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DAL MONDO SANITARIO E SCIENTIFICO – La débâcle del SSN

La grande attuale crisi del sistema sanitario pubblico, sulla cui importanza è da poco intervenuto anche il presidente della Repubblica -che non ha peraltro poteri operativi, ma solo funzione di indirizzo morale- è misurata dalle liste d’attesa (parlando degli ospedali del Nord verso i quali convergono anche i cittadini delle regioni dalle cui strutture sanitarie i pazienti preferiscono allontanarsi. Fenomeno noto, con termine di dubbio gusto, come turismo sanitario).

E’ facile imbattersi in liste di attesa anche intorno ai 12 mesi quando non all’invito (si fa per dire) a richiamare in futuro (quale?) dato che le agende in corso sono già piene e quelle a venire non ancora disponibili.
Una lista di attesa siffatta, quando c’è, equivale a negazione d’assistenza sanitaria con esplicita indicazione ad arrangiarsi.

Ed è quello che succede, infatti.

Chi può si fa curare privatamente, a proprie spese, e chi non può rinuncia, quantomeno nei casi in cui la salute non appare a rischio diretto, a cure e visite oppure attende e compromette progressivamente le proprie condizioni.
Con il che, evidentemente, mandando in frantumi quella articolata costruzione socio-operativa rappresentata dalla prevenzione che è non solo una strategia riconosciuta a livello scientifico per il miglior governo (in termini di efficacia e di efficienza, intendendosi quest’ultima come minor spesa globale) della salute, ma anche uno dei temi preferiti di tanti politici al pari dell’ambiente, del trasporto pubblico, della transizione verde etc.

Secondo un recente sondaggio Euromedia Research, quasi un cittadino su cinque rinuncia a cure (10,8%) o visite mediche (7,8%): circa 4 milioni di cittadini su circa 51 milioni di italiani tra adulti e anziani.

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