L’APPROFONDIMENTO (Et altera) – Dare valore alle piccole cose
Viviamo in un mondo che tende a non dare valore a nulla: non alle parole, non agli impegni presi, non alle persone, non alle relazioni.
Non alle grandi scelte, non al tempo, non al momento di adesso e neppure alla vita.
Tanto meno alle piccole cose.
Presi dalla fretta del fare, parlare, correre e accumulare scordiamo modi e verità senza tempo che -pur così evidenti e radicali nel loro messaggio di felicità- sembrano languire in sottofondo, in questa cultura imperante e disattenta dell’Io.
Eppure, insoddisfazione e malesseri e malattie (fisiche, psichiche e fin cosmiche) sembrano voler avvisare l’uomo e urlano la loro protesta. Ma egli -sordo- non sente e prosegue la sua corsa.
Il Buddha, oltre due millenni fa, si accorse di quanto male e sofferenza questo correre disattento portasse all’uomo.
Dopo una ricerca durata anni sul significato della Vita e su quale fosse una Autentica Via verso la felicità, giunse a un Risveglio spirituale.
Si fermò. Vide. Comprese.
E da quel momento mostrò agli uomini una Via per uscire dalla spirale di un vivere maldestro che porta solo insoddisfazione e malessere.
È un insegnamento profondo (nei dettagli), radicale (nel suo risultato di felicità), valido per chiunque (akalikò si dice nell’antica lingua pali e cioè valido in ogni tempo, luogo e qualunque sia l’inclinazione, missione o scelta di vita di ciascuno).
Esso, infatti, affonda le radici nelle Leggi di natura (che governano il corpo, la mente e ogni manifestazione dell’esistenza) e nella legge di Causa-Effetto che, in modo ineluttabile, conduce la rotazione del ciclo della esistenza stessa.
Agisci bene e la felicità ti seguirà come un’ombra; agisci male e la sofferenza ti seguirà come la ruota del carro segue l’impronta del bue che lo traina disse in breve il Buddha. Cosa significa?
Non è una fede ma, piuttosto, un insegnamento pratico di cui ciascuno, mettendolo in atto, può sperimentare la Verità.
Ajjatàm veditabbo vinnuiti, ehipassikò suggerisce il Buddha nell’antica lingua pali e significa: vuoi essere felice? Prova e sperimenta.
È un insegnamento molto semplice, eppure non sempre facile da applicare, poiché richiede attenzione e cura.
Può essere descritto -inizialmente- anche con due sole parole: date valore.
Incominciamo da qui.
Momenti quotidiani di attenzione.
Ogni mattina vi svegliate: avete davanti a voi un giorno nuovo di zecca, dono e miracolo la cui traccia non è ancora stata scritta. Date valore alla giornata che comincia!
Fate un sorriso e sollevate lo sguardo verso una dimensione senza tempo, prima di tuffarvi nella giornata.
Prima di alzarvi rivolgete un augurio di benedizione a voi stessi e al mondo. O mentre sorseggiate il caffè, prima di immergervi nell’attualità, leggete qualche riga di un testo sacro che riallinea ed eleva il vostro essere.
O dedicate qualche minuto alla meditazione: in una posizione composta e ponendovi in una attitudine di sacralità.
Ora, con questo valore dentro di voi e con questa rinnovata consapevolezza, iniziate la giornata.
Ugualmente a sera, quando chiudete il tempo del giorno (rientrando a casa, termina la giornata propriamente attiva), ricordate nuovamente: date valore alla sera che spunta.
Prendete qualche minuto per voi, per rallentare magari anche già mentre togliete le scarpe e indossate gli abiti da casa.
Siate grati di avere una casa e comunque siano andate le ore siate grati di questo momento di pausa che vi accoglie. E da lì, con questa rinnovata consapevolezza, scegliete come impiegare voi stessi, il vostro tempo, le vostre parole: e come orientare la vostra mente.
Ma anche durante il giorno: quando cogliete voi stessi distratti o arrabbiati o nervosi o frettolosi o confusi ricordate nuovamente: date valore a quell’istante e al tempo che vi resta di quel giorno.
Il Buddha insegnò che l’uomo agisce in modo abituale e condizionato, originando pensieri e azioni come mosso da una spirale di abitudini, impulsi e ignoranza che offuscano la sua mente.
Possiamo portare luce, ampiezza e risveglio in questo agire confuso.
Perché il nostro presente e il nostro futuro, spiegò il Buddha, non sono “scritti”, ma sorgono in ogni istante da come noi orientiamo, in quel momento, il corpo, la parola, l’azione e la mente.
Anche in un momento buio noi possiamo mettere un seme che porterà felicità: in quel momento presente e nel futuro.
Fermatevi.
Fate un sorriso: è capace di cambiare l’umore.
Accendete la consapevolezza contro la distrazione: di per sé, essa già suscita una luce che trasforma.
Trattenete parole non utili. Evitate una telefonata non necessaria. Se state agendo distrattamente, ponete scelta e cura.
Non consultate continuamente il cellulare.
Gradatamente questa consapevolezza, luce e valore, irradieranno di bene ogni vostro istante e ogni vostro gesto.
È un impegno che richiede attenzione e cura.
Inizierete a trovare stonata, per esempio, l’abitudine invalsa di annullare distrattamente noi stessi nell’ottuso oblio di social, tv e chat i quali mentre ci offrono un apparente comodo tappeto su cui addestrare il nostro ozio e intorpidire la nostra mente, in realtà ci rubano tempo prezioso e ci nutrono di un cibo (cioè, questo continuo succedersi di stimoli senza valore e senza pause) inappropriato alle vere esigenze di corpo e mente.
Onde essi si ammaleranno.
Oggi viviamo in una società piuttosto malata.
Scegliete.
Se guardate la tv, datevi dei tempi e scegliete con cura il programma che vi interessa. Date a voi stessi dei sì e dei no. Datevi dei tempi e delle ore e in questo modo tutto acquista valore!
Se la sera spegnete il cellulare forse dapprima parrà aprirsi una voragine di vuoto e noia. Che fare? Io la sera amo leggere, scrivere articoli e libri.
È un impegno che richiede passione, dedizione e continuità.
Oppure potete passare maggior tempo in attenzione con la famiglia, coltivare un hobby o fare una passeggiata serale sotto casa.
Anche questo io amo fare nella quiete della sera: riposa la mente, chiude la giornata, ristora il corpo.
Lasciate il cellulare a casa.
Iniziate ad affidare voi stessi alla realtà che (già) vi circonda più che a chi non è lì. Cercate risposte interrogando il cielo e la natura invece che un computer.
Non abbiate fretta.
Lasciate che un dubbio faccia il suo corso o che un interrogativo rimanga tale.
Date tempo al tempo.
Ascoltate il vostro corpo e riprendete contatto con ciò che vi dice. Diventate osservatori.
Cercate interesse nelle persone attorno a voi, invece che in una chat.
Tollerate un vuoto, una pausa: lasciate ci siano lunghi istanti non subito ricolmati di parole, stimoli o di un passar frenetico tra essi.
Rallentate. Semplificate. Sorridete. Diventate osservatori e aprite il cuore al mondo che vi circonda.
Partite da qui.
Elena Greggia