HomeDialogandoNewsletterApocrifaAPOCRIFA – Il paradosso del welfare: tra evasione, bonus e spesa sociale

APOCRIFA – Il paradosso del welfare: tra evasione, bonus e spesa sociale

Il Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali ha presentato (24 settembre 2026) a Roma presso la sede del CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro) la tredicesima indagine sulle entrate fiscali (dichiarazioni rese nel 2025, con riferimento al 2024) che “analizza le dichiarazioni individuali dei redditi IRPEF e le altre principali imposte dirette e indirette allo scopo sia di valutare l’effettiva situazione socio-economica del Paese sia di indagare le prospettive di tenuta del suo sistema di protezione sociale e, in particolare, di quelle voci di spesa – come sanità e assistenza – che, in assenza di contribuzione di scopo, devono essere necessariamente finanziate attingendo dalla fiscalità generale”.

Sono dati dai quali risulta, peraltro sostanzialmente in linea con lo studio comparativo degli ultimi 17 anni di dichiarazione dei redditi (2008-2024) del pari presente nell’indagine, che quasi la metà degli italiani proprio non ha redditi e che il 18,78% dei contribuenti, quanti dichiarano redditi dai 35mila euro in su, da soli producono il 65% di tutta l’IRPEF.

In sintesi il 20% delle tasse è a carico del 70% dei cittadini e l’80% delle tasse è a carico del (restante) 30%: bel rapporto, non c’è di che e in linea con la Costituzione strattonata da tutte le parti, ma sull’argomento sempre lasciata scritta a vuoto.

L’indagine, proveniente da ente serio e attendibile non mai smentito o corretto e realizzata dal database reso disponibile dal Dipartimento delle Finanze del Ministero dell’Economia e delle Finanze, gentilmente utilizza in proposito la poetica formulazione di Paese a bassa fedeltà fiscale ed è stata oggetto, come nelle precedenti sue edizioni, di (pochi invero) commenti mediatici sempre praticamente gli stessi perché sempre sostanzialmente uguale e non mai cambia lo scenario di riferimento: non molti tengono in piedi tutta la baracca (termine quanto mai appropriato) e molti viceversa se ne stanno appollaiati sul suo tetto che fa acqua da tante parti.

Gli articoli di commento, secondo tradizione, stigmatizzano (ci mancherebbe altro), polemizzano, espongono tabelline, fanno un po’ di sana demagogia (il solito gioielliere che dichiara meno dello sgarrupato docente) e magari anche una punta d’ironia quindi, l’espace d’un matin, si spengono così come si sono accesi per andare in archivio fino al prossimo anno con i soliti familiari furbetti, che nessuno si decide mai a chiamare delinquenti, tanto ci si deve convivere, e buona notte al secchio.

Così fa tanto più fastidio e urta il comportamento della politica che interviene, memore dell’insegnamento del Conte zio (Promessi Sposi, non 5Stelle), a Troncare, padre reverendo, troncare, sopire: troncare, sopire etc ove mai a qualcuno di quei cirenei che paga per ignoti familiari a carico venisse in mente di pensarci su veramente e trarre qualche non affrettata conclusione.

E prende dunque a girare con più stridore la giostra dei così detti interventi fiscali giustappunto in annunciato arrivo anche oggi che, in prossimità dell’annuale manovra, quest’anno appesantita anche delle elezioni, distribuisce i biglietti della fortuna: meno tasse sul ceto medio (in evaporazione) e a 60 mila euro lo scaglione Irpef del 33%.

Poi la rivendicazione che la Agenzia e la Guardia di Finanza fanno faville nel recupero dell’evasione e il placebo che ci sono già anche tante forme di sgravi (ecco, appunto, sugli sgravi vale la pena tornare) oltre al fatto che ci sono solo tre aliquote (la Costituzione non prevedeva progressività?) onde la plebe s’acquieti che chi di dovere è sollecito nei suoi confronti né la dimentica.

Ma rimane il fatto, non mai detto a livello politico da nessun governo, che con il 70% degli italiani pagante solo il 20% delle tasse, mentre l’80% è sulle spalle del 30%, abbassare le tasse è del tutto impossibile e infatti i continui movimenti delle pedine -avanti, di fianco, indietro- richiamano vagamente il gioco delle tre carte.

A proposito di sgravi, rifacciamoci a quanto scrive il presidente di Itinerari Previdenziali (Corsera, 14 settembre 2026): Tra Stato ed enti locali nel 2025 sono stati “distribuiti” esentasse circa 180 miliardi oltre a 22 di ulteriori sgravi fiscali. Sempre nel 2025 su 58,9 milioni di italiani ben 30 milioni hanno fatto domanda di bonus, sussidi ecc. attraverso l’ISEE.

