{"id":5980,"date":"2016-02-15T09:00:08","date_gmt":"2016-02-15T09:00:08","guid":{"rendered":"https:\/\/fondazionecomel.org\/2016\/02\/15\/editoriale-23\/"},"modified":"2016-02-15T09:00:08","modified_gmt":"2016-02-15T09:00:08","slug":"editoriale-23","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fondazionecomel.org\/en\/dialogando-en\/editoriale-23\/","title":{"rendered":"EDITORIALE"},"content":{"rendered":"<p>In questa nostra repubblica -da taluno rinominata giudiziaria tanto appare pervasa dalla cronica sostituzione del lavoro (Cost. art. 1) con il meno impegnativo, ma pi\u00f9 redditizio, furto- tutti i cittadini di buona volont\u00e0 (qualche cretino lo si trova sempre) hanno tirato un lungo sospiro di sollievo alla chiusura di EXPO, evento che, partito male e peraltro ancor prima di partire segnato a lungo da irresponsabili beghe di personali poteri, ha dato nondimeno dimostrazione che (anche) in Italia, volendo, qualcosa di buono si \u00e8 ancora capaci di fare, nonostante tutto e le compagnie di cui non ci si riesce a liberare.<\/p>\n<p>E nonostante la desuetudine a fare bene e terminare in tempo, tanto che perfino il presidente della Repubblica se ne \u00e8 (giustamente) rallegrato.<\/p>\n<p>In questo marasma quasi senile del Paese dove non sembra esserci soggetto pubblico, in specie se importante, indenne dall\u2019influenza tanto che perfino i media saltabeccano da una notizia all\u2019altra, tante ne hanno a disposizione per raccontare l\u2019ultima, \u00e8 apparso come eccezionale che un evento importante sia stato realizzato in concreto e nei termini (al netto di altri dati, fra i quali il rapporto costi-ricavi allo stato non ancora disponibili, e del \u2018dopo EXPO\u2019 per il quale, visti i prodromi, \u00e8 consigliabile incrociare le dita): vale a dire, siamo tanto abituati al peggio, che quanto dovrebbe essere la norma costituisce un\u2019entusiasmante novit\u00e0, mentre in un ambiente civile e meno debilitato e pi\u00f9 pulito l\u2019insuccesso o le manette dovrebbero essere l\u2019eccezione. Ma per ora accontentiamoci.<\/p>\n<p>Piuttosto ritorna, fastidiosa, la ricorrente domanda: come mai?<\/p>\n<p>Senza imbarazzanti paragoni (anche all\u2019estero hanno, all\u2019evidenza, i loro malandrini), \u00e8 vero o no che da noi c\u2019\u00e8 meno senso civico rispetto ad altrove, considerando il civismo come un\u2019attitudine a porsi nei confronti delle cose comuni in misura sufficientemente costruttiva e senza considerare (<em>in primis<\/em>) solo e sempre il proprio vantaggio e ad ogni costo (illegalit\u00e0 compresa)?<\/p>\n<p>E\u2019 sfortunatamente vero per obiettive motivazioni storiche: <em>natura non facit saltus<\/em> nemmeno in politica e ci vuole tempo anche per fare crescere uno Stato. L\u2019itala gente \u00e8 passata -per ultima in Europa- da secoli di servaggio (<em>un volgo disperso che nome non ha)<\/em> a un\u2019unit\u00e0 cui presto, oltre a due guerre mondiali, \u00e8 stata sul collo una lunga dittatura seguita dalle pertinenti cattive abitudini, facili da prendere e meno da togliere. Specialmente da chi, per tradizione, \u00e8 incline all\u2019inchino e alla piaggeria.<\/p>\n<p>Ma anche per un altro motivo: la progressiva scomparsa sia dell\u2019educazione in s\u00e9 (a cominciare da quella civica, che \u00e8 il denominatore comune di un Paese) sia del suo strumento (la scuola). Il cittadino esce farfalla con le ali (si fa per dire) dal bruco solo se qualcuno per qualche tempo lo accudisce (diversamente esce come \u00e8 venuto: bruco e pure con denti cresciuti) e questo qualcuno sono, normalmente, la famiglia e la scuola in stretta connessione reciproca (la prima con la sostanza dell\u2019esempio e la seconda con la sostanza della cultura condivisa nell\u2019ambito di regole sociali prodromiche e necessarie al poi).