{"id":5968,"date":"2016-04-15T09:00:28","date_gmt":"2016-04-15T09:00:28","guid":{"rendered":"https:\/\/fondazionecomel.org\/2016\/04\/15\/lapprofondimento-poesia-musica-del-cosmo-gli-universi-si-intersecano\/"},"modified":"2016-04-15T09:00:28","modified_gmt":"2016-04-15T09:00:28","slug":"lapprofondimento-poesia-musica-del-cosmo-gli-universi-si-intersecano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fondazionecomel.org\/en\/dialogando-en\/newsletter-en\/approfondimento-en\/lapprofondimento-poesia-musica-del-cosmo-gli-universi-si-intersecano\/","title":{"rendered":"L&#8217;APPROFONDIMENTO: Poesia e Musica del Cosmo: quando gli Universi si intersecano"},"content":{"rendered":"<p>Nella parte precedente ci eravamo lasciati ad un bivio: un percorso che, da una parte, porta verso l&#8217;esterno, verso lo studio del cosmo, mentre dall&#8217;altra va verso l&#8217;uomo e la sua essenza.<\/p>\n<p>Oggi seguiamo il filo che ci porta verso il <em>come \u00e8 fatto<\/em>, il <em>come funziona<\/em>. Un percorso che conduce verso l&#8217;origine del cosmo e quello che siamo.<\/p>\n<p>L\u2019argomento del &#8220;come funziona&#8221; potrebbe partire dalla parola Cosmo che indica, secondo alcuni, non soltanto un universo, ma un insieme di universi (e la fisica moderna considera infatti un&#8217;infinit\u00e0 di universi possibili).<\/p>\n<p>Questo non \u00e8 solo frutto di pensieri filosofici e di visioni spirituali, ma vi sono precise teorie che conducono a modelli di questo tipo.<\/p>\n<p>Diversi scienziati hanno indagato il tema in maniera matematica.<\/p>\n<p>La prima teoria sull&#8217;argomento porta il nome di Hugh Everett. Il fisico statunitense, nel 1957, elabor\u00f2 una teoria su base matematica dimostrando che vi sono combinazioni di stati quantici in un singolo universo che non possono appartenere a quell&#8217;universo. Da qui la prima idea di tipo matematico di quello che possiamo definire <em>universi paralleli<\/em>.<\/p>\n<p>La teoria fu perfezionata verso la fine del secolo scorso dal fisico David Deutsch, docente presso l&#8217;Universit\u00e0 di Oxford. Secondo Deutsch gli universi paralleli non sono del tutto indipendenti, ma interagiscono tra di loro con quelle che vengono definite<em> particelle ombra<\/em>.<\/p>\n<p>Da citare anche gli studi sull&#8217;argomento del fisico svedese Max Tegmark, ora docente presso il Massachusetts Institute of Technology. Secondo Tegmark, addirittura, gli universi paralleli avrebbero una sorta di struttura gerarchica. Questo fatto appare non cos\u00ec dissimile da diverse concezioni spirituali, quali quella buddhista tibetana, che parlano di \u201cMondi di sopra\u201d e \u201cMondi di sotto\u201d.<\/p>\n<p>Tegmark \u00e8 noto anche per il suo libro, l&#8217;Universo Matematico, in cui il fisico ribadisce come la matematica non sia soltanto un mezzo descrittivo dell&#8217;universo, ma che l&#8217;universo stesso \u00e8 matematica. Parla poi di universi paralleli affermando che, da qualche parte, ci deve essere un doppione di noi.<\/p>\n<p>Una sua dispensa in argomento si pu\u00f2 trovare su: <a href=\"http:\/\/arxiv.org\/pdf\/0704.0646.pdf\">http:\/\/arxiv.org\/pdf\/0704.0646.pdf<\/a>.\u00a0 Inoltre sul sito del Massachusetts Institute of Technology: <a href=\"http:\/\/space.mit.edu\/home\/tegmark\/multiverse.pdf\">http:\/\/space.mit.edu\/home\/tegmark\/multiverse.pdf<\/a>.<\/p>\n<p>E\u2019 interessante citare anche il lavoro di Tom Gehrels, il quale afferma che gli universi paralleli avrebbero avuto anche influenza sull&#8217;origine del nostro come noi lo conosciamo. E\u2019 disponibile una dispensa: <a href=\"http:\/\/arxiv.org\/ftp\/arxiv\/papers\/0707\/0707.1030.pdf\">http:\/\/arxiv.org\/ftp\/arxiv\/papers\/0707\/0707.1030.pdf<\/a>.<\/p>\n<p>Credo sia interessante cercare di comprendere cosa questi universi paralleli possano dirci e a quale visione delle cose e della vita stessa ci conducano.