L’EDITORIALE – La guerra in nome di Dio: parole, potere e mistificazione
Un caro augurio di Buona Santa Pasqua
da parte di tutta la redazione.
Quel giorno io ero con Lui!
L’asino
Al tempo che i pesci volavano e i boschi camminavano
E i fichi maturavano sui pruni
Un’ora che la luna era sanguigna,
Io certo nacqui in quell’ora.
Testa mostruosa e voce lacerante
E orecchie come ali vagabonde,
Diabolica parodia ambulante
Di tutti gli animali a quattro zampe.
Mirabile paria della terra,
D’antica volontà distorta;
Digiuno,
Frustato, deriso: io son muto,
E tengo il mio segreto.
Sciocchi! Perché ebbi anch’io la mia ora,
Un’ora del passato dolce e fiera:
Clamore intorno alle mie orecchie,
E palme davanti ai miei piedi!
Gilbert Keith Chesterton
(trad. C. Izzo)
Le parole (attributo qualificante il genere degli umani sebbene non pochi utilizzino di preferenza il grugnito) sono strumentazioni in sé neutre, al pari dei numeri, e il significato che assumono dipende dal pensiero (vulgo: cervello) di colui che, nello specifico, se ne serve.
Così il modo di dire ‘parole in libertà’ non significa libera uscita delle parole, ma evanescenza del pensiero (vulgo: cervello) del loro utilizzatore e ‘babele’ rappresenta una scena, mitica fino a un certo punto, connotata da confusione comunicativa.
Il capo dello US Department of War, ex militare pluridecorato in Iraq e Afghanistan, conservatore fin dai tempi universitari e con idee chiare e distinte se pur con qualche tendenza estremistica (da Wikipedia: La vittoria dell’America include la fine del globalismo, del socialismo, del secolarismo, dell’ambientalismo, dell’islamismo, del genderismo e della sinistra in riferimento a una “falsa religione” e a uno “spettro” che vede i non credenti come “infedeli”), è diventato evangelico nel 2018 (prima era battista) a seguito di conversione.
Stando a un recente servizio di Associated Press, il suddetto sembra avere intrapreso, parallelamente alle numerose cure belliche dello Stato, anche attività religiose sulla falsariga delle varie sette operanti negli States e, in particolare, del suo superiore diretto (Trump) che lo ha fortissimamente voluto (pur se con qualche difficoltà: 51 voti contro 50) a capo del Pentagono, la più grande agenzia governativa statunitense.
Il presidente pare infatti tenga molto alle pratiche religiose evangeliche e non per nulla al suo reingresso alla Casa Bianca ha istituito un Ufficio ad hoc affidandone la responsabilità alla signora Paula White, focosa telepredicatrice usa a sermoni urlati per meglio, si suppone, precisare i concetti ai fedeli interlocutori.
Anche di recente, il presidente si è fatto di nuovo riprendere nella classica coreografia fondamentalista di lui seduto a occhi chiusi in mezzo ai pastori in semi cerchio tutti intorno (e davanti ai media) che imponendogli le mani autorevolmente pregano per lui e la vittoria.
Analogamente Hegseth, scrive AP, nel primo servizio cristiano mensile al Pentagono dall’inizio della guerra in Iran, ha pregato davanti ai dipendenti civili e al personale militare in uniforme affinché “ogni colpo raggiunga il suo bersaglio” non mancando di sottolineare che “ogni mese è giusto essere proprio qui. Tanto più appropriato questo mese, in questo momento, considerando ciò che decine di migliaia di americani stanno facendo in questo momento”.
Gli evangelici americani sono un grande e potente movimento protestante fondamentalista che interpreta alla lettera la Bibbia e persegue la rinascita personale (conversione) e l’attivismo pubblico allo scopo di influenzare le politiche governative onde, alleati dei repubblicani, sono tra l’altro grandi elettori di Trump.
Ed Hegseth, in qualità di capo delle forze armate, chiama o usa la fede evangelica per rappresentare una nazione cristiana sulla via di sconfiggere i nemici con la forza militare.
“Ho inseguito i miei nemici e li ho raggiunti, e non sono tornato indietro finché non sono stati consumati,” ha, fra l’altro, letto dai Salmi nell’ultima celebrazione del culto al Pentagono.
Le richieste a Dio di benedire il Paese, i suoi principi e le sue armi non è certo nuovo (e non solo negli USA) in una società che oltre ad apprezzare forme spettacolari e coinvolgimento emozionale collettivo non è certo distante né esente dalla tradizionale ciarlataneria religiosa di sette sempre estremiste mescolata allo immancabile show business e allarga il coinvolgimento divino chiamando in causa anche Gesù: pregare per i militari in armi nel nome di Gesù Cristo.