<\/p>\n<p>I due soggetti hanno smesso di cooperare da tempo (ricorderete quando i genitori, pi\u00f9 che controllare se i figli studiavano, ricorrevano al TAR per far promuovere i somari?) o, nella migliore delle ipotesi, si ignorano dando ciascuno per scontato o auspicato che sia l\u2019altro a provvedere. Ovviamente lo scenario ha le sue eccezioni, perch\u00e9 diversamente saremmo gi\u00e0 definitivamente aggregati al quinto mondo, ma il piano \u00e8 inclinato e scivoloso.<\/p>\n<p>A molta parte dei cittadini cui lo Stato riconosce patente di guida e capacit\u00e0 di voto mancano educazione personale, civica, cultura sufficiente ed esempi. Anzi, no: di questi ce ne sono in abbondanza, a tutti i livelli, ma sovente non nella giusta direzione. Con questo equipaggio e con questi ufficiali di bordo, dove vogliamo andare?<\/p>\n<p>La scuola, tra l\u2019altro, \u00e8 l\u2019istituzione che ha avuto la (s)ventura di ricevere pi\u00f9 riforme di ogni altra e ricordarlo oggi in tempo di riforme epocali \u00e8 come portare il cane in chiesa: forse \u00e8 proprio il fatto di essere una riforma continua che l\u2019ha demolita riducendola a un\u2019ombra.<\/p>\n<p>Ma solo dalla scuola si pu\u00f2 e si deve ripartire, investendo il tempo e le risorse necessarie ed avendo la necessaria pazienza poich\u00e9 l\u2019inizio \u00e8 dagli insegnanti.<\/p>\n<p>Non \u00e8 un caso che le utopie filosofiche e politiche abbiano sempre sognato di sottrarre i bambini alle famiglie non appena possibile per garantire loro la strada della cittadinanza. Il metodo \u00e8 ancora pi\u00f9 pericoloso, se mai possibile, del difetto che vorrebbe correggere o dell\u2019obiettivo che si proporrebbe di raggiungere, ma rimane indicativo del fatto che l\u2019educazione, in senso lato, \u00e8 riconosciuta condizione prima ed ineludibile ove appena si abbia l\u2019obiettivo di cooperare alla costruzione di una societ\u00e0 civile accettabile.<\/p>\n<p>Nella quale, per esempio, anche un vizietto come il furto (e in particolare di denaro pubblico) non sarebbe probabilmente eliminato, ma quantomeno arginato dalla riprovazione effettiva e manifesta della, appunto, societ\u00e0 civile (anche per fatti concludenti: come il non dare il proprio voto al disonesto, invece di invidiarlo ed aspirare a fargli da porta-borsa) e non solo dai pur necessari, sfortunatamente, carabinieri e giudici.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In questa nostra repubblica -da taluno rinominata giudiziaria tanto appare pervasa dalla cronica sostituzione del lavoro (Cost. art. 1) con il meno impegnativo, ma pi\u00f9 redditizio, furto- tutti i cittadini di buona volont\u00e0 (qualche cretino lo si trova sempre) hanno tirato un lungo sospiro di sollievo alla chiusura di EXPO, evento che, partito male e peraltro ancor prima di partire segnato a lungo da irresponsabili beghe di personali poteri, ha dato nondimeno dimostrazione che (anche) in Italia, volendo, qualcosa di buono si \u00e8 ancora capaci di fare, nonostante tutto&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":13,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[805,807,871],"tags":[],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v17.6 - 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