L’APPROFONDIMENTO – Arya, terra degli Ariani (3)
Azerbaigian
Con i Trattati di Golestan (1813) e Turkmenchay (1828) la Persia fu privata di vasti territori del Caucaso a favore dell’impero russo e, fra gli altri, della maggior parte dello odierno Azerbaigian il cui nome potrebbe significare ‘Protetti dal fuoco’, terra da cui provennero molti nobili iraniani.
Il fuoco corrisponde al culto sacro dello zoroastrismo diffuso nel Caucaso meridionale dalle conquiste achemenidi intorno al 550 a.C..
Baku (forse significa ‘Città del vento’), la capitale collocata a quasi trenta metri sotto al livello del mare, conserva origini e connotazioni persiane e, in particolare, il Tempio del fuoco Ātashgāh (Ātash in persiano è il fuoco), simile a un castello pentagonale, arricchito da iscrizioni persiane e indiane e luogo di culto indù, sikh e zoroastriano fino al termine del XIX secolo.
Armenia
L’Armenia fu provincia iranica dal tempo degli Achemenidi e tuttora una certa minoranza armena risiede in Iran.
Un tempo era Hayq e Hayastan, cioè ‘la terra di Hayq’ (stan in persiano significa territorio) e secondo la leggenda Hayq, discendente di Noè e, nella tradizione ebraico-cristiana, antenato di tutti gli armeni, si stabilì ai piedi del monte Ararat e partecipò alla costruzione della Torre di Babele.
Armenia deriva da Armenak (o Aram), discendente di Hayq e capo della tribù allora più potente.
Il Regno di Urartu, così chiamato in accadico (significa ‘Paese di montagna’) dagli Assiri, peraltro suoi feroci nemici, fu antico regno dell’Armenia situato attorno al lago di Van (Turchia orientale) dal 860 al 585 a.C. il cui nome corrisponde al biblico Ararat.
Per alcuni studiosi lo Ararat dell’Antico Testamento è variante dell’accadico Urartu e antiche cronache armene (V-VII secolo) tramandano il nome originario dell’Armenia come ‘paese dell’Ararad’ dove ‘Ayrarat’ significa ‘terra del coraggioso’ e ‘terra degli armeni’ e Urartu è spesso denominato Regno di Ararat in numerosi antichi manoscritti e testi sacri di altri paesi.
Il monte Ararat sorge proprio nel territorio un tempo urarteo, circa 120 chilometri a nord della sua antica capitale, prima Arzashkun e poi Tushpa.
La confusione fra Urartu e Ararat o, meglio, un possibile doppio uso nelle antiche fonti per indicare la medesima cosa, potrebbe risalire al sistema di scrittura consonantico (abjad) in cui le vocali sono individuate dal lettore come avviene nelle lingue semitiche (alfabeti aramaici, ebraico, fenicio, arabo).
Infatti le tre consonanti ‘rrt’ possono essere vocalizzate sia in Ararat sia in Urartu.
Naxçıvan
Oggi è regione autonoma, exclave dell’Azerbaigian, con popolazione in maggioranza azera e, situata in territorio armeno, confinante altresì con Turchia e Iran.
Il nome è armeno, composto da ben tre parole che significano ‘alloggio della prima discesa’ a memoria del luogo ove si narra Noé riposasse dopo la sua discesa dal monte Ararat.
Territorio semidesertico, arido e montuoso appartenente alla Persia fu teatro di lunghi contrasti fra persiani, armeni e turchi e dal 1828 divenne parte dell’impero russo a seguito dei trattati di Golestan e Turkmanchai che sancirono la débâcle persiana nei confronti dei Russi e la perdita di tutti i territori a nord del fiume Aras, segnante il confine tra Turchia, Armenia, Iran e Azerbaigian.
Nell’antichità, l’imperatore persiano Narsete (fine del III secolo d.C.), regolarmente in lotta con i Romani, aveva fatto costruire fortificazioni nella regione.
Narsete, che aveva fatto scolpire nella roccia a Naqsh-e Rostam, tra la sepoltura di Dario il Grande e di Serse I, un bassorilievo raffigurante la scena della propria investitura mentre riceve l’anello della regalità da una figura femminile, era presentato (sulle monete imperiali) come ‘adoratore Mazda, divino Narsete, re dei re dell’Iran e del non Iran, il cui seme deriva dagli dei’.
