HomeDialogandoNewsletterApprofondimentoL’APPROFONDIMENTO – Rabbia e aggressività

L’APPROFONDIMENTO – Rabbia e aggressività

È ormai assodato che nel corso dell’evoluzione umana la corteccia cerebrale si è sviluppata al punto da raggiungere il controllo delle più primitive strutture limbiche, responsabili tra l’altro delle emozioni e tra queste della rabbia.

Ma è sotto agli occhi di tutti come questa “vigilanza” si stia facendo sempre meno efficace portando a condotte a volte scorrette, spesso violente e purtroppo anche drammatiche.

 

Come scrive Massimo Picozzi, il sentimento di odio ha ceduto il primato alla rabbia – emozione capace di armare la mano degli uomini che non tollerano il rifiuto di una donna, di trasformare uno studente nell’autore di una strage o scatenare un violento pestaggio per una precedenza non data.

Al di là dell’abbondante cronaca che quotidianamente ci fa assistere a tale fallimento umano, è giusto inquadrare correttamente l’argomento e dire che la rabbia è prima di tutto un’emozione: non è un sentimento né uno stato d’animo, ma la risposta a una situazione esterna con valore adattivo, determinata da esperienze piacevoli o spiacevoli e caratterizzata da peculiari qualità affettive e reazioni somatiche.

 

Come ogni altra emozione quindi anche la rabbia ha la funzione di valutare costantemente ciò che accade nell’ambiente intorno a noi in modo da poter agire adeguatamente: calibra il nostro atteggiamento in rapporto alle informazioni che ci arrivano e insieme regola il nostro corpo preparandoci a un’eventuale azione.

Nello specifico la rabbia accelera il battito cardiaco e aumenta il tono muscolare aiutando a difendersi più efficacemente da una possibile minaccia. È una risposta alla frustrazione, ci aiuta a combattere per la nostra sicurezza e fornisce l’energia fisica ed emotiva per risolvere un problema.

 

James Averill, psicologo e ricercatore dell’università del Massachusetts, sostiene che proviamo rabbia quando attribuiamo agli altri la responsabilità delle nostre frustrazioni o disagi, quando la situazione scatenante era a nostro parere del tutto evitabile o quando il comportamento di un’altra persona ci ha danneggiato senza una motivazione valida o senza portarle particolari vantaggi.

Un aspetto singolare emerso dalle sue ricerche è che nella maggior parte dei casi ci si arrabbia con persone conosciute, amiche, o ancor di più con coniugi e familiari: questo perché innanzitutto non esiste legame d’amore che non si porti dietro un minimo di aggressività e rivendicazione e poi perché si valuta che il rapporto affettivo permetta lo scontro senza che questo guasti irrimediabilmente la relazione.

 

Possiamo quindi dire che arrabbiarsi non è sbagliato in assoluto e che la rabbia può essere una forza positiva e costruttiva nella negoziazione dei propri bisogni con l’ambiente esterno.

Il problema si pone quando la rabbia si esprime attraverso comportamenti aggressivi.

Rabbia e aggressività, per quanto spesso sovrapposte, non sono sempre legate tra loro: l’emozione può portare al comportamento, ma non è identificabile con esso.

Il legame tra rabbia e comportamento aggressivo, così come quello tra emozione e comportamento associato, è definito dal motivo che è ciò che muove le azioni umane.

 

L’aggressività è un fenomeno comportamentale complesso che può manifestarsi in molteplici modi: a livello fisico quando si colpisce concretamente o si usano armi e a livello verbale attraverso minacce, insulti o linguaggio intimidatorio.

E può essere espressa anche passivamente attraverso comportamenti che indirettamente arrecano danno agli altri.

È evidenza quotidiana come l’aggressività si riveli spesso un valido strumento di carattere sociale e politico: proteste, manifestazioni e rivolte di popoli dove forza fisica, distruzione e linguaggio aggressivo sono visti come necessari per ottenere un cambiamento; leader e capi di stato che, a partire dal linguaggio fino all’uso della forza, usano l’aggressività a scopo dimostrativo o per chiudere tentativi di negoziazioni internazionali.

Facile poi capire come l’aggressività militare non possa che supportare questo tipo di comportamento.

 

In ambito sociale l’aggressività va spesso ad accompagnare, nel quotidiano, la competizione lavorativa dove frustrazioni e offese possono arrivare direttamente dai colleghi, per non parlare dei rapporti con i superiori.

O la competizione sportiva, con azioni a dir poco scorrette, oppure banalmente il comportamento alla guida di un veicolo – tanto che è stata addirittura identificata la condotta della road rage, la rabbia al volante.

E poi c’è l’aggressività tra le mura domestiche, nelle relazioni amorose, nel comportamento criminale, nella patologia psichiatrica.

 

Il comportamento aggressivo si può scatenare in qualsiasi ambito e situazione se non si utilizza la cosiddetta intelligenza emotiva ovvero la capacità di conoscere e riconoscere le proprie emozioni, in primis la rabbia, prenderne coscienza (piuttosto che subirle) e regolarle in funzione di sé e degli altri così da dare un senso e una realizzazione a quell’evoluzione delle funzioni cerebrali che dovrebbe distinguerci dagli animali.

 

Benedetta Laudi