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APOCRIFA – La regola di Tucidide

Utilizzando il vecchio incipit di un autentico imperialista come G. Cesare per il De bello gallico (Gallia est omnis divisa in partes tres ossia la Gallia, nel suo complesso, è divisa in tre parti) basta poco: è sufficiente infatti sostituire Gallia con Terra per avere lapidaria sintesi dello stato della politica internazionale di questo piccolo pianeta che prosegue il suo tranquillo moto di rotazione e rivoluzione ignaro, per sua fortuna (perché come già Qohèlet e Seneca osservarono la conoscenza aumenta il dolore), delle mene degli abitanti che lo presidiano.

A occidente gli USA, a oriente la Cina e nel mezzo la Russia, ciascuno con valvassori o più propriamente valvassini, già un tempo denominati alleati sebbene solo clienti e ora non diversamente in tutto simili a quei piccoli pesci che non si staccano dall’ombra dei grandi predatori pelagici, ma ovunque li seguono al guinzaglio.

A occidente il capo parla e baccaglia senza requie (un suo alto collaboratore nel primo mandato ha riferito alla stampa che gli manca il filtro fra testa e bocca), nel mezzo parla solo se c’è da minacciare e a oriente tace quasi sempre e del tutto, per cui l’immagine che ci si fa dei padroni della Terra, a dispetto di fideistiche ideologie e rispettivi fanatismi, è di necessità condizionata dallo specchio deformante della prospettiva mediatica che vale per quello che è oppure (meglio) per quanto, come e quando sceglie e decide di comunicare.

Ma la piattaforma operativa del trio è la medesima così come il fine e i mezzi di ciascuno: quella del faraone egizio di buona memoria o di uno dei re dei re mesopotamici.

E il contesto è quello di sempre: la legge del più forte per la quale, con ogni mezzo (altro che Machiavelli) all’esterno il monarca impone ed espande potere e dominio e all’interno dispone la salvaguardia sine die dei propri privilegi.

Quindi il signor S. Miller (speechwriter del Taikùn, oltre che suo braccio destro e consigliere), dagli esperti etichettato come la voce più rozza del trumpismo, o il signor A. G. Dugin (ideologo neo nazifascista dello Zar e inventore dello euroasiatismo che ha dato al suo ‘Partito nazional-bolscevico’ la bandiera nazista con falce e martello al posto della svastica) -il terzo, Xi Jinping, si ispira da sé (xiismo o socialismo con caratteristiche cinesi per una nuova era con dichiarato obiettivo di quel ‘ringiovanimento nazionale’ che è parte del ‘sogno cinese’)- non hanno inventato niente, ma rimasticano con meno cultura le medesime cose che esprimeva Tucidide, il primo storico moderno.

Per il quale la costante fondamentale dell’agire umano è la natura (intesa nel senso filosofico greco del divenire del mondo: physis, da fùo: genero, cresco) il cui implacabile moto coincide con la non mai esausta brama di accrescimento (áuxesis) della propria potenza onde, all’interno di un dato spazio territoriale, l’organizzazione politica (la pòlis, città-stato dei Greci antichi) prevalente si espande in continuità a spese delle organizzazioni più deboli e ove all’interno di detto spazio venga a formarsi altro soggetto tendenzialmente prevalente in due non potranno convivere, nonostante fin possibili interessi temporaneamente coincidenti o eventuali trattati, accordi et alia (sempre in ogni caso considerati stracciabili a piacere), ma a un certo punto entreranno in conflitto di annientamento poiché la reciproca brama di accrescimento non può che spingerli in questa direzione.

Così, in ogni tempo e in ogni luogo, la politica si realizza nella sostanza di rapporti di forza esplicati tramite la guerra per allevare e pascere con efficacia & efficienza la quale, cioè per vincerla, è assolutamente necessario possedere la materia prima -ricchezza e denaro- e in misura maggiore del concorrente.

Non è invero difficile né complesso verificare la veridicità della regola dell’Ateniese e la sua costante e ampia applicazione fattuale sia nel corso della storia passata sia, in misura eclatante, negli eventi internazionali odierni solo che si sostituisca lo spazio limitato del Peloponneso all’orbe terraqueo totale non meno stretto oggi ai tre padroni della terra greca ieri ad Atene e Sparta.

Le quali, a parte la contingente prevalenza finale di Sparta, riuscirono a vulnerarsi a vicenda tanto da affossare per sempre la civiltà delle poleis e consegnare in una relativamente breve agonia la libertà greca agli stranieri.

Riguardo ai tempi attuali è da osservare come, sul piano strategico-propagandistico, la filosofia politica dello xiismo, declinata in 14 punti (His own words: The 14 principles of ‘Xi Jinping Thought’, 19° Congresso Nazionale, BBC Monitoring, 24 10 2017) ne comprenda uno, il tredicesimo, in particolare controtendenza rispetto alle politiche estere dichiarate e praticate dalle altre due potenze:

Common human destiny

“The dream of the Chinese people is closely connected with the dreams of other peoples of the world. Realising the Chinese dream is inseparable from a peaceful international environment and a stable international order. [We must] always be the builder of world peace, the contributor to global development and the defender of the international order.”

La Cina è estremamente attiva al di fuori dei suoi pur vasti confini e fa molto proselitismo, oltre che affari, in Asia e Africa e America Latina per cui un ufficiale biglietto da visita tanto assertivo e tranquillizzante in un mondo di continuo sconvolto ha di certo senso e logica politico-comunicativa anche se, in pratica, difficili o critiche conformità fra il dire e il fare (v. il comportamento cinese a Hong Kong) si avvertono, a esempio, nel punto dodicesimo (Reaffirming national unity – Riaffermazione dell’unità nazionale) che recita:

Su Hong Kong e Macao: “È necessario aderire al principio ‘un paese, due sistemi’ e promuovere la riunificazione della madrepatria. Mantenere la prosperità e la stabilità a lungo termine di Hong Kong e Macao, e realizzare una completa riunificazione nazionale, è un requisito inevitabile per realizzare la grande rinascita della nazione cinese.”

Su Taiwan: “Dobbiamo aderire al principio di Una Cina e al consenso del 1992, promuovere lo sviluppo pacifico delle relazioni tra le due parti dello Stretto, approfondire la cooperazione economica e gli scambi culturali tra le due sponde dello Stretto, spingere avanti i compatrioti di entrambe le sponde dello Stretto che si oppongono congiuntamente a tutte le attività separatiste e sforzarci congiuntamente di realizzare il grande rinnovamento della nazione cinese.”

Secondo il principio “un paese, due sistemi”, la Cina concede a Hong Kong e Macao un alto grado di autonomia e di preservare i loro sistemi economici e sociali. Il “consenso del 1992” si riferisce al fatto che Taiwan e la Cina continentale concordano sull’esistenza di “Una Cina”, ma hanno le loro interpretazioni di ciò che significa.

Taiwan è un’isola che si trova dall’altra parte di uno stretto rispetto alla terraferma cinese e, a tutti gli effetti, è praticamente indipendente dal 1950. Ma la Cina la considera una regione ribelle che deve essere riunita con la terraferma secondo il principio della “Cina Unica”.

 

LMPD

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