HomeDialogandoNewsletterApprofondimentoL’APPROFONDIMENTO – Arya, terra degli Ariani (4)

L’APPROFONDIMENTO – Arya, terra degli Ariani (4)

A questo punto, visti e considerati in prospettiva sostanzialmente orizzontale nella storia i molti e quasi sterminati territori degli Arii, sembra utile passare ora a una direzione verticale e considerare le principali fasi che, dall’antico, conducono per i secoli allo scenario odierno.

L’altopiano iranico fu abitato sin dalla preistoria da genti che si dedicavano ad agricoltura e pastorizia oltre a conoscere la metallurgia, quindi senza dubbio con notevoli e superiori alla media capacità.

Nel III millennio a.C. fu predominio di Elam nella zona dell’attuale Iran occidentale con le città di Anshan (Anšan), sui monti Zagros, a una trentina di chilometri dalla attuale Shiraz (dove sarebbe poi stata costruita Persepoli) e di Susa (oggi Shush, Iran).

Secondo Genesi Elam sarebbe stato figlio di Sem e quindi nipote di Noè onde la popolazione sarebbe semitica sebbene non tutti concordino.

Dopo lunghe e alterne vicende belliche con Babilonia, Elam cadde sotto il dominio assiro di Nabuccodonosor (XII a.C.) e Assurbanipal (VII a.C.) e infine di Ciro il Grande (VI a. C.) che, secondo la tradizione persia, ne rispettò sostanzialmente la civiltà tanto che la capitale (residenza invernale) dell’impero fu Susa e la terza lingua ufficiale in cui si scrivevano le iscrizioni reali oltre all’accadico e al persiano era l’elamico.

Nel II millennio a.C. circa tribù indoeuropee (ariane) provenienti dal nord si erano stanziate sullo altopiano: Ircani, lungo la costa a sud del Mar Caspio (chiamata poi dai Greci Ircania, o Terra dei lupi, così come Mare Ircanio era il Caspio), Medi nel centro e Persiani nella parte meridionale.

La prima menzione di Persiani e Medi è negli annali del re assiro Salmanassar III (IX a.C.).

Assiria era una regione dell’alto Tigri (estremità settentrionale dello Iraq)

colonizzata verso la fine del III millennio a.C. da genti semitiche (Amorrei, vicini ai Babilonesi) che presero il nome dall’antica città di Assur, fondata da Assur figlio di Sem.

Nel 737 a.C. l’aggressivo sovrano assiro Tiglath-Pileser III, il medesimo che distrusse Israele, l’ebraico regno del nord, e a sud fece vassallo Giuda, invase la regione elamita e ne obbligò gli abitanti ai tributi.

L’Assiria fu poi combattuta e vinta da Medi (ariani) e Babilonesi-Caldei (semiti) nel VII a.C. i quali rimasero protagonisti dell’altopiano fino all’avvento dei Persiani (ariani).

 

Ciro il Grande (VI a.C.) in 60 anni di vita fondò l’impero persiano non appoggiandosi unicamente alle armi e già in questo dimostrando superiorità strategica rispetto ai predecessori sovrani di ogni etnia la maggioranza dei quali, in particolare gli Assiri, altro non erano sostanzialmente che feroci predoni.

I re Assiri organizzavano con regolarità, annualmente, campagne militari di conquista e i re delle varie città-stato tentavano di prevenire tragiche invasioni mandando loro spontaneamente in anticipo donativi e offerte (anche di ‘amicizia’ che corrispondevano di fatto ad accettazione di vassallaggio).

Nel 539 a.C. Ciro, essendosi proclamato figlio del dio Marduk, prese Babilonia senza combattere (viceversa per Senofonte la città fu presa dopo un assedio, essendo stato deviato il corso dell’Eufrate per penetrare di notte lungo l’alveo disseccato del fiume) facendosi aprire segretamente le porte della città dai sacerdoti del dio Marduk (‘signore’), re degli dèi e protettore ab antiquo della città cui era dedicato il tempio, inveleniti contro il proprio sovrano pro-tempore (Nabonedo) che, figlio di una sacerdotessa del tempio di Sin (in Harran, a sud-est dell’odierna Turchia sul confine siriano) appoggiava piuttosto il culto, originario di Ur, ivi praticato del dio Sin protettore del ciclo lunare e della natura fregiato da una falce lunare.

