verosimilmente il fatto che nulla si crea e nulla si distrugge, un buco nero ha un corrispettivo \u201cbuco bianco\u201d in questo o in un universo parallelo. Nella fattispecie bianco significa che si tratta di una struttura del tutto respingente. Infatti, il nero e il bianco non sono colori, ma indicano, rispettivamente, totale assorbimento e totale emissione di colori. Quindi, riferito alla gravit\u00e0, il buco nero \u00e8 quell&#8217;oggetto da cui nulla pu\u00f2 passare perch\u00e9 \u00e8 un attrattore assoluto. Neppure la luce, che comunque \u00e8 soggetta alla gravit\u00e0, pu\u00f2 uscire da un buco nero. Mentre un buco bianco \u00e8 un repulsore totale: un oggetto, quindi, che emette tutto quanto si avvicina alla sua struttura.<br \/>\nSono proprio questi \u201cestremi\u201d ad aprire nuove prospettive: situazioni \u201cestreme\u201d di gravit\u00e0 possono essere quelle che deformano il <em>continuum<\/em> spazio \u2013 tempo come noi lo conosciamo.<br \/>\nI cosiddetti \u201c<em>wormholes<\/em>\u201d, tuttavia, sono stati studiati per via teorica diverso tempo prima.<br \/>\nIl primo a costituirne un modello fu il matematico Ludwig Flamm, nel 1916, anche se un modello pi\u00f9 preciso fu dato, nel 1921, da Hermann Weil. Ma, in un certo senso, queste strutture sono state definite gi\u00e0 in precedenza come possibilit\u00e0 di attraversare universi. Infatti si possono dividere in due categorie: i <em>wormholes<\/em> \u201cinter universo\u201d, che quindi collegano punti dello stesso universo e <em>wormholes<\/em> \u201cintra universo\u201d, che collegano punti di universi differenti.<br \/>\nQuesti sono detti anche <em>wormholes<\/em> di Schwarzschild dal nome del fisico Karl Schwarzschild che se ne occup\u00f2 intuendo l&#8217;esistenza di universi paralleli con diversi anni di anticipo sulla prima teoria sull&#8217;argomento la quale pu\u00f2 essere fatta risalire, come detto nel precedente articolo, a Hugh Everett nel 1957.<br \/>\nL&#8217;esistenza di strutture di questo tipo ribalta completamente l&#8217;attesa di dati empirici.<\/p>\n<p>Ma il termine con cui sono note queste strutture \u00e8 \u201cPonte di Einstein \u2013 Rosen\u201d, dai nomi di coloro che li hanno accuratamente studiati, vale a dire Albert Einstein e Nathan Rosen. Il termine, comunque, \u00e8 stato coniato dal fisico statunitense John Archibald Wheeler nel 1957, lo stesso anno in cui il citato Everett rese nota la sua teoria sugli Universi Paralleli. E forse non \u00e8 un caso!<br \/>\nOggi il modello di universi paralleli viene unito alla Teoria delle Stringhe, della quale si cominci\u00f2 a parlare nel 1965 grazie al fisico Gabriele Veneziano. Questa teoria vede tutte le particelle come ottenute dalla vibrazione di oggetti unidimensionali, detti \u201cStringhe\u201d, che vibrano sino a 26 dimensioni. Questa sarebbe, quindi, la dimensione dello Spazio \u2013 Tempo come noi lo conosciamo.<br \/>\nNotare, qui, che si parla di \u201cvibrazione\u201d.<br \/>\nIl termine ci riporta subito all&#8217;analogia con la musica. Ancora una volta, in questa fisica cos\u00ec avanzata l&#8217;elemento della vibrazione, che si riconduce quindi al suono, riporta tutto alla frequenza. Non a caso il fisico Vittorio Marchi affermava che \u201cforma \u00e8 frequenza\u201d. Tutta la realt\u00e0, ma anche tutte le forze esistenti in natura, sarebbero quindi originate da vibrazioni di oggetti che, vibrando, darebbero origine a tutto quanto \u00e8 attorno a noi.<\/p>\n<p>E si torna, quasi come un tuffo in un buco nero possibile, alla spiritualit\u00e0, a quel suono generatore dell&#8217;universo, al <em>Respiro di Brahma<\/em> dell&#8217;Induismo, ma anche a quello <em>Om<\/em> che tutto genera.<br \/>\nLa vibrazione di una stringa, quindi, sarebbe quella Poesia del Cosmo che tutto origina.<br \/>\nPrima di tuffarci nella Poesia, facciamo un \u201csalto\u201d nella Gravit\u00e0. E in quello che Albert Einstein ci ha detto.<\/p>\n<p>Il tempo, quell&#8217;elemento che pare assoluto ed immutabile, \u00e8 stato da Einstein studiato nella sua Relativit\u00e0 Ristretta gi\u00e0 oltre un secolo fa. La teoria, infatti, fu pubblicata nel 1906. Qui, Einstein pone il limite della velocit\u00e0 della luce come limite effettivo. Le equazioni della relativit\u00e0, infatti, non sono definite e accettabili per velocit\u00e0 superiori a quella della luce. Venne dimostrato anche che la luce ha una caratteristica: quella di essere invariante rispetto a qualsiasi sistema di riferimento. Questo vuol dire, ad esempio, che se ci muoviamo in direzione di un fascio di luce su una navicella che viaggia a 500 km al secondo, la velocit\u00e0 della luce che possiamo misurare non \u00e8 300.000 \u2013 500 km \/ sec, ma ancora 300.000 km \/sec. Questa dell&#8217;invarianza \u00e8 davvero un fatto particolare e notevole. E dimostra come la luce sia un mondo a s\u00e9, particolare. A tal punto che la sua velocit\u00e0 \u00e8 una barriera.