E nelle forze armate si comunica alle truppe come questa guerra sia componente del piano divino che porta all’Apocalisse.
Il passaggio da un contesto religioso in senso ampio (si può forse dire generico come quel In God we trust impresso sui dollari) che poggia su di un simbolismo sostanzialmente solo formale, ma non per questo meno pericoloso, a un contesto specifico rappresentato da Gesù, fa però cortocircuito e indica ambigue strumentalizzazioni oltre a costituire, in sé, una obiettiva bestialità.
Nella Bibbia intesa principalmente come Antico Testamento si può senza fatica reperire quanto si vuole a esaltazione della guerra, delle armi e della distruzione fisica del nemico (inteso non solo come esercito, ma come popolo e quindi con donne, bambini e vecchi), il tutto assistito, benedetto o addirittura gestito da un Altissimo, re degli eserciti.
E l’esercizio è ulteriormente agevolato dalla (facile) lettura e interpretazione letterale di testi vecchi di migliaia di anni provenienti da una civiltà e da un modo di pensare ed esprimersi lontano anni luce dall’oggi oltre che scritti e ricopiati da generazioni di scribi al servizio del potere pro tempore.
Cominciando dalla strage militare del Mar Rosso (a proposito della quale, peraltro, nel Talmud babilonese è scritto che Rabbi Yohan abbia detto: Gli angeli volevano cantare il loro canto […], ma il Santo, Benedetto Egli sia, disse: L’opera delle Mie mani, gli Egiziani, stanno annegando nel mare, e voi volete cantare canti…) al voto di sterminio (cherem) dei popoli cananei al tempo della conquista della Palestina (Dt, 20,10-20: Soltanto nelle città di questi popoli che il Signore tuo Dio ti dona in eredità non lascerai in vita alcun vivente, ma li voterai allo sterminio: gli Hittiti, gli Amorrei, i Cananei, i Perizziti, gli Evei e i Gebusei, come il Signore tuo Dio ti ha comandato di fare …) compreso il fermo del sole di Giosuè per non fare scappare nessuno, e ai Salmi di guerra e di sterminio etc.
Ma nel nome di Gesù, il cui riferimento biblico sono i Vangeli, non si trova una parola che nemmeno inciti, ma solo giustifichi anche indirettamente la morte di qualcuno per mano umana e a maggior ragione la guerra.
Quindi il richiamo a Gesù è mistificatorio e mistificante tanto è vero che poi i richiami biblici non traggono dal Vangelo, ma, come nel caso di specie, dai Salmi.
E in ogni modo qualsivoglia accostamento o richiamo a Gesù per dare titolo o copertura ad azioni belliche è falso storico e intellettuale, oltre che blasfemo.
Questi evangelici, che così si denominano per la pretesa di avere il Vangelo a guida, non differiscono più di tanto dai nemici che intendono combattere e -lasciando da parte il proponimento inverso della teocrazia iraniana sciita, per la quale gli USA sono il grande satana (e Israele il piccolo satana) con ogni conseguenza del caso- si nota, e. g., che il presidente ‘laico’ di un Paese del calibro della Turchia sunnita, componente Nato e fino a recente aspirante UE, ha chiuso il Ramadan con una trasparente pubblica allocuzione: Abbiamo concluso un Ramadan benedetto, ma il mondo islamico sta affrontando gravissime difficoltà. Come sapete, il Medio Oriente è in subbuglio. Perdiamo continuamente martiri e veterani. Che Dio ci protegga e ci preservi al più presto dalla calamità dei sionisti. Che Egli distrugga completamente Israele nel nome del Suo glorioso nome ‘Al-Kahhar’ (Il Sottomettitore). […] Queste cose non si ottengono con vuote parole. La nostra adorazione e i nostri sforzi in questo senso sono le vie per raggiungere il nostro Signore più rapidamente. Ci aspettiamo questo dai musulmani […] Che Dio sia il nostro aiuto e il nostro sostegno. La nostra unità…Che la nostra unità duri per sempre.
Ogni parte, come sempre, strattona e tira dalla sua, fiduciosa di impadronirsene, un dio costruito a sua immagine con proponimento idolatrico, ma il Signore, unico per tutti, è ancora, e rimane, sempre in attesa paziente che gli uomini usino in modo diverso la libertà riconosciuta loro come dono divino.
