{"id":5932,"date":"2016-10-15T09:00:10","date_gmt":"2016-10-15T09:00:10","guid":{"rendered":"https:\/\/fondazionecomel.org\/2016\/10\/15\/lapprofondimento-la-scienza-della-preghiera\/"},"modified":"2016-10-15T09:00:10","modified_gmt":"2016-10-15T09:00:10","slug":"lapprofondimento-la-scienza-della-preghiera","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fondazionecomel.org\/en\/dialogando-en\/newsletter-en\/approfondimento-en\/lapprofondimento-la-scienza-della-preghiera\/","title":{"rendered":"L&#8217;APPROFONDIMENTO: La scienza della preghiera"},"content":{"rendered":"<p><strong>Racconti d&#8217;Oriente&#8230;<\/strong><\/p>\n<p>Inestimabili, quasi inspiegabili (prima che la scienza ne spiegasse i meccanismi), sono gli effetti della meditazione o della preghiera, se coltivati. Negli antichi testi orientali si trovano numerosi racconti.<br \/>\nRecitare i\u00a0<em>Sette fattori di Illuminazione<\/em>, per esempio, era usato come protezione (paritta) contro la malattia e le afflizioni.<br \/>\nIn tre occasioni diverse, nel canone pali, Maha Kassapa, Maha Moggallana (i principali discepoli del Budda) e il Budda stesso erano gravemente malati. Ascoltando la recitazione dei Sette fattori di Illuminazione ognuno di loro guar\u00ec dalla propria afflizione e malattia.<\/p>\n<p>Ecco la storia di Maha Kassapa: il Budda stava a Rajagaha, nel Canneto, il posto dove gli scoiattoli trovano cibo. A quel tempo Maha Kassapa giaceva nella grotta Pipphali abbattuto e gravemente malato. Il Signore and\u00f2 a fargli visita, si sedette sul sedile preparato per lui e disse: \u201cAllora Kassapa, come va? Stai affrontando bene la malattia, la stai sopportando bene? I tuoi dolori diminuiscono o aumentano? Ci sono segni che i tuoi dolori diminuiscono e non aumentano?\u201d. Egli rispose: \u201cNo Signore, non ho resistenza, non sopporto la malattia. I dolori non diminuiscono, ma al contrario aumentano\u201d. Allora Budda disse: \u201c<em>I Sette fattori di Illuminazione<\/em>, ben conosciuti e sviluppati da me, portano alla fine della sofferenza ed essi sono questi\u201d e li recit\u00f2. Allorch\u00e9 ebbe finito, Kassapa disse: \u201cIn verit\u00e0, o Pregevole, questi sono i <em>Fattori di Illuminazione<\/em>\u201d e gioendo accolse le sue parole e guar\u00ec dalla sua malattia.<\/p>\n<p>Un\u2019altra volta il Budda si trovava nello stesso posto, a Rajagaha. A quel tempo il Venerabile Moggallana viveva sulla collina di Gijjhakuta, il picco degli avvoltoi, ed era colpito da una grave malattia. Il Budda gli fece visita e tenne il medesimo discorso. L\u2019anziano Moggallana ascolt\u00f2 la recitazione con appropriato rispetto e anche lui super\u00f2 la sua malattia.<\/p>\n<p>Una terza volta, mentre Budda stava nella stessa citt\u00e0, nel Canneto, egli stesso era afflitto da una malattia e soffriva gravemente. L\u2019anziano Cunda and\u00f2 a fargli visita, gli porse i suoi rispetti e si prese cura di lui. Budda, allora, chiese all&#8217;anziano Cunda di recitare i <em>Sette fattori di Illuminazione<\/em> nel modo in cui egli li aveva spiegati. L\u2019anziano Cunda lo fece e alla fine della recitazione il Budda approv\u00f2 e si ristabil\u00ec dalla malattia.<\/p>\n<p>Coltivando la preghiera, noi di fatto sviluppiamo in noi questi <em>Sette fattori d&#8217;Illuminazione<\/em> (che corrispondono alle qualit\u00e0 \u201csane\u201d) che praticati in questo spazio, si alimentano e si autoalimentano trasformando la nostra fisiologia fisica, mentale, emotiva.