<\/p>\n<p>Affascina il fatto che questi vengono a definire una <em>verticalit\u00e0<\/em> del tempo. Infatti, se gli universi paralleli sono, come sembra, un&#8217;infinit\u00e0 numerabile (vale a dire un qualcosa che si pu\u00f2 mettere in relazione con i numeri interi), allora abbiamo anche una visione \u201cverticale\u201d del tempo nella quale la posizione di un punto non \u00e8 pi\u00f9 qualcosa che viene identificata solo da spazio e da tempo, ma anche dalla sua posizione in un singolo universo.<\/p>\n<p>La meccanica quantistica ci porta a comprendere meglio ed infatti \u00e8 da questa parte della fisica moderna che l&#8217;argomento prende le mosse. In particolare dalla cosiddetta \u201cInterpretazione di Copenaghen\u201d, elaborata nel 1927 da Niels Bohr e da Werner Heisenberg. Essa va ancora oltre il cosiddetto \u201cPrincipio di Indeterminazione\u201d, elaborato nello stesso anno da Heisenberg. Secondo questo principio \u00e8 impossibile conoscere (predire) simultaneamente il valore di alcune coppie di grandezze, quali velocit\u00e0 e posizione di una particella, prima che venga compiuta la misurazione. Secondo l&#8217;Interpretazione di Copenaghen, l&#8217;osservazione stessa modifica il risultato della misurazione. Si viene quindi ad affermare che la realt\u00e0 stessa dipende da chi la osserva e la semplice osservazione di un esistente lo pu\u00f2 modificare. Sino ad arrivare a dire che, forse, l&#8217;esistente stesso <em>esiste<\/em> perch\u00e9 qualcuno lo sta osservando.<\/p>\n<p>Una simile posizione appare in contrasto con l&#8217;oggettivit\u00e0 del reale, che nella fisica si esprime con il cosiddetto \u201cprincipio di realt\u00e0\u201d, un principio per cui le cose hanno un&#8217;esistenza intrinseca, indipendente dal fatto che qualcuno le osservi o meno (Einstein, a tal proposito, affermava che <em>la luna \u00e8 l\u00ec anche se nessuno la guarda<\/em>). L&#8217;Interpretazione di Copenaghen, andando di fatto a smentire questo, ci suggerisce che noi influenziamo il nostro divenire e che il modo con cui guardiamo le cose pu\u00f2 cambiarne il corso. Almeno a livello subatomico: ma tenendo conto che l&#8217;infinitamente piccolo d\u00e0 origine all&#8217;infinitamente grande tutto questo appare possibile. Una cosa vera per un elemento microscopico dovrebbe, ragionevolmente, essere vera e possibile per un insieme esteso.<\/p>\n<p>L&#8217;Interpretazione di Copenaghen si spinge oltre. Secondo questo modello, prima di un evento esiste un pacchetto di onde, contenenti stati quantici sovrapposti: dopo l&#8217;osservazione, per\u00f2, esiste una sola onda piana. Questo ci porterebbe a dire, almeno per una singola particella, che prima di un evento vi sono in esso tutte le possibilit\u00e0 e tutte le possibili ipotesi di realizzazione dello stesso. Sar\u00e0 l&#8217;osservazione a determinare quale di queste opzioni possibili avr\u00e0 luogo.<\/p>\n<p>Se possiamo estendere questo al macroscopico, si potrebbe arrivare ad affermare che, prima che avvenga un evento, tutte le possibilit\u00e0 sono aperte, e sar\u00e0 la nostra visione sullo stesso a influenzarne il corso e a determinare quale di queste opzioni prender\u00e0 forma. Ancora una volta, quindi, e ancora di pi\u00f9 appariamo come i (possibili) facitori della realt\u00e0 attorno a noi e non solo come semplici fruitori della stessa.<\/p>\n<p>Quanto sopra si inserisce molto bene nel discorso sugli universi paralleli: infatti Everett prende le mosse proprio da questa considerazione ed afferma che l&#8217;osservazione non distrugge il pacchetto d&#8217;onde, ma crea altrettanti universi paralleli nei quali ognuno degli eventi possibili prende forma.<br \/>\nIn pratica, quindi, si arriva alla visione in base alla quale tutte le possibilit\u00e0 di un evento si realizzano in un Universo Parallelo: ogni evento, quindi, creerebbe tanti <em>doppioni<\/em> di noi stessi quante sono le possibili realizzazioni dell&#8217;evento stesso.