Aggressivo, ma poi duramente battuto nel 297 d.C. da Galerio, caesar di Diocleziano al tempo della prima tetrarchia, che tra l’altro gli catturò anche moglie, figli e harem, fu indotto alla pace con trattative in cui il suo ambasciatore, Afarbano, in perfetto e untuoso stile orientale si ingegnava a captare la benevolenza del vincitore facendo appello alla sua moderazione e dichiarando che ‘Roma e Persia sono i due occhi del mondo […] e che se uno dei due venisse accecato il mondo sarebbe imperfetto e mutilo’.
Georgia (e Ossezia)
La Georgia fu provincia persiana, con il persiano quale lingua amministrativa e solo alla seconda metà del XVII secolo comparve l’influenza russa che si concluse con il passaggio della intera regione all’impero russo (trattati di Golestan e Turkmanchai).
Durante il I millennio a.C. il suo territorio corrispondeva a occidente, lungo il Mar Nero, alla Colchide, terra leggendaria, remota e misteriosa più a oriente di tutti gli spazi abitati, oltre ai limiti del mare e della terra (dove sorge il sole, terra delle amazzoni e luogo delle imprese di Giasone e degli Argonauti alla ricerca del vello d’oro con l’aiuto di Medea, consorte di Giasone e protagonista della omonima tragedia di Euripide) e a confine con il regno di Iberia Orientale, secondo la denominazione che gli storici classici davano al mitico regno di Cartalia (nella zona della attuale Tbilisi, che gli autoctoni chiamavano Kartli in memoria di Kartlos, mitico capo delle tribù del posto e padre di tutti i georgiani).
Ossezia è una piccola regione a nord del Caucaso tra Russia e Georgia popolata in maggioranza da etnia di stirpe iranica e, attualmente, divisa in una parte settentrionale compresa nella Federazione Russa e in una meridionale situata in Georgia.
Iraq
Il territorio dell’Iraq, un tempo la parte occidentale del mondo iranico, corrisponde approssimativamente alla regione geografica della Mesopotamia, nome che significa ‘terra in mezzo ai fiumi’, mentre il toponimo Iraq deriva dall’antica città sumerica di Uruk (parola che indica fiume e acqua), fra il 5000 e il 3000 a. C., oggi Warka, località dell’Iraq meridionale a una ventina di chilometri a nord dell’Eufrate.
In Mesopotamia, fra i fiumi Eufrate e Tigri, sono sorte alcune delle civiltà più antiche del mondo: quella dei sumeri e degli accadi.
Gli accadi, di lingua semitica, fondarono un impero che si connotò politicamente come assiro e babilonese, quindi persiano.
In Iraq sorgeva Ctesifonte (oggi Madāʾin, non lontana da Bahgdad), capitale dell’impero partico prima e sasanide poi.
All’apice della sua potenza fu la città più popolata del mondo di allora. In origine campo militare, fu fondata dai Parti sulla riva sinistra del fiume Tigri intorno alla seconda metà del II secolo a.C., di fronte a Seleucia precedentemente costruita tra il 305 e il 301 a.C. da Seleuco I, uno dei generali di Alessandro Magno e capostipite della dinastia seleucide, come capitale del proprio regno. Seleuco, per ingrandirla a dovere, aveva costretto a trasferirvisi gli abitanti di Babilonia.
Era residenza invernale dei re partici, mentre Ecbatana ne era la residenza estiva.
Sulla direttrice della Via della seta, la città fu teatro di guerra con i Romani, i quali prendendola e perdendola con alterna fortuna, colà videro la scomparsa di Marco Aurelio che morì subito dopo averla conquistata nel 283 e, nel 363, di Giuliano il quale, pur avendo sconfitto i sasanidi davanti alla loro capitale (battaglia di Ctesifonte, ma la città non cadde), lui medesimo perse la vita.
Giulio M. Cicognani
(Continua. Le prime parti dell’articolo sono pubblicate sui numeri 248 e 249)
