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DE LITTERIS ET ARTIBUS – Cucina economica – Vin brûlé (2)

Cucina economica

Tornate all’antico e sarà un progresso

D.Lange Corner of Kitchen, home of tobacco sharecropper. Person Country, North Carolina 1939. Fonte: Heritage Images.com

 

Vin brûlé (2)

Bevanda tipica della montagna (e di talune pianure)

 

Oggi, ogni gruppo escursionistico “che si rispetti” nelle escursioni primaverili, autunnali, invernali prevede sempre di concludere la sosta “sul campo” per il panino del pranzo con un vin brulé collettivo sia che si vada in montagna sulla neve sia anche per una passeggiata in mezzo ai boschi: unico requisito è che la temperatura esterna sia sufficientemente bassa da fare gradire una  bevanda calda, profumata e poco alcolica ( grazie al fatto che l’alcool evapora quasi completamente quando la pentola “fischia” perché il contenuto bolle).

Al rifugio o al bar, se si è nelle vicinanze e non si vuole proprio rinunciare a una seduta comoda e prolungata, si va a prendere un punch o una cioccolata calda, a seconda dei gusti.

Oggi, il vin brulé è una bevanda utilizzata quasi esclusivamente dai gruppi che frequentano le nostre montagne, a metà delle loro escursioni.

Il gruppo alpinistico/escursionistico torinese Q12 (guida delle nostre chiacchierate in “Dialogando”) da quando è nato, nel 1987, ha sempre seguito la tradizione del vin brulé nei periodi giusti e quindi nelle pause per il pranzo, sia quando si facevano camminate di 4 -6 ore sia dopo “passeggiate” di un paio d’ore: si trovava infatti sempre un volenteroso che avesse portato nello zaino una bottiglia di vino e un altro il pentolino con le spezie e il fornellino a gas …

E lo facciamo tuttora, con soci ormai tutti ottantenni e alcuni già novantenni che si “permettono” solo più ritrovi a casa in campagna

Per un buon esito del vin brulé (alpino) occorrono un paio di accorgimenti che si ritengono indispensabili: un piano fisso e ben stabile per il fornellino (altrimenti si rischia di rovesciare tutto per una manovra incauta) e un riparo alto, adeguato contro gli spifferi che possono arrivare all’improvviso e fanno sprecare inutilmente il gas.

Nel caso, al limite, si possono usare anche i sacchi da montagna, opportunamente sistemati (ma attenzione ai possibili incendi!).

È ovvio che se all’occasione c’è anche un minimo di bivacco, tutto è molto più facile…

Si mette il vino entro il pentolino, si aggiungono gli aromi in un sacchetto “velo da sposa” opportunamente preparato prima di partire e si accende il fuoco (rigorosamente sorvegliato, per evitare ogni rischio)…

Quando la pentola “fischia”, ci si mette in fila con il proprio bicchiere in mano e, una volta serviti, si ritorna in coda per il secondo giro.

L’eventuale avanzo e, soprattutto, la bustina con gli aromi non vengono gettati, ma raccolti in un vasetto: serviranno poi a preparare, al ritorno a casa, una ottima tisana rinfrescante.

Quasi sempre, durante queste operazioni, se ci sono altri escursionisti ci guardano con interesse: è d’obbligo invitarli a mettersi in coda e si ottiene sempre il risultato di conoscenze nuove con scambi di idee e momenti di socializzazione. Non importa se avranno seguito o no.

Il segreto delle erbe per fare un buon vin brulé ci è stato dato da un farmacista che ne dispensava nel suo negozio e facendo parte del gruppo (purtroppo è andato avanti, come poeticamente dicono gli alpini, da diversi anni) aveva realizzato gli opportuni adattamenti al nostro caso.

E noi sempre seguiamo fedelmente la sua ricetta, già pubblicata nel precedente numero e, in memoria, ancora in questo.

 

  • Ricetta Q12 (dott. Cagno, Farmacista)

 

Componenti:

  • 1 litro vino rosso corposo
  • 200 g. zucchero
  • 2 stecche di vaniglia
  • 1 grattugiata di noce moscata
  • 7-8 chiodi di garofano
  • 1 scorza di arancia (privata del bianco)
  • 1 scorza di limone (idem come sopra)
  • 5 -6 bacche di ginepro alpino.

Procedimento:

  • sistemare il tutto in un sacchettino trasparente (velo da sposa) resistente al calore;
  • inserire il sacchettino nel pentolino con il vino freddo;
  • attendere qualche minuto;
  • accendere il fuoco a bassa fiamma;
  • attendere il fischio;
  • versare nei bicchieri e servire.

 

Addendum

Brulé della Lina (ricetta domestica di pianura di una nonna di campagna, da San Lorenzo di Lugo in quel di Ravenna)

La ricetta romagnola del vin brulé (la é da pronunciare più aperta possibile) parte necessariamente da un bel Sangiovese di Romagna di buona qualità.

Ingredienti:

  • 1 lt. di Sangiovese
  • 100-150 g di zucchero
  • 1 mela tagliata a piccoli spicchi
  • 1 stecca di cannella
  • 8-10 chiodi di garofano
  • una grattata di noce moscata
  • scorza senza il bianco di (1) arancia e/o di (1) limone (non trattati).

 

Procedimento:

  • mettere gli ingredienti in una proporzionata pentola in acciaio e versare il vino;
  • scaldare a fiamma media e rimestare piano con cucchiaio di legno fino al totale scioglimento dello zucchero;
  • fare sobbollire per qualche minuto;
  • fiammeggiare: cioè alzare a bollore e, avvicinato un fiammifero acceso al bordo della pentola, dare fuoco al vino che subito si incendia;
  • lasciare fiammeggiare fino a quando, bruciato l’alcool, il liquido non si spenga da solo;
  • filtrare con un colino e servire bollente in tazza: axé.

 

Mario Oggero

(Fine. La prima parte dell’articolo è stato pubblicato sul precedente numero 258.

La ricetta del Brulé della Lina è invece responsabilità del nipote, Luca Maria, nato a San Lorenzo che, prima di usarla da solo, l’ha veduta realizzata per mano della nonna sulla stufa economica a legna)