L’APPROFONDIMENTO – Pace e chiarezza nel cuore
Oggi, in un mondo sempre più confuso e tribolato, si assiste a un crescente interesse verso le pratiche meditative anche per l’alone di pace, stabilità interiore e gentilezza che promana da chi le percorre con cuore sincero.
Il Buddha, millenni fa, osservò che non ci può essere vera azione -saggia azione- senza chiarezza e pace nella mente.
Non alludeva alla chiarezza d’idee del nostro io, che ripete e compiace se stesso, ma al contrario alla paziente, immacolata e cristallina chiarezza che emerge da un esercizio -e un percorso- che ci porta a trascendere il nostro io, trasformando alla radice la nostra visione, i nostri gesti e il nostro vivere in direzione della semplicità, verità e bellezza.
Vi narro della meditazione.
Suona il gong: è l’ora di meditare. Non importa come sia andata la giornata, se ne abbiamo voglia o no o se mille faccende paiono ancora in sospeso: ci fermiamo.
La meditazione rappresenta il cuore pratico dell’insegnamento del Buddha. Ma cosa significa? E perché farla?
L’insegnamento del Buddha non richiede fede né comprensione né studio e non impone obblighi. Nulla. Parte con un semplice invito:
Siedi, in una posizione nobile e composta, chiudi gli occhi: entra al tuo interno e ascolta il respiro. Se prima hai riordinato l’ambiente attorno -con cura, senza fretta e con gesti attenti- questo può esserti di aiuto poiché predispone la mente all’accuratezza e all’attenzione.
Solitamente ci troviamo in una sala di meditazione. Forse c’è un Maestro davanti a noi e altre persone attorno. Tutti, con la medesima pazienza e cura, hanno tolto le calzature e sono entrati silenziosi nella sala.
Ci accoglie un ambiente a tal punto terso e ricco di pace, che può suscitare in noi grande ispirazione. E sediamo.
Per alcuni, agli inizi può apparire una pratica del tutto insolita: forse aprono di sottecchi gli occhi per vedere se gli altri presenti sono tutti fermi e immobili come statue del Buddha. Qualcuno trascorre un’ora intera vagando tra i propri pensieri: forse in piacevoli fantasie di illuminazione o forse vaga tra ricordi, progetti, proteste, dolori.
Non fa niente, non importa diceva il mio primo Maestro di meditazione, incoraggiandoci. Va bene così. Appena ve ne accorgete tornate -con un movimento semplice e delicato dell’attenzione- a riportare la mente al respiro: all’aria che entra ed esce dalle vostre narici.
Mentre nei ritiri svolgevamo questo esercizio (più spesso con fallimenti che con successi e tuttavia con pazienza), ecco che qualcosa accadeva. La mente d’improvviso iniziava a diventare sempre più fine, stabile, silenziosa rivelando qualità del tutto insolite.
Era l’inizio del cammino.
Il primo ritiro.
Al mio primo ritiro, giunsi del tutto digiuna di ogni conoscenza: ero dirigente in una multinazionale e un amico mi parlò, una sera, di un noto maestro di meditazione che sarebbe giunto in Italia. Per me, da quelle sole e poche parole che mi fece leggere da un libro, fu amore a prima vista: non ebbi dubbi, presi ferie, mi iscrissi e partii.
Così, del tutto ignara di ogni conoscenza ma inspiegabilmente attratta da ciò che avevo letto, giunsi in luogo semplice e spartano che sarebbe stato la sede del corso.
Il ritiro durava dodici giorni. E lungi dal contenere comodi aggiustamenti new age, seguiva la più antica e autentica tradizione risalente al Buddha: fu proprio questo ad attirarmi.
Lungo tutto il ritiro era richiesto di mantenere il nobile silenzio. La sveglia era alle quattro del mattino e la giornata si svolgeva tra lunghe ore di meditazione in sala e insegnamenti. Prima di cominciare, la sera, prendemmo e recitammo dei precetti morali che ci saremmo impegnati a rispettare per l’intera durata di quel periodo.
L’atmosfera silenziosa e profonda -pur non essendoci riti né orpelli né statue di alcun genere- appariva densa di un valore antico. Era proprio questa sobrietà a trasmetterlo. Sentivo che stavo svolgendo un nobile lavoro*. Poche cose, in precedenza, mi erano sembrate così importanti, autentiche e cariche di significato.
Da lì proseguii, senza esitazioni.
Non so cosa davvero avessi compreso. Ma non importa. Tutto parlava al mio cuore. Così mi limitai semplicemente a proseguire con una dedizione senza deroghe: facendo meditazione a casa, recitando e rispettando i precetti morali al meglio delle mie possibilità e frequentando molti ritiri, appena possibile.
Non avevo mete da raggiungere. Né interrogativi. Né alcuna forma di esibizione. Mi disponevo semplicemente a svolgere il mio nobile lavoro e questo era per me sufficiente.
I cambiamenti avvengono da sé.
Da un ritiro alla vita quotidiana.
Riportiamo ora questo nobile lavoro nella vita quotidiana. Cosa accade?
Accade che gradatamente ci troviamo a riportare nella vita di ogni giorno un più nobile muoverci nel mondo il quale nasce da una mente che si trasforma e da una comprensione interiore che cresce.
Non si tratta neppure di una decisione che prendiamo (sebbene alla base vi sia una forte determinazione, detta adhittana parami nell’antica lingua pali, nel mantenere l’impegno di questo Sentiero). Ma piuttosto è frutto che spontaneamente sboccia: nella nostra mente, nei gesti, nella visione delle cose e nel nostro vivere nel mondo.
Agiamo in una direzione sana e quando è il momento.
E quando è il momento, ci fermiamo.
Non ci illudiamo di dover sistemare tutto e il mondo intero. Né ci lasciamo sedurre dalle mille attrattive che continuamente vorrebbero risucchiarci o sopraffare da umori, emozioni, stanchezze, rabbie o pensieri che in ogni istante –e anche in quell’attimo- ci attraversano. Quando è il momento di fermarci, ci fermiamo.
Raccogliamo la mente.
Con compostezza e cura.
Ricominceremo domani.
Quest’attitudine non contiene pigrizia o indifferenza. Al contrario, richiede una buona dose di forza interiore e appropriatezza.
Impariamo a essere pazienti nell’imperfezione del mondo.
E lì dove siamo, accompagniamo il cuore a fare pace con le cose, così come sono.
Accogliamo la tempesta come la gioia, la rabbia, il dolore. E intanto l’aria entra ed esce dalle nostre narici e il respiro, silenzioso, come un’àncora gentile, ci richiama ad esso. Tutto scorre. La mente si unifica.
Mille cose in ogni istante sorgono e cessano, in dipendenza di infinite cause e condizioni. Possiamo solo portare pace e chiarezza al nostro interno, in questo universale processo alimentato da tanta tensione e ignoranza.
Nel tempo, solidi risultati si stabilizzano in noi. Ma già da subito avvertiamo un beneficio: quando ci rialziamo, sentiamo che la mente è più fresca, chiara, serena!
Elena Greggia
(Continua)