E ancora: Ci sono troppe casse integrazioni che durano anni e la NASpI che ti consente di fare un anno pagato senza lavorare ogni due anni di lavoro, e anche meno considerando l’Assegno di Inclusione e altri sussidi. Ciò nonostante, i partiti politici continuano a chiedere più immigrati, più sgravi fiscali e più prestazioni gratis.

Qualche dato riassuntivo, allora, di ordine generale.

In Italia gli stranieri, quelli adibiti ai lavori che nessuno vuole più fare e che piuttosto non lavora proprio (perché riesce, tramite lo Stato, a farsi mantenere dai concittadini) sono, secondo Istat, 5,6 milioni ai quali aggiungere altri 2,2 milioni e passa che negli ultimi 13 anni hanno ottenuto la cittadinanza e gli irregolari, stimati da 600mila a 800mila: se circa 8,4 milioni, sono pari al 14,2% della popolazione.

Peraltro essi (a parte i cinesi che lavorando come forsennati si stanno prendendo larghe fette di attività commerciali) lavorano molto e sono pagati poco, onde continuano a essere richiesti.

Lavoro nero diffuso, per Istat gli irregolari sono oltre 3 milioni, ma la stima è per definizione ardua e ciascuno conosce l’esperienza di pagare un servizio artigiano (idraulico, elettricista, muratore, tuttofare etc) non reso da impresa, ma dal singolo.

Il lavoro nero in Italia è stimato in oltre 77 miliardi di euro di valore aggiunto all’anno e l’economia sommersa totale vale circa 197,6 miliardi di euro (pari al 9,2% del PIL).

L’assistenzialismo erogato senza che da parte della pubblica amministrazione si sia in grado di valutare veridicamente la legittimità dell’intervento (il reale stato di bisogno del percipiente) da un lato sottrae risorse all’assistenza vera e necessaria e agli investimenti produttivi e, dall’altro, neanche interviene concretamente sulla povertà reale che drammaticamente persiste e ISTAT (2024) stima che siano oltre 2,2 milioni le famiglie in condizione di povertà assoluta – l’8,4% delle famiglie residenti – per un totale di 5,7 milioni di individui, il 9,8% dei residenti (entrambe le quote risultano stabili rispetto al 2023, quando erano pari rispettivamente a 8,4% e 9,7%).

Sulla povertà reale operano con maggior efficacia della burocrazia pubblica le varie e numerose organizzazioni di sostegno private, laiche e religiose, i cui interventi sono anche sostitutivi rispetto a quelli pubblici.

E allora, in definitiva, se poco meno della metà degli italiani (42%) non ha redditi e/o non li dichiara e riesce (nonostante grida strumentali) a continuare così, cioè a carico degli altri contribuenti, grazie all’inefficienza dello Stato e dei governi che si susseguono (l’uno dando responsabilità all’altro), è evidente che questa è una società (poco civile) e con ben poche speranze se non di continuare con il laido panem et circenses di cui già la prima Roma fu inventrice e maestra.

Oggetto di una azione governativa seria è, e deve essere, non l’arrampicarsi sui vetri all’interno di un perimetro di minoranza noto e sempre più fenomeno vergognoso per la sua sostanziale stabilità e costanza nel tempo, ma la realizzazione di un sistema fiscale che faccia pagare le tasse a tutti nella misura in cui c’è da pagare, in proporzione s’intende, e assistendo sul serio chi di dovere, ma anche possibilmente accompagnandolo al lavoro che è un obbligo civico, e tenendovelo. E dando magari anche un’occhiata di ripasso ai (legittimi) regimi fiscali mediterranei (Cipro, Malta, Monaco …).

I NEET – giovani che non studiano, non lavorano e non fanno percorsi formativi – nel 2025 sono oltre 2 milioni (15,2% nella fascia d’età 15-24 anni contro una media UE del 9%; Italia al secondo posto nella UE dopo la Romania) e per la fascia tra i 15-29 anni il Paese è quart’ultimo in Europa dopo Romania (19,2%), Bulgaria (13,8%) e Grecia (13,6%).

Tutto il resto è chiacchera politica starnazzante che si dequalifica da sola oltre a indurre al fastidioso pensiero che in Italia ci sia, in effetti, un solo movimento politico elettorale concorde ed efficiente, dove uno vale effettivamente uno e tutti agiscono all’unisono con un solo impavido cuore: il partito degli evasori fiscali uniti.

Più che furbetti, cialtroni appartenenti a una rodata associazione a delinquere.

E su questo (chi, come mai, dove e perché etc) sarebbe sì interessante (e utile) trovare anche un po’ di vero giornalismo d’inchiesta che non guardi in faccia nessuno.

 

LMPD