<\/p>\n<p>Secondo Deutsch, tornando a quanto dicevo prima, quello che qui siamo potrebbe interferire con quello che siamo in un universo parallelo. In effetti, se esistono vite parallele diverse io non sono (solo) al computer, ma sto attraversando una montagna in notturna oppure sto partecipando a qualche spedizione transoceanica. O, ancora, sto gi\u00e0 dormendo essendo ora quasi giunti al limitare del giorno successivo. E scoprire che tutto questo potrebbe interferire sulla mia vita, magari per qualche \u201cfenditura\u201d che si \u00e8 aperta, potrebbe davvero aprire nuovi orizzonti. E scoprire poi che, alla base di questo, ci sono precisi modelli matematici, \u00e8 ancora pi\u00f9 suggestivo.<\/p>\n<p>Tutto questo appare affascinante, ma pone un interrogativo: se si creano universi paralleli per ogni evento possibile, questi sono tantissimi!<\/p>\n<p>Dicevo che sono un&#8217;infinit\u00e0 numerabile: se consideriamo tutti gli eventi accaduti a tutti gli uomini passati sin qui su questo pianeta, e tutte le possibilit\u00e0 alternative per ogni evento, otteniamo che questi sono moltissimi. Tuttavia, sono in numero finito. E un infinito \u00e8 sempre infinitamente distante da qualsiasi numero finito, per quanto grande possa essere. Quindi, ci sono universi sufficienti per infinite persone.<\/p>\n<p>Tra questi universi, quindi, ce ne potrebbero essere di molto simili al nostro attuale ed altri in cui il tempo \u00e8 traslato in avanti o indietro. Dove, quindi, gli eventi che qui stanno avvenendo sono gi\u00e0 avvenuti o dove stanno avvenendo eventi che qui avverranno. Forse, quindi, quella che chiamiamo <em>preveggenza<\/em> altro non \u00e8 che la capacit\u00e0 di spostarsi nella verticalit\u00e0 del tempo, vale a dire tra Universi Paralleli.<\/p>\n<p>Mi piace concludere questa trattazione con un esempio legato alla musica. Nella musica abbiamo una componente orizzontale, data dalla melodia. Ma c&#8217;\u00e8 anche una componente verticale, data dall&#8217;armonia. Nella musica polifonica, poi, la verticalit\u00e0 \u00e8 data dalla sovrapposizione di orizzontalit\u00e0, perch\u00e9 si hanno pi\u00f9 melodie sovrapposte.<\/p>\n<p>Se consideriamo una partitura a pi\u00f9 voci, abbiamo un rigo per ogni parte vocale, che \u00e8 indipendente dalle altre. La musica, per\u00f2, deriver\u00e0 dalla sovrapposizione delle singole voci.<\/p>\n<p>Possiamo considerare le singole voci come universi paralleli, che si muovono orizzontalmente, dove l&#8217;orizzontalit\u00e0 \u00e8 la dimensione tempo. Queste voci, tuttavia, interagiscono tra di loro, in maniera consonante o anche dissonante. L&#8217;armonia deriva dalla loro sovrapposizione.<\/p>\n<p>Questo ci riporta al modello di David Deutsch, dove qui le <em>particelle ombra<\/em> sono le sovrapposizioni, consonanti o dissonanti, delle singole voci. E ci riporta anche a quanto dicevo prima: la <em>dissonanza<\/em> \u00e8 qui data dalla sovrapposizione di voci. E se le dissonanze nelle nostre vite fossero date dalle sovrapposizioni, non sempre consonanti, delle nostre vite parallele?<\/p>\n<p>Un interrogativo che credo rimarr\u00e0 aperto ancora per molto tempo (almeno molto \u201ctempo orizzontale\u201d).<\/p>\n<p>Nel prosieguo passeremo a problemi ancor pi\u00f9 legati al metodo scientifico e alla sua visione.<\/p>\n<p><strong>Sergio Ragaini<br \/>\n<\/strong>Matematico e ricercatore, Milano<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nella parte precedente ci eravamo lasciati ad un bivio: un percorso che, da una parte, porta verso l&#8217;esterno, verso lo studio del cosmo, mentre dall&#8217;altra va verso l&#8217;uomo e la sua essenza.\u00a0Oggi seguiamo il filo che ci porta verso il <em>come \u00e8 fatto<\/em>, il <em>come funziona<\/em>. 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