<br \/>\nPer la fisica moderna, dove lo spazio pu\u00f2 assumere pi\u00f9 dimensioni e dove vi possono essere discontinuit\u00e0, la cosa potrebbe non essere pi\u00f9 un problema perch\u00e9 \u00e8 lo spazio stesso che pu\u00f2 variare e il tempo pu\u00f2 divenire una semplice percezione.<\/p>\n<p>Nella Relativit\u00e0 Ristretta, come dicevo, Einstein mostra che il tempo pu\u00f2 variare con la velocit\u00e0. Cosa che \u00e8 stata verificata ponendo, ad esempio, un orologio atomico su un aereo Concorde e notando una variazione del tempo, anche se impercettibile, rispetto ad un orologio lasciato a terra.<br \/>\nLa Relativit\u00e0 Generale, pubblicata 10 anni dopo, nel 1916, va invece a porre in relazione la gravit\u00e0 con la velocit\u00e0. Einstein giunse a questa idea con una semplice intuizione, trovandosi su un ascensore. Lo scienziato osserv\u00f2, immaginando che si fosse in assenza di gravit\u00e0, come l&#8217;effetto che avrebbe percepito in tale condizioni, con il pavimento dell&#8217;ascensore che si muoveva verso di lui, sarebbe stato molto simile a quello percepito, invece, con l&#8217;ascensore fermo e in presenza di forza di gravit\u00e0. Questo permise ad Einstein di comprendere come gli effetti della gravit\u00e0, nella distorsione dello spazio \u2013 tempo, siano simili a quelli della velocit\u00e0. Forse \u00e8 proprio da questa considerazione che ebbero origine gli studi sulla distorsione spazio \u2013 temporale dei buchi neri. Non a caso, come detto in precedenza, Einstein fu uno dei massimi studiosi dei cosiddetti <em>wormholes<\/em>.<\/p>\n<p>Mi piace concludere questa parte \u201cin poesia\u201d. Nel senso di riprendere l&#8217;analogia con la \u201cPoesia del Cosmo\u201d che, in fondo, \u00e8 un po&#8217; il filo conduttore di tutte queste trattazioni.<br \/>\nLa poesia, di per s\u00e9, \u00e8 in grado di superare spazio e tempo, riportando all&#8217;emozione che l&#8217;ha generata e riducendo le distanze sino a portare in contatto colui che scrive con colui che legge.<br \/>\nQuindi, si tratta di una sorta di <em>wormhole<\/em> descrittivo, perch\u00e9 pone Universi e Mondi a contatto.<br \/>\nCon questa visione credo che il cosmo assuma davvero poesia e che la poesia possa essere definita, forse, un cosmo in parole o, anche, parole che aprono universi.<br \/>\nMi piace, con questa immagine, che mostra la grandissima poesia dell&#8217;universo, degli universi, lasciarvi a quello che seguir\u00e0, quando il discorso potr\u00e0 divenire sempre pi\u00f9 avvincente e interessante: scoprendo, sempre di pi\u00f9, come la realt\u00e0 che osserviamo sia davvero la \u201cnostra\u201d realt\u00e0, e come tutto possa cambiare in un istante, cambiando punto di vista e modo di osservare.<\/p>\n<p><strong>Sergio Ragaini<br \/>\n<\/strong>Matematico e ricercatore, Milano<\/p>\n<p><strong>Approfondimenti:<\/strong><\/p>\n<p>Sui Wormholes \u00e8 piuttosto esauriente la trattazione che fa <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Ponte_di_Einstein-Rosen\">Wikipedia<\/a>.<\/p>\n<p>Sui buchi neri si pu\u00f2 leggere l&#8217;<a href=\"http:\/\/www.focus.it\/scienza\/scienze\/verso-un-altro-universo-attraverso-i-buchi-neri\">articolo su Focus<\/a>.<\/p>\n<p>Oppure la <a href=\"http:\/\/www.liceolocarno.ch\/Liceo_di_Locarno\/Internetutti\/ferrari\/PDF\/LAM\/LAM-Enea.pdf\">dispensa a cura del Liceo di Locarno<\/a>.<\/p>\n<p>In formato pdf\u00a0si trova anche l&#8217;interessante libro di Stephen Hawking \u201c<a href=\"http:\/\/ir.nmu.org.ua\/bitstream\/handle\/123456789\/134691\/938e7ed477085a09b706ead8349533d1.pdf?sequence=1\">Dal Big Bang ai Buchi Neri<\/a>\u201d.<\/p>\n<p>Sulle Stringhe, pi\u00f9 \u201ctecnica\u201d, ma interessante, \u00e8 <a href=\"http:\/\/download.sns.it\/sagnotti\/Trec_fin.pdf\">questa dispensa<\/a>, mentre pi\u00f9 divulgativa appare questa <a href=\"http:\/\/www.brera.inaf.it\/%7Ecovino\/DVG\/Stringhe\/TeoriadelleStringhe.pdf\">altra dispensa<\/a>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tutto \u00e8 racchiuso in un \u201cbuco nero\u201d che pu\u00f2 aprire \u201cbuchi bianchi\u201d di nuove percezioni e nuova consapevolezza.\u00a0Un universo discontinuo dove sia possibile fare salti da una parte all&#8217;altra di esso in tempo reale? 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