{"id":5974,"date":"2016-03-15T09:00:04","date_gmt":"2016-03-15T09:00:04","guid":{"rendered":"https:\/\/fondazionecomel.org\/2016\/03\/15\/lapprofondimento-riflessione-emmanuel-levinas\/"},"modified":"2016-03-15T09:00:04","modified_gmt":"2016-03-15T09:00:04","slug":"lapprofondimento-riflessione-emmanuel-levinas","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fondazionecomel.org\/en\/dialogando-en\/newsletter-en\/approfondimento-en\/lapprofondimento-riflessione-emmanuel-levinas\/","title":{"rendered":"L&#8217;APPROFONDIMENTO: Riflessione da Emmanuel L\u00e9vinas"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 possibile comprendere una strage? E ancora: \u00e8 possibile parlarne guardando la televisione, indecisi se optare per l\u2019odio carico di paura o il perdono per qualcosa che non ci tocca personalmente?<\/p>\n<p>No, non si pu\u00f2 parlare di quel gesto, non si possono capire quelle morti o l\u2019atto di giovani impazziti a cui il reale non offre altro che il martirio.<\/p>\n<p>Si pu\u00f2, per\u00f2, provare a comprendere cosa \u00e8 mancato perch\u00e9 quei gesti, quell\u2019inumano odiare che si ripete troppo spesso e in troppi luoghi, potessero prorompere improvvisi e letali.<\/p>\n<p>Ci aiuta in questa analisi il pensiero di un filosofo che visse l\u2019esperienza di un altro delirio assoluto: il nazismo, espressione del male, dell\u2019incapacit\u00e0 dell\u2019uomo di provare orrore di fronte all\u2019abisso.<\/p>\n<p>Ci avvaliamo del pensiero di Emmanuel L\u00e9vinas, perch\u00e9 le sue parole compongono la filosofia del sacrificio, nella quale donarsi all\u2019altro prescinde dal male che questo pu\u00f2 cagionarci e in cui l\u2019unica condizione per essere Uomo \u00e8 data dall\u2019adesione al Bene, che ci elegge per primo \u201c<em>prima che io sia in grado di eleggerlo, cio\u00e8 di accogliere la sua scelta<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>L\u00e9vinas ci regala tre parole, da cui ne consegue un&#8217;altra, la pi\u00f9 difficile. <em>Libert\u00e0, responsabilit\u00e0 <\/em>e<em> Volto<\/em>. Quindi, <em>amore<\/em>, grazia donata all\u2019umanit\u00e0, il cui significato, anche dal punto di vista etimologico, \u00e8 misterioso per la ragione.<\/p>\n<p>Il gesto del male, l\u2019odio che uccide, sono manifestazioni di un libert\u00e0 impazzita, privata di un contenuto etico capace di domarla e indirizzarla verso l\u2019accettazione dell\u2019altro.<\/p>\n<p>La societ\u00e0 della libert\u00e0 obbligatoria, in cui ogni scelta pu\u00f2 esser giusta purch\u00e9 soddisfi la persona, si trova di fronte al desiderio di un limite, di un vincolo che garantisca la vita.<\/p>\n<p>Questo desiderio riscoperto ci fa paura, forse pi\u00f9 della morte vissuta tramite il colore di sangue ripreso dalle videocamere, ci indispettisce, percuotendo il nostro orgoglio di materia, di beni da scegliere e stili di vita da imitare. Eppure, ci ricorda della nostra <em>libert\u00e0 finita<\/em> di cui parlava L\u00e9vinas, cos\u00ec intesa perch\u00e9 sottomessa alla responsabilit\u00e0.<\/p>\n<p>Libert\u00e0 che ha un limite, un confine. Questo limite che sembra opprimere, circoscrivendo quello che potenzialmente appare uno spazio sconfinato dell\u2019Io, caratterizza l\u2019uomo e lo definisce. In questa sottomissione, l\u2019uomo riscopre la sua identit\u00e0, ricorda di non ridurre l\u2019altro a mezzo da adattare alla sua interpretazione della realt\u00e0, rilancia la libert\u00e0 impreziosendola con l\u2019impegno, espressione dell\u2019individualit\u00e0 e desiderio di Bene che incontra la realt\u00e0. Ci fa innamorare di nuovo della responsabilit\u00e0, forte al punto da modificare la nostra percezione di ci\u00f2 che siamo e facciamo, cambiando il nostro modo di vedere le cose: non attori liberi da cui scaturiscono scelte responsabili, ma uomini responsabili, votati al Bene anteriore all\u2019essere, che si verificano nella libert\u00e0, intesa come risposta originale e individuale al richiamo dell\u2019altro.<\/p>\n<p>L\u00e9vinas ci ricorda che \u201c<em>l\u2019unit\u00e0 dell\u2019universo non \u00e8 ci\u00f2 che il mio sguardo abbraccia nella sua unit\u00e0 d\u2019appercezione, ma ci\u00f2 che da tutte le parti m\u2019incombe, mi riguarda nei due sensi del termine, mi accusa, \u00e8 mio affare<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>In questo senso, se tutto ci\u00f2 che \u00e8 realt\u00e0 ha una connessione con me, le mie azioni e le mie scelte, \u201c<em>lo spazio appartiene al senso della mia responsabilit\u00e0 per l\u2019Altro<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Le bombe di Parigi ci interpellano e ci impongono di riflettere su ci\u00f2 che \u00e8 nostro compito fare.