L’APPROFONDIMENTO – Il setting nella terapia tradizionale e nella terapia online
A seguito della pandemia da Covid-19 e del conseguente incremento delle prestazioni psicoterapeutiche erogate in modalità online, numerose ricerche si sono concentrate sull’efficacia della terapia a distanza, con particolare attenzione al ruolo del setting.
Il termine setting definisce la cornice all’interno della quale si svolge un processo terapeutico: è l’insieme degli aspetti che regolano la relazione terapeutica e i confini dello spazio di lavoro e che possono variare a seconda che si tratti di un percorso individuale, di coppia, familiare o di gruppo.
Gli psichiatri e psicoterapeuti Camillo Loriedo e Nicola Acri lo definiscono come l’insieme degli elementi precostituiti dal terapeuta che rendono riconoscibile e stabile la situazione di cura distinguendola al tempo stesso dagli altri tipi di relazione: la stanza degli incontri, i tempi, la frequenza e la durata delle sedute, i costi e le modalità di pagamento…
Tutte queste condizioni rappresentano e definiscono il setting e predispongono a loro volta quello che potremmo definire setting interno, cioè la cornice mentale del terapeuta, la sua teoria di riferimento, e il setting relazionale ovvero il modo in cui terapeuta e paziente stanno nella relazione, il loro grado di vicinanza, il loro stile comunicativo.
Ogni componente contribuisce a creare una cornice coerente e prevedibile, che può sostenere la sicurezza e l’efficacia del percorso.
Curare questi aspetti, infatti, non è solo una questione organizzativa: la qualità della relazione terapeutica, infatti, è uno dei principali fattori che predicono gli esiti del trattamento e il setting di una terapia è quel luogo accogliente e sicuro dentro il quale terapeuta e paziente possono muoversi al fine di raggiungere gli obiettivi di terapia.
Nel Dizionario di Psicologia, Galimberti specifica la funzione del setting spiegando che esso “delimita un’area spazio-temporale vincolata da regole che determinano ruoli e funzioni, in modo da poter analizzare il significato affettivo vissuto dai pazienti in una situazione specificamente costruita per questa rilevazione”.
In questa prospettiva, il setting non è solo “sfondo” della terapia, ma un vero e proprio strumento clinico: la sua stabilità, le sue regole e i suoi limiti diventano parte attiva del processo di cambiamento.
Il setting terapeutico funziona come una base stabile che permette alla relazione di svilupparsi in profondità: la sua prevedibilità aiuta il paziente a ridurre l’ansia e a prepararsi emotivamente alla seduta; il limiti ben definiti di spazio, tempo e ruoli proteggono sia il terapeuta sia il paziente da confusioni favorendo un lavoro mirato; la “ritualità” delle sedute può creare familiarità e rendere più semplice l’apertura del paziente o la sua capacità di affrontare tematiche anche dolorose.
Le sue componenti prioritarie per il processo terapeutico rimangono salde anche nella terapia online, mentre altre si modificano e diventano più flessibili.
È il caso, ad esempio, degli aspetti fisici del setting: nella terapia online, infatti, non ci sono due persone che parlano dentro a una stessa stanza, ma due persone in due stanze diverse che si incontrano attraverso uno schermo. In questo particolare contesto è come se la stanza di terapia fosse co-costruita per metà dal paziente e per metà dal terapeuta.
Proprio per questo, per fornire un trattamento competente, etico ed efficace in tele psicologia, i clinici devono considerare in modo esplicito come mantenere confini terapeutici appropriati, così da prevenire possibili danni e massimizzare i benefici del trattamento (Drum & Littleton, 2014).
Nella terapia online, il setting mantiene le sue funzioni di base – contenere, proteggere, dare continuità – ma il modo in cui queste si realizzano cambia. Lo spazio di cura non è più una sola stanza, ma una cornice condivisa tra due ambienti diversi: paziente e terapeuta contribuiscono entrambi a creare il “luogo” della terapia, scegliendo da dove collegarsi, come posizionare la videocamera, quali elementi rendere visibili.
La tutela della riservatezza passa anche attraverso cuffie, porte chiuse, accordi con i conviventi oltre che attraverso piattaforme sicure.
Un aspetto da non sottovalutare è che il paziente porta la terapia dentro i propri spazi quotidiani: questo può facilitare il collegamento tra ciò che emerge in seduta e la vita di tutti i giorni, ma richiede una cura particolare nel mantenere un confine mentale tra “tempo di terapia” e “resto della giornata”.
Il terapeuta ha il compito di rendere espliciti questi aspetti così che il setting online possa essere percepito come altrettanto solido e affidabile di quello in presenza.
Altro aspetto che è stato ampiamente indagato è che, in presenza, gli elementi costitutivi del setting passano anche attraverso il corpo, la postura e lo spazio condiviso; online vengono veicolati soprattutto tramite lo schermo, la voce, lo sguardo e la cura con cui si preserva la privacy.
In entrambi i casi è la coerenza del setting a rendere possibile un’alleanza terapeutica solida.
Negli ultimi anni numerosi studi hanno confrontato l’efficacia della psicoterapia in presenza e online, osservando come il setting digitale, se ben strutturato, possa sostenere un lavoro clinico di qualità.
Una revisione pubblicata nel 2018 sul Journal of Anxiety Disorders (Andrews e colleghi, psicologi clinici e ricercatori) ha evidenziato che diversi interventi psicologici erogati via internet risultano comparabili, in termini di riduzione dei sintomi, alle stesse terapie svolte in studio.
È stato dimostrato quindi che la relazione terapeutica può svilupparsi in modo solido anche attraverso lo schermo a condizione che il setting sia chiaro, stabile e rispettato.
Non è tanto il “dove” avviene la terapia a determinarne l’efficacia, quanto la qualità della cornice terapeutica: chiarezza di ruoli, continuità degli incontri, sicurezza e alleanza tra paziente e terapeuta.
Benedetta Laudi