APOCRIFA – Per aver pace
Signore,
sappiamo di essere amministratori e non proprietari di tutto quello che abbiamo a disposizione e sappiamo altresì che quanto stiamo scrivendo tu ben lo conosci già, per filo e per segno.
Nondimeno è uso che gli amministratori, quantomeno coloro che il mandato hanno cercato di svolgerlo come meglio hanno potuto, lascino al termine dell’ufficio un minimo di consuntivo da cui trarre contezza pur sempre superficiale e inadeguata di opere e giorni, inadeguata perché le parole, in particolare le nostre, non sono capaci di esprimere che esile marginalità del reale o di quello che noi tale stimiamo.
I nostri due ragazzi, da noi accolti alla vita con gioia, sono da tempo molto malati e con il passare degli anni, che solitamente connotano crescita a consolazione e speranza dei genitori, sempre più malati: oggi i fratelli hanno 16 e 14 anni.
Siamo divenuti certo non esperti, per carità, ma indubbiamente attenti e sensibili ai segni per lunga e penosa esperienza on the road, come si dice nell’empirismo anglosassone, e per continua interlocuzione e confronto con medici e specialisti oltre che educatori e assistenti.
E così li abbiamo accompagnati costantemente ambedue sostenendoli come meglio abbiamo potuto, ma disgraziatamente senza poterli in realtà aiutare a interrompere o in qualche modo fare regredire il decorso di questa insidiosa malattia, in progressivo continuo silenzioso peggioramento.
In realtà non crediamo che la natura sia (sempre e solo) proiezione del divino perché insieme a tanta sua manifesta perfezione tracima anche il caos e, in particolare, non troviamo motivo per spiegare il dolore innocente privo di speranza, ma non escludiamo neanche che la nostra incomprensione sia causata da poca fede.
Siamo arrivati con (quasi pari) progressiva angoscia, nostro malgrado, a essere testimoni di un autismo non verbale scivolato (o salito, dipende dal punto di vista) al livello peggiore, il numero 3.
Autism Spectrum Disorders (ASD) è il titolo dato scientificamente a un complesso di condizioni critiche del neurosviluppo, in sintesi difficoltà o impossibilità nell’interazione sociale, nella comunicazione e nel comportamento, ma il termine ‘spettro’ non riflette solo la gamma di difficoltà in capo a chi è affetto da autismo: riflette altresì, e forse ancor più nella durezza onomatopeitica delle sue consonanti, il significato che figurativamente si dà nel parlare corrente al pericolo, non più temuto o previsto, ma sicuro e imminente di male cui non è dato scampo.
Questo spettro, di giorno in giorno sempre più oscuro e pauroso, è stato ed è compagno di viaggio e di vita implacabile per noi genitori e, lo crediamo di intuito, duramente percepito anche da loro due, i nostri ragazzi: contro di lui abbiamo lottato ogni giorno e in particolare ogni notte con tutta la capacità della mente e del cuore, con tutte le nostre forze fisiche e morali.
Signore, sappiamo altresì che anche la vita non è nostra proprietà, ma tua e del pari dataci in amministrazione e infatti il talento donatoci non l’abbiamo messo al sicuro o nascosto, ma impiegato e speso fino all’ultimo grammo e pur a speranza largamente esaurita.
Sappiamo bene che questa nostra ultimissima scelta è grave disobbedienza e lontananza da te, ma non è nostra intenzione chiedere un anticipato perdono che, secondo autorevoli opinioni teologiche, non è nemmeno possibile immaginare.
Nel momento in cui non ci saremo più questi due nostri figli saranno in ignote mani straniere, attive (se va bene) quel tanto o quel quanto che basta per dovere burocratico-organizzativo di assistenza sociale la quale spererà per se stessa e augurerà loro prossima morte onde togliersi peso e fastidio.
Noi abbiamo consumato tutto, Signore, ma non l’amore e senza amore non abbiamo il coraggio di lasciarli soli e indifesi nel mondo giacché hanno quotidianamente bisogno non solo del pane, ma di tutto.
E soprattutto di amore, sebbene dalla gran parte dei loro comportamenti ciò non appaia: ma noi sappiamo bene che è invece è proprio così.
Forse quella stessa fatica di vivere nel buio che ci ha consumata la speranza ha consumato anche il nostro pensare, usurandolo in polvere che il vento della follia trascina insieme a noi medesimi perché solo da folli si può immaginare di poter togliere la vita a sé e ad altrui.
Anche tu ben ne conosci qualcosa, Signore, della follia d’amore e per essa tuo Figlio si è lasciato togliere la vita su di un legno romano.
Noi ci fermiamo qui, dove siamo caduti inciampando per l‘ultima volta né riusciamo più a rialzarci, e nella nostra follia -che è al contempo amore e terrore per questi nostri due figli, ora e poi privi di speranza- vediamo e altro non riusciamo a scorgere che pietosa morte amorosa come unico passaggio ancorché proibito verso, in ogni modo, qualcosa di meglio perché non è nella tomba, certo, che germina di nuovo lo stelo della speranza, ma nella resurrezione cui nonostante tutto crediamo e ancora confidiamo e soprattutto per loro due.
Se fossimo del popolo dell’Alleanza ci rivolgeremmo a te con il nome di Ha-Shem per la misericordia e di Elohim per la giustizia, ma non pensiamo sia necessario: avvenga a noi tutti secondo la tua volontà, perché già tutto conosci e noi per tutto ti rendiamo grazie con infinita benedizione.
Amén, Signore, amén.
La mamma e il papà dei due fratelli che sai.
(Perth, Australia, febbraio del 2026)
LMPD
