L’APPROFONDIMENTO – Arya, terra degli Ariani (2)
Afghanistan.
Gli afgani sono consapevoli di essere discendenti di Ariana (termine grecizzato dell’antico Airyanem Vaejah in Avestā che significa ‘terra di ariani’) tanto che l’espressione è conservata nel nome della compagnia di bandiera afgana, Ariana Afghan Airlines.
L’Afghanistan si trovava nel Khorasan, oggi parte nordorientale dell’Iran, che in persiano significa ‘dove nasce il sole o terra orientale’, e fu così chiamata essendo la regione più orientale dell’impero persiano durante la dinastia sassanide.
In Afghanistan c’è Balkh, ove nacque Rumi, teologo e massimo poeta mistico persiano.
Balkh è una delle più antiche città del mondo, eretta nella zona in cui confluirono attorno al 2000-1500 a.C. le tribù indo-arie provenienti dal nord fondandovi il loro primo regno. Qui Zarathustra diede vita alla nuova religione, edificò il primo tempio del fuoco e vi morì.
La città, che sarebbe stata poi distrutta da Genghis Khan prima e da Tamerlano poi, rivaleggiò per dimensioni e bellezza con Ectabana, Ninive e Babilonia.
Turkmenistan.
Luogo di origine dell’impero dei Parti (Nysa fu la loro prima capitale, poi spostata a Ctesifonte, vicino all’odierna Bahgdad) i quali si ritenevano eredi degli Achemenidi e sempre furono un incubo per i Romani. Al pari di Iran, Afghanistan e Uzbekistan, alle origini faceva parte dell’Airyanem Vaejah, la terra d’origine iraniana di cui riferisce l’Avestā zoroastriano definendola una delle sedici terre perfette che Ahura Mazdā creò per gli iraniani e, in particolare, il luogo dove Zarathustra ricevette da Ahura Mazda le 21 parti della Avestā.
Uzbekistan
Vi si trovano le città di Afrasiab (la parte più antica di Samarcanda), Bukhara e Samarcanda considerate la zona originaria del persiano moderno.
I Samanidi, autoctoni della Persia islamica e vassalli degli Abbasidi, regnarono dall’819 al 1005 su Khorāsān e Transoxiana, regioni comprendenti territori a nord del Khorāsān e del fiume Oxus attualmente coincidenti in gran parte con Uzbekistan, Tagikistan e le regioni sud-occidentali del Kazakistan.
Bukhara ne fu capitale.
Il fiume Oxus (così in antico greco, oggi Āmū Daryā, sorgente dal Pamir fino, un tempo, al lago d’Aral e, ora in agonia il lago, alla dispersione nel deserto dopo 2600 chilometri) secondo Erodoto (V secolo a.C.) ha 40 rami e ad eccezione di uno che si getta nel Mar Caspio, tutti gli altri si perdono nelle sabbie (oggi il letto che confluiva nel Mar Caspio è asciutto ed è chiamato Uzboj occidentale), mentre Strabone (fra il 60 a.C. e 24 d.C.) lo considerava il più importante corso d’acqua dell’Asia centrale e lo descriveva sfociare con il suo ramo principale nel lago d’Aral.
E si narra come l’esercito di Alessandro Magno (IV secolo a.C.) impiegasse cinque giorni e cinque notti per attraversarlo.
Oxiana era la vasta regione attorno al fiume Oxus lungo il confine settentrionale dell’Afghanistan, così separandola dal Tagikistan e dall’Uzbekistan, e poi scorrente a nord-ovest del Turkmenistan fino al Mar d’Aral.
Robert Byron descrisse la Oxiana nel suo libro La via per l’Oxiana, resoconto del viaggio di dieci mesi che fece in Oriente da Venezia (20 agosto 1933) a Peshawar (19 giugno 1934), a suo tempo India e ora Pakistan, attraverso Cipro, Palestina, Siria, Iraq, Persia e Afghanistan, libro che Bruce Chatwin descrisse come un testo sacro, al di là delle critiche e che tenne seco nelle sue quattro spedizioni attraverso l’Asia centrale.
