HomeDe Litteris Et ArtibusDE LITTERIS ET ARTIBUS – il Cinema ritrovato – La peau douce (La calda amante) di Francois Truffaut (1964)

DE LITTERIS ET ARTIBUS – il Cinema ritrovato – La peau douce (La calda amante) di Francois Truffaut (1964)

Il cinema è, fra le forme artistiche cui si rivolge la fantasia e l’intelligenza dell’uomo, la più recente (fine ‘800) altresì denominata ‘settima arte’: basandosi sul movimento riprodotto concreta una forma di narrativa normalmente di approccio più agevole o meno complesso rispetto alla lettura, ma in grado di ‘parlare’ ancor più direttamente allo spettatore (lettore).
Come ogni altra può rivelarsi assolutamente inutile oppure elevarsi a offrire esperienze e sensazioni di valore che, in virtù del mezzo tecnico costituito dal film, possono agevolmente essere riproposte nel tempo.

Con il titolo de ‘Il Cinema ritrovato’, pubblichiamo alcune pennellate sulla scuola francese (storicamente sorta con gli inventori Lumière) a cura di un cinèfilo che la conosce sia nella cultura generale sia nei suoi protagonisti.

La peau douce (La calda amante) di Francois Truffaut (1964)

Durante un viaggio a Lisbona, Pierre Lachenay (Jean Desailly), scrittore affermato, conosce la giovane hostess Nicole (Françoise Dorlèac), che diverrà la sua amante sconvolgendo per sempre l’equilibrio della sua vita famigliare.

Anche la ragazza non si dimostra insensibile alle attenzioni di Pierre e, ben presto, l’avventura si tramuta in passionale amore.

Tra i due inizia in breve tempo una relazione inframezzata dai reciproci impegni.

Invitato a Reims per presentare un film di Yves Allegret su André Gide, Pierre porta con sé Nicole, ma è poi costretto a starle lontano non potendo rendere palese la sua presenza.

Sarà però proprio questo viaggio a far scoprire a sua moglie Franca (Nelly Benedetti) che lui le mente e questo spingerà i due a decidere di separarsi.

A causa dei comportamenti ambigui e irrisoluti di Pierre, che esita a esplicitare e ufficializzare la loro relazione, il sentimento che unisce i due amanti si affievolisce fino ad estinguersi definitivamente.

Abbandonato quindi da Nicole, a Pierre rimane una sola via d’uscita: ritornare dalla moglie, dalla famiglia; un ritorno peraltro privo di intimo convincimento.

Pierre, consigliato da una coppia di amici, tenta dunque di riallacciare il rapporto con la moglie.

Decide di telefonarle dal bar in cui si reca sempre, a leggere il giornale in un angolo.

Il telefono pubblico però è occupato e – mentre l’uomo attende che questo si liberi – Franca, che ha trovato per caso le foto scattate a Reims, è già discesa per le scale ed è salita in macchina con il fucile da caccia di Pierre nascosto sotto l’impermeabile.

Sa bene dove trovarlo.

Pierre fuma l’ultima sigaretta, dopo essersi messo a leggere il giornale in un angolo del bar.

Franca entra, lo guarda, gli getta addosso le fotografie, prende il fucile e spara.

Mentre suona la sirena della polizia, un sorriso di sollievo illumina il viso della donna.

Il film, presentato al Festival di Cannes nel 1964, ricevette una cattiva accoglienza di pubblico e di critica (a Cannes fu addirittura fischiato).

Tutti avevano negli occhi e nel cuore il precedente film di Truffaut (Jules e Jim – 1962) e questo film fu ritenuto un tradimento non all’altezza della poetica truffaudiana, ma il tempo ha consentito di rimettere le cose a posto e di rivalutare i giudizi affrettati.

In effetti Truffaut ha in seguito spiegato che ha voluto fare questo film proprio in contrapposizione alla poetica di Jules e Jim (e forse suggestionato dal fallimento del matrimonio che si stava consumando fra lui e la prima moglie Madeleine Morgenstern).

Il film è speculare al film precedente: in Jules e Jim due uomini e una donna, qui due donne e un uomo; là personaggi romantici, bohemiens, fuori dalla società, qui figure di borghesi, tradizionali, rigidamente condizionati dalle convenzioni sociali; là amore e amicizia si conciliano e si completano (il triangolo comportava rapporti affettivi fra tutti e tre i personaggi), qui una relazione esclude l’altra, non vi è triangolo, ma storia parallela e in antitesi fra due coppie; là la morte (sempre per mano di una donna) è la sublimazione dell’amore da eternare per fissare un istante magico, unico, irripetibile, qui il colpo di fucile è la suggellazione di una situazione inaccettabile per una moglie ferita.

Il film ci propone una visione primaria e centrale del cinema del nostro caro Francois: le gambe femminili.

Pierre rimane affascinato dalle gambe di Nicole intravviste sull’ aereo dove lei è hostess, come Bertrand il protagonista di L’uomo che amava le donne che le rincorre senza sosta fino alla morte.
Infine, un ricordo per una delle protagoniste del film: Françoise Dorlèac (all’epoca del film 22enne).

Morì prematuramente nel 1967, all’età di 25 anni, in un incidente automobilistico; la vettura che stava guidando slittò fuori strada, si ribaltò e si incendiò non lasciandole scampo.

Era sorella di Catherine Deneuve, con la quale, oltre la grazia della recitazione, rivaleggiava e condivideva bellezza classica e riservata.

 

Antonello Nessi

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