{"id":5976,"date":"2016-03-01T09:00:48","date_gmt":"2016-03-01T09:00:48","guid":{"rendered":"https:\/\/fondazionecomel.org\/2016\/03\/01\/lapprofondimento-perche-si-fanno-saltare\/"},"modified":"2016-03-01T09:00:48","modified_gmt":"2016-03-01T09:00:48","slug":"lapprofondimento-perche-si-fanno-saltare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fondazionecomel.org\/en\/dialogando-en\/newsletter-en\/approfondimento-en\/lapprofondimento-perche-si-fanno-saltare\/","title":{"rendered":"L&#8217;APPROFONDIMENTO: Perch\u00e9 si fanno saltare?"},"content":{"rendered":"<p>Venerd\u00ec 13 novembre ero a Parigi per partecipare a un Congresso di psicoanalisi che avrebbe dovuto avere luogo il giorno seguente sul tema \u201c<em>Faire couple<\/em>\u201d. Il Congresso \u00e8 stato ovviamente annullato per ragioni di sicurezza, come tutte le manifestazioni pubbliche quel giorno. I <em>boulevards<\/em> deserti raccontavano di una Parigi come non avevo mai visto. I colleghi che ho incontrato sabato mattina erano sbigottiti, smarriti. Non avevano risposte su quel che era successo, e i responsabili politici, sentiti in tutte le televisioni, parlavano, senza ambagi, di guerra.<\/p>\n<p>Nel momento in cui la redazione di questo giornale mi chiede un\u2019analisi sulle motivazioni del terrorismo suicida, rivedo l\u2019interrogativo inevaso nel volto dei miei colleghi parigini, e in quello di noi tutti. Possiamo tentare di porci alcune questioni, pi\u00f9 che formulare risposte.<\/p>\n<p>Per un verso, se consideriamo che effettivamente, come dichiarano i responsabili governativi francesi, siamo in guerra, la psicologia della guerra \u00e8 stata studiata. In questo caso per\u00f2 non ci \u00e8 di molto aiuto, non per questa guerra, una guerra senza fronti, o con fronti estremamente complessi, dove non \u00e8 lineare neppure lo schieramento tra amici e nemici (Putin bombarda i ribelli sostenuti dagli americani, l\u2019Arabia Saudita segretamente finanzia i jihadisti che contrasta, i curdi sono bombardati dalla Turchia che combatte contro i loro stessi avversari). Si tratta poi di una guerra dove i combattenti hanno motivazioni fortemente dissimmetriche, e su uno dei due fronti troviamo persone aliene da quello che \u00e8 usualmente uno degli interessi principali dei soldati in battaglia: salvarsi la vita.<\/p>\n<p>Non si tratta di una novit\u00e0: chiamiamo infatti kamikaze questi militanti che si fanno saltare con delle cinture esplosive, usando lo stesso nome con cui si chiamavano i piloti giapponesi che nella seconda guerra mondiale si lanciavano con i loro aerei contro le navi americane.<\/p>\n<p>Una prima chiave di lettura per capirne le motivazioni consiste nel considerare il quadro sociale da cui questo tipo di combattenti proviene.<\/p>\n<p>Nel nostro modo di pensare non ci \u00e8 estranea l\u2019idea di un eroismo che si spinge fino all\u2019autosacrificio. La storia stessa del nostro Risorgimento \u00e8 piena di figure sacrificali. Ma il sacrificio \u00e8, nella nostra mentalit\u00e0, il gesto estremo dove l\u2019atto avviene a caldo, in una lotta in cui lo spasmo che spinge alla vittoria elide ogni altra considerazione. Non \u00e8 mai pianificato a priori. Nella strategia terrorista invece l\u2019autosacrificio fa parte integrante dell\u2019azione, vi \u00e8 preliminarmente e freddamente incluso. La motivazione religiosa \u00e8 solo un aspetto della spiegazione: la storia del giardino delle vergini incanta solo noi occidentali, che la interpretiamo in base ai nostri canoni mondani, e alla nostra valutazione del sesso e della donna.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 importante mi pare notare che sia per i kamikaze giapponesi della seconda guerra mondiale, sia per gli attuali kamikaze jihadisti, il tessuto sociale che c\u2019\u00e8 alle spalle \u00e8 il contrario di quello fondato sull\u2019individualismo in cui noi viviamo. Quel che noi chiamiamo fanatismo \u00e8 il riflesso di un mondo in cui l\u2019individuo non conta nulla di per s\u00e9, perch\u00e9 inserito in un quadro olistico in cui non esiste neppure l\u2019idea di salvarsi da solo. Salvare la comunit\u00e0, l\u2019osservanza religiosa, l\u2019Imperatore, questo \u00e8 vitale, e tolto questo la vita non \u00e8 nulla.<\/p>\n<p>Nei film di Ozu degli anni Cinquanta questo tema \u00e8 presente sullo sfondo della rappresentazione di una societ\u00e0 che, occidentalizzandosi, sta incorporando i virus dell\u2019ex nemico americano, il quale ha laicizzato il governo dei vinti e ha tolto lo statuto divino all\u2019Imperatore.<\/p>\n<p>Nella cultura integralista del jihadismo il mondo ha un proprio centro nella volont\u00e0 trascendente a cui tutto \u00e8 devoluto. La volont\u00e0 individuale non conta nulla di fronte alla grandezza di un principio ultraterreno, di un centro che in Occidente si \u00e8 disgregato a partire dall\u2019Illuminismo. Ma non dimentichiamo che a Parigi, nel 1766, quando lo spirito dei Lumi gi\u00e0 aveva gi\u00e0 preso saldamente piede nel nostro mondo, il Chevalier de La Barre, un aristocratico francese, fu giustiziato, non ancora ventenne, per il gesto, considerato blasfemo, di non essersi tolto il cappello di fronte a una processione. Prima dell\u2019esecuzione gli vennero spezzate le articolazioni, fu decapitato, e il suo corpo fu bruciato.<\/p>\n<p>Quel che dovremmo spiegarci, per i kamikaze di oggi, non \u00e8 da dove venga tanta violenza, ma perch\u00e9 si facciano esplodere trascinando l\u2019autore nel proprio gorgo insieme alle vittime. Per Andreas Lubitz, il pilota suicida della Germawings, in un articolo precedente avevo parlato di psicosi. Per i kamikaze questa spiegazione non basta, e sul piano clinico dovremmo avere molti pi\u00f9 elementi per poterne dire qualcosa in modo dettagliato. Siamo solo all\u2019inizio di una fase in cui, per il momento, le domande prevalgono sulle risposte. Ma \u00e8 importante porsi le domande giuste.<\/p>\n<p><strong>Marco Focchi<br \/>\n<\/strong>Istituto Freudiano, Milano<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Venerd\u00ec 13 novembre ero a Parigi per partecipare a un Congresso di psicoanalisi che avrebbe dovuto avere luogo il giorno seguente sul tema \u201c<em>Faire couple<\/em>\u201d. Il Congresso \u00e8 stato ovviamente annullato per ragioni di sicurezza, come tutte le manifestazioni pubbliche quel giorno. I <em>boulevards<\/em> deserti raccontavano di una Parigi come non avevo mai visto. I colleghi che ho incontrato sabato mattina erano sbigottiti, smarriti. 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