<\/p>\n<p>Con la preghiera noi sviluppiamo <em>consapevolezza<\/em> (una capacit\u00e0 innata di presenza mentale che \u00e8 gi\u00e0 di per s\u00e9 fonte di miglior benessere), ponendo <em>energia<\/em> (una gentile disponibilit\u00e0 a fermarci) e <em>perseveranza<\/em> (gentile disponibilit\u00e0 a portare avanti questo spazio, difendendolo dalla calca di impegni e pensieri) e scopriamo cos\u00ec una nuova <em>tranquillit\u00e0<\/em> (la possibilit\u00e0 di stare a nostro agio in quel momento, la capacit\u00e0 di posare il cuore nella situazione in cui ci troviamo, qualunque essa sia, assaporando la pace di cui ogni momento presente \u00e8 permeato), coltivando <em>equanimit\u00e0<\/em> verso qualunque cosa sorga e scoprendo una condizione di <em>gioia<\/em> (che \u00e8 la qualit\u00e0 innata della mente, e che troppo spesso trascuriamo coprendola con l&#8217;idea dell&#8217;insoddisfazione o dello sforzo). Quindi la <em>concentrazione<\/em>, che \u00e8 la rilassante capacit\u00e0 di poter dimorare nel presente, impedendo all\u2019energia di disperdersi in distrazioni o reattivit\u00e0, e sviluppata dirigendoci su quel semplice oggetto che \u00e8 la sensazione del nostro respiro.<\/p>\n<p>Ne nasce una visione profonda permeata da benessere fisico e interiore (<em>piti<\/em>) che possiamo verificare, noi stessi e in noi stessi, possibile in ogni condizione nella quale ci troviamo.<\/p>\n<p>\u201cMi sembra di aver cambiato il DNA\u201d mi trovai a esclamare a distanza di tempo, da quando avevo intrapreso un cammino di meditazione.<br \/>\nLa mente diventa una riserva di compassione, chiarezza, equanimit\u00e0, capace di restituire trasformati gli stati, eventi o impulsi dannosi che possono insorgere nel corpo o nella vita e di consolidare una risposta positiva la quale si riverbera in direzione di un completo benessere, nostro e degli altri.<\/p>\n<p><strong>Il fattore cruciale<\/strong><\/p>\n<p>E&#8217; il ruolo di un Maestro, che sa creare le giuste premesse (le giuste modalit\u00e0) che, quasi per contagio, ci trasformano.<br \/>\nEgli incarna ci\u00f2 che ci accompagna a fare rendendo facile e benefico il nostro inizio.<br \/>\nIl nostro scoraggiamento deriva spesso dal pensiero che noi non siamo capaci o non abbiamo tempo, e questo ci fa addirittura innervosire, o non siamo adeguati.<br \/>\nMa l&#8217;essenza della pratica non sta -che sollievo!- in una fatica o nel graduale miglioramento di noi stessi o del nostro carattere: sta nel lasciar andare gli ostacoli che oscurano le qualit\u00e0 innate della mente.<br \/>\nQuando nella mente si ha un assaggio della sua naturale condizione di equanimit\u00e0 (<em>samadhi<\/em>), notiamo come i nostri atteggiamenti e valori cambino. Ci rendiamo conto che indugiare in forme anche sottili di rabbia, malevolenza o avidit\u00e0 sia doloroso e futile.<br \/>\nCi stupiamo di non averci pensato prima.<br \/>\nLa mente per mezzo della stabilit\u00e0 del <em>samadhi<\/em> perde le sue (istintive) reazioni abituali agli oggetti\/eventi e la nostra risposta interiore e fisica spontaneamente si modifica.<br \/>\nLa pratica svolta in modo corretto (con le attitudini corrette) offre da subito un assaggio degli spazi della mente e questo crea una sensazione di benessere che, poi, induce nostalgia.<br \/>\nCos\u00ec il richiamo a coltivare questi stati, sempre e in modo naturale, assume forza e fiducia e facilit\u00e0 accelerando ulteriormente il nostro cammino in direzione del benessere. Sorge la semplicit\u00e0: in fondo, non si trattava di fare per nulla qualcosa di difficile, ma di lasciar andare i nodi nei quali rimanevano impigliati e che erano, questi s\u00ec, cos\u00ec stancanti e faticosi. Possiamo, con sollievo, lasciarli andare.<br \/>\nL&#8217;oriente da millenni crede nella natura innata di luminosit\u00e0 della mente. E gentilmente, ci porta a scoprirla.<\/p>\n<p>(<em>La prima parte di questo articolo, La potenza della preghiera, sulla salute, \u00e8 stato pubblicato sul precedente n. 98 di Dialogando<\/em>)<\/p>\n<p><strong>Elena Greggia<\/strong><br \/>\nOrientalista e ricercatrice, Milano<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Inestimabili, quasi inspiegabili (prima che la scienza ne spiegasse i meccanismi), sono gli effetti della meditazione o della preghiera, se coltivati. 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