HomeDe Litteris Et ArtibusDE LITTERIS ET ARTIBUS – Il cinema ritrovato – Il federale, Luciano Salce (1961)

DE LITTERIS ET ARTIBUS – Il cinema ritrovato – Il federale, Luciano Salce (1961)

Siamo a Roma, nel maggio del 1944, con gli americani arrivati alle porte della città, e Primo Arcovazzi -interpretato dall’indimenticabile Ugo Tognazzi- un graduato delle Brigate nere, viene incaricato di catturare il Professor Bonafè (Georges Wilson) noto filosofo antifascista prelevandolo dal paesino abruzzese di Villalago per riportarlo a Roma. 

Se Arcovazzi porterà a buon fine la missione, verrà proposto dai vertici fascisti per la nomina a federale.

Primo Arcovazzi, un fascista di origine cremonese esaltato e un po’ sempliciotto, aspira da tempo a questa promozione per cui parte a bordo di un sidecar e, dopo aver raggiunto e catturato Bonafè, si mette con lui sulla via del ritorno a Roma.

A una curva della strada e dopo essere scampati a un attacco dei partigiani, per evitare di travolgere una ragazzina, Lisa (una giovane Stefania Sandrelli), Arcovazzi sbanda e finisce in un fosso, sfasciando il sidecar. 

La ragazzina che è una ladruncola, nel ritrovare gli occhiali persi da Bonafè durante l’incidente li propone come nuovi al professore che abbocca all’inganno, in cambio di denaro.

Poco dopo una pattuglia tedesca transita dal luogo dell’incidente e i soldati, riparato il mezzo di Arcovazzi, glielo requisiscono conducendo i due presso il loro comando dove il professor Bonafè è riconosciuto come elemento ricercato dai tedeschi e viene sottratto dalla custodia di Arcovazzi. 

Allora, il fascista con una scusa si fa arrestare a sua volta per non perdere la consegna degli ordini ricevuti e nel corso della notte, mentre la zona viene bombardata, i due riescono a fuggire tramortendo un soldato tedesco a cui rubano la divisa che viene indossata da Bonafé.

Nel corso della fuga i due incontrano di nuovo la giovane ladruncola Lisa che la mattina dopo sparisce con la divisa di Arcovazzi. 

Dopo aver rubato una vettura anfibia ai tedeschi i due arrivano, a costo di non poche peripezie, presso una Casa del Fascio in cui sono asserragliati alcuni giovanissimi avanguardisti che sottopongono Arcovazzi a varie domande sul fascismo, sospettando che si tratti di un paracadutista americano; ma lui supera tuta la raffica di domande anche grazie all’aiuto del professore Bonafè.

Requisito un tandem, i due si dirigono verso il paese di Rocca Sabina, dove abita il poeta Arcangelo Bardacci, ex maestro mentore di Arcovazzi, che però i familiari dicono essere morto in guerra; il fascista scoprirà invece che Bardacci è vivo, ma si è nascosto nella soffitta di casa in attesa della fine della guerra. 

Arcovazzi adempie comunque al suo ordine di riportare il prigioniero a Roma, prigioniero però che proprio Bardacci cerca di far fuggire in treno poiché convinto che lui durante la notte abbia approfittato delle grazie di sua moglie.

Raggiunto il treno, Arcovazzi riprende il professore, sventandone l’ennesimo tentativo di fuga, e rimessisi ambedue in cammino, incontrano ancora la giovane ladra Lisa la quale, in cambio della divisa precedentemente rubata ad Arcovazzi, gliene offre una, nuova di sartoria, da federale e a questo punto il fascista stenta un attimo per pudore, ma poi, convinto da Bonafè, la indossa e ne diventa assolutamente fiero e orgoglioso. 

Così vestito, il milite Arcovazzi entra a piedi finalmente in Roma con il suo prigioniero senza sapere che la città è già caduta nelle mani degli angloamericani e che fascisti e tedeschi si sono ritirati verso Nord.

Arcovazzi cammina tranquillo per la strada alle porte di Roma, ma è subito afferrato e malmenato dai partigiani. A salvarlo dal linciaggio è il professor Bonafé il quale gli offre la propria giacca, quasi a suggellare una amicizia che le peripezie e i pericoli sopportati insieme hanno fatto nascere fra due uomini.

Così Bonafè si allontana con lo zoppicante Arcovazzi sotto tiro dei partigiani e, girato un angolo, il fascista chiede di essere fucilato in fretta, ma il professore lo libera e lo spinge con forza a dileguarsi.

Il film si chiude con una memorabile ultima scena in cui Arcovazzi, pur svuotato dei suoi ideali, ma ancora con una scossa di dignità, quasi rifiuta di spogliarsi della divisa e sdegnosamente butta via i pacchetti di sigarette che erano stati lanciati da un camion di americani e si allontana, mentre Bonafè andandosene in direzione opposta trova un’automobile di partigiani che sono passati a riprenderlo. 

Il federale, da una sceneggiatura scritta dal regista Luciano Salce insieme a Castellano e Pipolo, è un lungo viaggio che una insolita coppia di personaggi compie in un paese in veloce trasformazione. 

Arcovazzi e Bonafè sono due opposti, antieroi e comuni mortali che si spogliano da ogni ideologia per la pura necessità di sopravvivere e portare a casa la pelle. 

Gli attori Ugo Tognazzi e Georges Wilson sono estremamente capaci nell’interpretare i protagonisti di un percorso alla scoperta della meschinità italica in cui alleati e nazifascisti si capovolsero repentinamente nel corso della storia.

Accanto ad Arcovazzi e Bonafè, trova spazio una nazione abbandonata dal potere e costretta a trovare un modo per autoregolamentarsi da sé, ancorché distrutta da una guerra: l’Italia che non si lascia affondare, ma trova la forza di reagire e non abbattersi. 

Il risultato è un film di un tono leggero e divertente, ben girato da Luciano Salce, con un finale tra i più toccanti del genere. 

Una curiosità: la canzone spesso intonata dall’aspirante federale Primo Arcovazzi è la “Canzone dei sommergibili”, attuale pezzo musicale della Marina italiana.

 

Antonio Grossi

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