La Oxiana comprendeva la Via della seta terrestre, un insieme di carovaniere che lungo oltre 8000 chilometri realizzava il commercio fra Roma e la Cina, Europa ed Estremo Oriente collegando il Mediterraneo a Chang’an (oggi Xi’an), descritta con entusiasmo da Marco Polo, in Cina occidentale attraverso Asia Minore, Medio Oriente e Vicino Oriente.
Il controllo di tutta la multiforme zona della Oxiana e, a oriente, del vasto bacino del fiume Tarim (oggi nella provincia uigura del Xinjiang cinese) conferiva il potere di condizionare la Via della seta.
Cina occidentale, Xinjiang.
Il territorio cinese spinto più a ovest, a confine (attualmente) con Mongolia a nord est e India a sud: zona arida e in buona parte desertica e stepposa (il cui nome, che risale alla Dinastia Qing, significa ‘Nuova Frontiera’, mentre i movimenti indipendentisti gli contrappongono Uiguristan) di cui solo parte è adatta all’uomo.
Vi si stabilirono in antiche popolazioni e culture persiane e ancora la maggioranza della popolazione è iugura (46%) a fronte dell’etnia cinese han (41%).
Kurdistan
Terra di Karda si trova scritto su una tavoletta d’argilla sumera del III millennio a.C.: era abitata dal ‘popolo di Su’ stanziato nelle regioni meridionali del lago di Van (Turchia). Su altre tavolette sumeriche sono menzionati i Qurti della ‘terra di Karda’, termine etimologicamente affine al termine assiro Urartu e a quello ebraico Ararat.
Kurdistan, Terra dei Curdi, cui Strabone aveva dato nome Gorduene (Gorduenè), è vasto altopiano nella parte nord-est della Mesopotamia, e corrisponde alla regione geografica abitata in prevalenza da curdi in compagnia di un vero calderone di etnie e religioni (arabi, assiri, armeni, azeri, ebrei, osseti, persiani, turchi e turcomanni) e divisa oggi in quattro parti geo-politiche: turca, irachena, siriana, iraniana.
Come sovente nelle zone di confine, i Curdi non furono in buoni rapporti con Armeni, Persiani e Parti e, di conseguenza, non di rado alleati dei Romani.
In maggioranza, pur mescolati a culture ed etnie diverse, i Curdi sono discendenti dalle tribù ariane dell’antichità.
Regioni del Caucaso
Vestigia sassanidi si trovano nel nord, fino a Darband (termine di origine persiana), oggi Derbènt nella Russia meridionale. L’impero persiano fortificò la città per contenere le incursioni delle popolazioni nomadi del nord e il territorio (annesso alla Russia imperiale nel XVIII e XIX secolo) mantiene la identità iraniana in particolare nelle tradizioni e costumi (ad esempio Norouz).
Nella zona di Darband (il cui significato è ‘Porta chiusa’) si trovavano, secondo le conoscenze medievali, le mitiche Porte di Alessandro, componenti di un poderoso vallo che si voleva edificato da Alessandro Magno per tenere lontani i barbari nomadi del nord e impedire loro le tradizionali invasioni verso sud.
Questa difesa (altresì denominata Porte del Caspio) poi identificata nel ‘Serpente rosso’ (così chiamato dalla sua costruzione in mattoni cotti) o Grande muraglia di Gorgan che si stendeva dalla sponda sud-orientale del Caspio alle montagne dell’Iran orientale, muraglia inferiore solo alla Grande Muraglia cinese in quanto lunga 195 chilometri, larga 6/10 metri e difesa da oltre 30 forti a intervalli fra 10 e 50 chilometri, era diretta in effetti a contenere la pressione degli Unni nelle loro migrazioni verso il meridione e fu edificata dai Sassanidi tra la fine del V e l’inizio del VI secolo.
Giulio M. Cicognani
(Continua.
La prima parte dell’articolo è stato pubblicato sul precedente numero 248)