 

In tale modo Ciro (in greco Kurios, signore) in una iscrizione cuneiforme, forse influenzata dai sacerdoti, reperita su di un cilindro di argilla è presentato come re legittimo scelto da Marduk per governare la terra.

L’anno seguente emise il famoso editto che permetteva agli Ebrei deportati a Babilonia di fare ritorno in patria e di ricostruire il tempio di Gerusalemme distrutto dai Babilonesi e fu glorificato dallo sconosciuto profeta ebreo noto come Deutero-Isaia, attivo in Babilonia (seconda parte del VI a.C.) e autore dei capitoli 40-45 del libro di Isaia, figlio di Amos, gerosolimitano della seconda metà del VIII a.C.).

Il passo profetico riguardo a Ciro è straordinario sia per le nobili e altisonanti parole che gli sono rivolte (Dice il Signore del suo eletto, di Ciroperché tu sappia che io sono il Signore, Dio di Israele, che ti chiamo per nome) sia, in particolare, per attribuirgli il titolo di pastore, appannaggio unicamente dei re della casa di Davide (Io dico a Ciro: ‘Mio pastore’ ed egli soddisferà tutti i miei desideri, dicendo a Gerusalemme: ‘Sarai riedificata e al tempio: ‘Sarai riedificato dalle fondamenta’): il primo e solo messia (consacrato con la sacre unzione) straniero.

 

Con la conquista di Babilonia, che aveva portato alla Persia anche le città fenice della costa con molto vantaggio commerciale, Ciro era re dei re della Mesopotamia e dell’Asia Minore: re dei Persi, di Sumer, di Akkad, degli Hittiti, degli Assiri e dei Medi.

Solo l’Egitto rimaneva esterno al nuovo ordine e, a ovest, la piccola Grecia. Mentre la Grecia non fu mai conquistata (nonostante una sorprendente azione di spionaggio condotta nel 519 a.C. da Dario I che giunse a inviare emissari segreti in Grecia, Macedonia, Epiro e Magna Grecia per valutare la forza greca in prospettiva della invasione), l’Egitto capitolò nel 525 a.C. a opera di Cambise, figlio di Ciro, nella battaglia di Pelusio che, racconta Erodoto, vide i Persiani prima scendere dalla Fenicia (Libano) lungo la Via del mare (Via maris) fino ad assediare Gaza e poi, in parallelo, investire la roccaforte egizia di Pelusio, sulla diramazione orientale del Delta del Nilo (un trentina di chilometri dall’attuale Porto Said) essendo girati al largo della costa nel deserto dopo essersi accordati con gli Arabi del Sinai.

 

Secondo Erodoto Ciro era morto quattro anni prima nel corso di una spedizione per contenere a oriente la pressione dei Massageti, bellicosi nomadi dell’Asia centrale la cui regina, Tomiri, giunse a decapitarlo.

L’eredità di Ciro non fu solo militare, ma anche civile e, in sostanza, il (quasi mitizzato, sebbene solidamente storico) personaggio è stato considerato il fondatore dell’identità nazionale iranica fino alla modernità.

La sintesi del pensiero del re è scritta in accadico cuneiforme nel famoso cilindro di Ciro in argilla, all’indomani della presa di Babilonia, che lo presenta scelto direttamente da Marduk ([…] Prese la sua mano, di Ciro, re della città di Anshan, decretò la sua chiamata (e) proclamò il suo nome per il governo della totalità del tutto […]) e benefattore per i cittadini e i deportati, restauratore di templi e luoghi di culto in tutta la Mesopotamia oltre che delle mura della città medesima.

Al di là degli usi mesopotamici in virtù dei quali i sovrani si autoincensavano e si autoreferenziavano, in particolare agli inizi del proprio potere, è obiettivo che Ciro, a capo di un impero multietnico di inusuale vastità, abbia intelligentemente mantenuto ai popoli sottomessi usi e costumi e, attraverso le satrapie, un minimo di autonomia utile a evitare ribellioni.

 

Giulio M. Cicognani

(Continua. Le prime parti dell’articolo sono state pubblicate sui numeri 248, 249, 250)

 

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