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L’EDITORIALE – Come Icaro e i Titani

Il mito dei Titani si mescola un po’ anche con quello di Icaro.

Ambedue facilmente ricorrenti nelle vicende umane.

Nella sua Teogonia, l’antico Esiodo racconta che i Titani siano stati i primi a venire (letteralmente) al mondo generati dall’unione fra il cielo (Urano) e la terra (Gea) e, tralasciando una narrazione particolarmente intrecciata e truculenta anche per la mitologia greca, che ne è maestra, sono ricordati come proto-eroi di forza e audacia tale da non fermarsi davanti a niente pur a costo della loro definitiva sconfitta.

Infatti, nella Titanomachia, a causa della loro disfatta finale nella guerra contro gli dèi dell’Olimpo finiscono segregati nel sotterraneo e tenebroso Tartaro.

Icaro, da parte sua, simboleggia la sovrastima dei limiti, che non s’intendono accettare per come sono, e il conseguente temerario comportamento causante la propria rovina così come -nel mito- fornito egli dal padre Dedalo (l’architetto costruttore del Dedalo per il Minotauro) di ingegnose ali di penne aggregate con la cera onde fuggire da Creta e liberarsi di Minosse, il giovane non ascolta le istruzioni paterne e troppo avvicinatosi al sole nell’ebbrezza del volo precipita e annega.

Mentre Dedalo, volando più basso e lontano dal sole, si salva.

Ambedue i contenuti, come detto, tendono a intrecciarsi nelle disgrazie in cui l’uomo è attore protagonista come in quella recente del sommergibile Titan (in greco Titàn, al singolare) persosi nelle profondità dell’Atlantico del Nord nel corso di un’immersione con cinque persone a bordo per visitare, a oltre due miglia di profondità, il relitto del Titanic inabissatosi durante il suo viaggio inaugurale verso New York nell’aprile del 1912.

Il transatlantico inglese, il più grande e lussuoso, era stato definito sicuro dal suo comandante che dichiarò di non riuscire a immaginare nessun evento critico poiché la sua modernissima (al tempo) tecnologia costruttiva sarebbe stata in grado, secondo lui, di ammortizzare l’impatto di qualsiasi incidente.

La risposta venne con una agghiacciante catastrofe civile che fece oltre 1500 annegati, ma gli uomini non hanno mai imparato a regolare né la parola né il proprio volere (e qui ci potrebbe mettere il becco anche il mito di Prometeo, non per nulla a sua volta Titano in sfida con Zeus, sebbene per nobile scopo).

A proposito del sommergibile (classe Cyclops, tanto per rimanere in tema) che offriva, a prezzo adeguato, qualche ora di escursione in visita al relitto -peraltro non particolarmente risparmiato dalle ingiurie marine e del tempo e anche candidato a essere ricoperto da banchi sabbiosi in movimento, ma non era classificato, è stato detto che non ci sarebbe progresso umano se l’inventore o artefice, chiamiamolo così, si dovesse attenere alle regole e alle certificazioni (per quello che comunque valgono) esistenti ed è vero: i primi, su qualsivoglia scenario, sono sempre simili a chi si getta con un paracadute di cui calcola a priori o intuisce, ma non sa più di tanto, le capacità di risposta.

Però lo fa in confidenza delle proprie ragioni e in autonomia e da solo.

Sul fatto che la società gestrice del Titan ottenesse dai clienti desiderosi di scendere nell’abisso una articolata liberatoria, a esenzione di responsabilità di tutto il possibile fino alla morte compresa, alcuni esperti legali statunitensi hanno (ciascuno a suo giudizio motivatamente) reso pareri opposti e sembra abbastanza chiaro che, come sempre, ancor prima di essere amministrativa o legale, la cosa è etica e morale.

Per tutti, ovviamente: sia per chi propone (a posteriori esperti di mezzi sommergibili in acque profonde hanno messo in dubbio la correttezza della scelta costruttiva per materiali e modalità: ma qui ritorniamo ancora al punto di prima: può sempre arrivare il genio che sbanca le precedenti esperienze e convinzioni) e sia per chi accetta la proposta attratto in ogni caso dalla prospettiva di superare i limiti (quantomeno i limiti che perimetrano la totalità degli umani altri da lui, cioè da chi, viceversa, li può superare).

E pur se le fotografie del relitto, a sua volta un cimitero, siano già pubblicate e stranote.

La scelta, quindi, rimane nascosta nella riservatezza del singolo essere e della sua cultura oltre che dalla sua etica e morale.

Dicevano gli esperti che avrebbero avuto, gli sfortunati, aria per sopravvivere 96 ore, ma considerate le condizioni di sistemazione all’interno del piccolo scafo, descritte da altro precedente escursionista come non dissimile dall’ammasso in una scatola di ferro, i viaggiatori ristretti sul pavimento per otto o dieci ore e nella quasi totale oscurità per riguardo alle batterie, è stata per loro -pur nella tragedia senza ritorno- una grazia del destino che il batiscafo sia imploso, sembra, all’inizio della sua discesa verso il buio dato che il contatto si è perso dopo meno di due ore e alla profondità del relitto la pressione esercitata dall’oceano è pari a circa 380 atmosfere, quindi 380 volte la pressione al livello del mare.

In tutto questo Dio non c’entra (ha dato infatti all’uomo il dono della libertà e sta all’uomo, come in effetti fa, scegliere: nella sua misericordia il Signore accoglie le anime dei trapassati), ma le Moire: una regge il filo dei giorni per la tela della vita e un’altra dà la sorte avvolgendo al suo fuso quanto di filo a ciascuno è assegnato, mentre la terza -Atropo dalla lunga chioma, insonne, silente e implacabile, ma talvolta (come in questo caso) pietosa verso la miseria degli umani- lo taglia con lucide cesoie quando giunge l’ora.

Li hanno cercati, come è giusto trattandosi di vite umane e bruciando milioni di dollari che sarebbero potuti essere più utili altrove, per giorni laddove qualche servizio della marina militare già conosceva l’implosione che ha seminato altri rottami intorno a quello del Titanic avendola subito captata con il sistema antisommergibile top secret in costante attività per proteggere le patrie coste.

Ma anche loro l’hanno rivelato solo alla fine e così ora il sistema antisommergibile è bensì sempre secret, ma forse non più molto top.

 

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