<\/p>\n<p>Nell\u2019imporsi di una negazione farneticante ci\u00f2 che rimane \u00e8 l\u2019impegno di affermare un valore comune. Enzo Bianchi, due giorni dopo la strage, riportava alla memoria una poesia di Wystan Auden scritta durante la Seconda Guerra Mondiale: \u201c<em>Senza difesa il nostro mondo \/ giace sotto la notte attonito; \/ eppure, accesi ovunque, \/ ironici punti di luce \/ lampeggiano l\u00e0 dove i Giusti \/ si scambiano i loro messaggi: \/ oh, che io possa, composto come loro \/ d\u2019Eros e di polvere, \/ assediato dalla medesima \/ negazione e disperazione, \/ mostrare una fiamma affermativa<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>La fiamma affermativa \u00e8 la nostra responsabilit\u00e0, utile per ricordarci che ogni risposta al male deve contenere il nostro desiderio di bene, che il dolore insensato non pu\u00f2 essere lenito dalla vendetta, ma solo dalla capacit\u00e0 di continuare a dire s\u00ec al Volto di chi ci sta di fronte.<\/p>\n<p>E quel Volto, oggi fa paura, ci sembra estraneo. Tuttavia quel Volto feroce \u00e8 l\u2019altro, quello a cui dobbiamo rispondere. Se prova ad ucciderci, dobbiamo difenderci, ma non possiamo ucciderlo, perch\u00e9 quel Volto \u00e8 la nostra etica, ci tiene in vita, ci dona umanit\u00e0.<\/p>\n<p>\u201c<em>La relazione con il Volto si produce come bont\u00e0<\/em>\u201d, ricorda L\u00e9vinas, rivela un amore. Pu\u00f2 esserci amore di fronte all\u2019omicidio? Pu\u00f2 esserci desiderio di relazione nei confronti di chi ci nega?<\/p>\n<p>S\u00ec, possiamo ancora provare desiderio e amore, perch\u00e9 agendo contro la negazione come esseri responsabili, come attori di Bene malgrado il male, ritroviamo il senso del nostro essere nella realt\u00e0.<\/p>\n<p>Con questo s\u00ec inaudito noi possiamo ancora perdonare, perch\u00e9 il perdono \u00e8 la linfa affinch\u00e9 la vita prosegua e non termini nella guerra totale, nell\u2019odio annientante. Possiamo perdonare solo noi, perch\u00e9 \u201c<em>farsi sostituire per un atto morale, vuol dire rinunciare ad un atto morale<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Le morti di Parigi aiutano a ricordare che la responsabilit\u00e0 viene prima della libert\u00e0. Insegnamento valido per chi uccide, perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 salvezza se non nel Bene, e per chi rimane nel dolore, perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 libert\u00e0 senza perdono e non c\u2019\u00e8 perdono senza responsabilit\u00e0.<\/p>\n<p>Nella responsabilit\u00e0 c\u2019\u00e8 l\u2019imperativo categorico che obbliga al perdono, ad una rinnovata accettazione di un Volto che ci fa paura. Nella libert\u00e0 possiamo invece esprimere la nostra originalit\u00e0, concretizzabile nei modi in cui guardiamo l\u2019altro e la realt\u00e0.<\/p>\n<p>Le stragi fanno paura, ci scandalizzano, ma ogni morte \u00e8 uno scandalo e ogni vita che si spegne una perdita. Ci resta solo la possibilit\u00e0 di vivere quello scandalo come occasione per votarci al Bene, per vivere la responsabilit\u00e0, la libert\u00e0 e il Volto dell\u2019altro come possibilit\u00e0 per amare.<\/p>\n<p>E l\u2019amore \u00e8 un rischio, ma \u00e8 pur vero che, facendo riferimento alla tradizione etimologica che fa risalire la parola in questione a <em>\u03bc\u03b1\u03bf<\/em>, quindi a desiderio, possiamo affermare che l\u2019amore \u00e8 prima di tutto un\u2019aspirazione di bene, indispensabile per educarci all\u2019altro, quindi alla responsabilit\u00e0.<\/p>\n<p>Responsabilit\u00e0 intesa come il culmine dell&#8217;amore, in cui l&#8217;alterit\u00e0 personale \u00e8 pienamente realizzata nella relazione.<\/p>\n<p>I fatti di Parigi ci hanno scosso, ma possono risultare preziosi per riscoprire significati perduti, per riassociare al Volto dell\u2019altro il desiderio di relazione, di amore gratuito.<\/p>\n<p>Non \u00e8 facile non reagire a quel male, ma Levinas ci ricorda che \u201c<em>\u00e8 a causa della condizione di ostaggio che nel mondo ci pu\u00f2 essere piet\u00e0, compassione, perdono e prossimit\u00e0<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Forse oggi siamo ostaggi, vittime della violenza, ma esseri umani che perdonano, dotati di piet\u00e0, capaci di rispondere al male, alla sofferenza. Siamo impegnati in un\u2019opera sisifea, \u201c<em>carico opprimente, ma disagio divino<\/em>\u201d.<\/p>\n<p><strong>Giuseppe Costanzo<br \/>\n<\/strong>Vidas, Milano<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 possibile comprendere una strage? 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