HomeDialogandoNewsletterApprofondimentoL’APPROFONDIMENTO – E, e la virgola

L’APPROFONDIMENTO – E, e la virgola

È molto probabile che il titolo di questo contributo alla rubrica faccia riaffiorare in qualche lettore di una certa età il ricordo di insegnanti di altra epoca, che intimavano ai loro allievi di non mettere mai la virgola prima della congiunzione “e”.

Naturalmente – in generale – è bene seguire questa regola (per quanto un po’ dogmatica), ma dobbiamo anche tener presente che ci sono casi in cui non solo è possibile, ma è persino necessario trasgredirla per aumentare la chiarezza della frase. Per esempio, nel titolo di questo contributo non c’è altro modo per far capire che si vuole parlare della congiunzione “e”, e di come questa si comporta quando si trova in prossimità della virgola.

Il caso più frequente in cui l’eccezione alla regola è del tutto ammissibile è rappresentato da frasi nelle quali la “e” appartiene a un inciso, come nell’esempio “Questo, e tutti lo sanno da sempre, è un problema di difficile soluzione.”

Un’altra situazione relativamente frequente è quella che vede la congiunzione “e” collegare due proposizioni lunghe e complesse, o con soggetti diversi: in questi casi la virgola precedente alla congiunzione serve per indicare una pausa significativa o un cambio di argomento. In periodi molto articolati, ciò consente di dare respiro alla frase e rendere più chiara la separazione logica tra due concetti o azioni. Ecco un esempio: “Il preside ha illustrato le nuove direttive per la didattica, e i professori hanno annunciato una serie di temi che verranno introdotti a lezione” (si tratta di due azioni distinte, compiute da soggetti diversi).

La trasgressione della regola può servire anche a evitare ambiguità o a scandire meglio gli elementi di un elenco, rendendo meno probabili eventuali fraintendimenti. Per esempio, se nella frase “Tra gli antichi popoli della penisola italica vanno ricordati: Osci, Piceni, Volsci, Equi, Lucani e Bruzi” non mettiamo una virgola dopo Lucani, si può indurre il lettore a considerare questi ultimi insieme ai Bruzi. Proprio per risolvere questo problema, in inglese è fortemente raccomandato che la congiunzione tra gli ultimi due termini di un elenco sia sempre preceduta da una virgola (definita Oxford comma).

Di particolare interesse è quando la virgola prima della “e” viene utilizzata per ragioni stilistiche. Molti scrittori l’hanno usata per rallentare il ritmo della lettura, per dare enfasi a un elemento o per distinguere chiaramente due pensieri. Si tratta quindi di una scelta consapevole che va oltre la mera regola grammaticale. Un esempio è quello fornito da Umberto Eco ne Il nome della rosa: “I valdesi sono contrari alla violenza, e così i fraticelli” (qui la virgola crea una pausa e mette in evidenza la similitudine).

Se ipotizzassimo di inserire una virgola corsara nel titolo della rubrica: “De litteris, et artibus”, si otterrebbe l’effetto di suggerire non una similitudine ma una sorta di priorità, lasciando intendere che ci sono prima le lettere e poi – a debita distanza – le altre arti. Ciò avrebbe fatto inorridire Leonardo Da Vinci, che aveva scarsa ammirazione per i letterati e riteneva che i veri artisti fossero i pittori, tanto che il politropo genio del nostro Rinascimento si definiva in primo luogo pittore, pur avendo dipinto solo una ventina di quadri.

Seguendo il filo di questo ragionamento, mi è venuto il dubbio se esistono in italiano titoli di libri nei quali la regola “mai la virgola prima della e” sia stata infranta. A me non ne sono venuti in mente e anche l’Intelligenza Artificiale non mi è stata d’aiuto, argomentando (giudiziosamente) che tale utilizzo della virgola confligge con le convenzioni editoriali volte soprattutto a non appesantire il titolo e a evitare tutto ciò che ne rende meno scorrevole la lettura.

Visti i fallimenti mio e dell’Intelligenza Artificiale, voi per caso avete in mente un titolo abbastanza coraggioso da esibire una “e” preceduta da una virgola?

Davide Caramella

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