HomeDialogandoNewsletterApprofondimentoL’APPROFONDIMENTO – Ascidia

L’APPROFONDIMENTO – Ascidia

Tutti gli esseri viventi sono immersi nell’ambiente e con esso interagiscono costantemente in una danza tragica dalla quale dipendono le loro chance di sopravvivenza.

La selezione naturale favorisce chi ha interazioni vantaggiose con l’ambiente e con altri organismi che lo condividono, mentre porta all’estinzione i soggetti che non hanno le caratteristiche giuste per prosperare nella propria nicchia ambientale.

Nella forma più essenziale, tali interazioni prevedono un input in ingresso, seguito da una fase di elaborazione e dalla produzione di un output.

Un esempio è rappresentato dagli organismi che interagiscono con una determinata sostanza chimica presente nell’ambiente, che la introducono in un sistema metabolico (da μεταβολή «trasformazione») al loro interno e che rilasciano nell’ambiente prodotti di scarto. Di questo tipo di interazione abbiamo parlato di recente, facendo riferimento alle stromatoliti.

Per molti esseri viventi, interazioni metaboliche semplici come questa possono bastare per conseguire un ottimo successo evoluzionistico e perfino per arrivare all’adozione di sofisticate condotte “intelligenti” (come fanno per esempio le piante).

Ma la selezione naturale ha percorso anche altre strade, creando nicchie evolutive che hanno favorito la nascita dell’intelligenza basata sulla disponibilità di un organo dedicato, capace di utilizzare in modo flessibile input molto eterogenei con risultati adattativi straordinari. 

Oggi sappiamo che questo organo dedicato – il cervello – si è inizialmente reso necessario per gestire il movimento degli organismi pluricellulari. Ciò è provato anche dallo studio delle specie più antiche del genere Ascidia, che sono comparse oltre mezzo milione di anni fa e che si sono dotate di un rudimentale cervello per utilizzarlo solo nel breve periodo in cui vivono in forma larvale e hanno la necessità del movimento.

Le larve di Ascidia devono muoversi in mare alla ricerca di un luogo dove iniziare la loro vita adulta. Durante questa fase di ricerca, le larve di Ascidia nuotano in modo simile ai girini e hanno bisogno del cervello per coordinare il movimento. Una volta trovato un punto di ancoraggio, passano alla forma adulta – perdendo la necessità di spostarsi – e iniziano a estrarre nutrienti filtrando l’acqua del mare.

Visto che l’ancoraggio elimina il bisogno di muoversi, il cervello diventa superfluo e viene pertanto riassorbito nel corso della metamorfosi della larva nella forma adulta. Al termine, l’animale adulto è saldamente ancorato al fondale e il cervello è del tutto scomparso.

L’antichissimo esempio offerto dal genere Ascidia suggerisce che è stata la necessità di gestire il movimento ad aver richiesto la presenza del cervello, il quale ha poi proseguito nella propria evoluzione per permettere a esseri viventi ben più avanzati di utilizzare input visivi, olfattivi, uditivi per ottimizzare le loro complesse interazioni reciproche (prede, predatori, partner riproduttivi ecc.).

L’assonanza tra Ascidia e “accidia” ci porta inevitabilmente al quinto cerchio dell’Inferno dantesco dove sono collocati gli accidiosi, che in vita hanno abbandonato ogni forma di azione e di iniziativa scegliendo piuttosto l’inerzia e l’indifferenza per gli altri.

Questi peccatori, che hanno voluto rinunciare all’intelligenza emotiva e al cervello relazionale, subiscono un contrappasso sorprendentemente in linea con quanto ci insegna lo studio di Ascidia: ovvero quello di essere ancorati al fondo della palude Stigia con il fango che gorgoglia nelle loro bocche.

 

Davide Caramella

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