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APOCRIFA – Senescenza (2)

Sotto il profilo soggettivo la senescenza che, ritardabile più o meno, alla fin fine rimane comunque in mano alle Moire, è profondamente condizionata in particolare dalla struttura spirituale, psicologica e culturale del singolo che, prima, la vede giungere e poi necessariamente la attraversa.

Vale a dire, in sintesi, dal fatto che la creatura non creda o invece creda in una continuazione, in altra dimensione, della (sua) vita e non creda o invece creda in Dio, indipendentemente da come lo percepisce o lo chiama.

Il non credente ha un orizzonte che tende a coincidere con la vita terrestre ed è quindi comprensibile che punti tutte le sue confidenze e speranze nei progressi medico-scientifici i quali invero non solo effettivamente ci sono, ma anche si incrementano progressivamente senza, almeno apparentemente, un prevedibile limite.

Allo allungamento medio della vita si aggiunge l’allungamento personalizzato su misura di chi, avendone i mezzi, cerca i medici e gli specialisti ritenuti più esperti dalla fama e dalla celebrità per mettersi nelle loro mani ed essere oggetto di trattamenti ad hoc: sembra ovvio che questo soggetto e paziente abbia, come ha, maggiori possibilità di successful aging rispetto a colui che si affida, perché non ha altra scelta, al Sistema Sanitario Nazionale.

Ci sono scienziati e medici che imboniscono il pubblico circa sempre più ambiziosi traguardi temporali (passare il secolo, vivere centovent’anni togliendo le cause che vulnerano l’equilibrio etc.) e perfino c’è chi prevede che la scienza sia prossima a impadronirsi delle leggi prime della vita e della creazione, chiamiamole così, onde non sembra lontano il giorno in cui il problema della senescenza potrebbe essere risolto alla radice.

Non tutti, fra gli specialisti, hanno scelto la strada della medicina per missione o spirito di servizio: c’è anche chi, con l’occasione, diviene collezionista di biglietti di banca.

Onde emergono taluni paradossi come quelli di coloro che si fanno ibernare in attesa di essere riportati in vita dalla scienza prossima futura. Pur in prospettiva fantascientifica, infatti, un conto sarebbe l’ibernazione di un organismo ancora in vita, mentre altro è l’ibernazione di un cadavere. Per cui sarebbe necessaria anche una qualche forma di resurrezione scientifica.

Esula nondimeno quasi sempre da queste prospettive futuribili la considerazione di ‘come’ e in quali condizioni la creatura potrà andare tanto avanti negli anni: Marcello Comel, grande medico e fisiologo, avvertiva a proposito della prevenzione e della medicina dell’adulto che il problema etico principale fosse (e continui a essere) non solo aggiungere anni alla vita, ma vita agli anni e quindi principalmente garantire vita accettabile agli anni da aggiungere o aggiunti.

Senza dimenticare un altro aspetto forse allo stato ancora marginale, ma all’evidenza già presente non solo nei non numerosissimi ultracentenari sani presi a riferimento della ricerca scientifica, ma fra i vecchi in genere: le trasformazioni di un contesto socio-ambientale che, salvo eccezioni locali, è in continuo e rapido cambiamento e le conseguenti necessità di comprensione-adattamento-partecipazione del vegliardo a questo processo trasformante, che è storico e ineliminabile, per non subirne pesanti conseguenze critiche: infatti gli si aggiungerebbero bensì anni, ma anni di stress e quindi una qualità di vita tutta da discutere.

Dato che gli esempi a posteriori sono sempre i più efficaci, perché reali, è sufficiente considerare come già l’innovazione tecnologica di questi ultimi anni abbia tagliato fuori, nel senso più preciso del termine, una grande quantità di vecchi che ora, benché psico-fisicamente ancora autonomi, non sono più in grado di gestire di persona e direttamente numerosi rapporti con l’esterno correlati oramai alla necessità (sempre in crescita) di utilizzare solo la rete e le sue strumentazioni sempre più innovative.

Il credente viceversa, comunque concepisca il Signore e il trascendente, ha un orizzonte diverso sebbene avvolto in un mistero che certo non lo solleva né dal timore né dalla preoccupazione della morte, evento a senso unico per il tramite del quale si realizza a ciascuno la verifica delle proprie credenze: il dissolvimento della persona nello spazio infinito (Epicuro) ovvero la genesi di una dimensione trascendente che inizia proprio con il passaggio attraverso la valle oscura (Salmo 23).

E non esiste, a priori, alcuna possibilità di approfondimento o verifica poiché fede e scienza, credere e pensare non prestano e non offrono al riguardo né prova né indizio.

Ludwig Wittgenstein ha scritto che il mondo è fatto di stati di cose e compito della scienza è descriverli: ma che anche se arrivassimo a conoscere, grazie alla scienza, tutte le cose del mondo e potessimo perfino cambiarle, grazie alle tecnologie, sentiremmo come le domande più importanti sarebbero ancora senza risposta.

Scienza e tecnologia non sono tutto, sebbene da molti siano proposte come tali.

Un pensatore della statura di Blaise Pascal ha osservato: Dio esiste oppure non esiste? … La ragione non può decidere nulla; c’è di mezzo un caos infinito … Secondo ragione, non potete scegliere né l’uno né l’altra; secondo ragione, non potete escludere nessuno dei due. Dunque non accusate di falsità coloro che hanno fatto una scelta, perché non ne sapete niente”.

E uno scienziato come George V. Coyne, gesuita e astrofisico, direttore della Specola Vaticana dal 1978 al 2006, morto l’11 febbraio 2020, intervistato da Piergiorgio Odifreddi, scienziato non credente, a domanda (La fede è dunque sovraimposta, o parallela, alla scienza?) risponde: In un certo senso sì: io ho sentito una chiamata a ricevere Dio: non si tratta di miracoli, ma di avvenimenti umani che mi hanno condotto a ricevere questo dono della fede. Nel rispondere a questa chiamata, sono arrivato al punto di essere quasi sicuro della Sua esistenza.

Il dialogo continua: Quasi? -La sicurezza non è di questo mondo.- E non è basata su prove, dunque? domanda l’intervistatore. –Assolutamente no. La ragione e la natura mi possono appoggiare e dare un po’ più di fiducia in me stesso– risponde Coyne.

LMPD

(La prima parte dell’articolo è stata pubblicata sul numero 208)

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