HomeDialogandoNewsletterApprofondimentoL’APPROFONDIMENTO (Et altera) – Dare valore alle piccole cose (2)

L’APPROFONDIMENTO (Et altera) – Dare valore alle piccole cose (2)

Nel numero scorso abbiamo iniziato -insieme- ad accendere una luce nuova nel nostro sguardo: una novella consapevolezza nella nostra mente: un ritmo nuovo (più pacato e attento) ai nostri gesti e un’accuratezza nuova (rara).

A mettere un capace freno ai nostri impulsi.

E a sviluppare una sincera curiosità e attenzione verso il mondo e le persone che ci circondano.

Abbiamo iniziato a respirare. A fermarci. A osservare. A sorridere.

E la nostra vita -inaspettatamente- è diventata più tranquilla eppure molto più ricca.

Il nostro gesto più mirato, gentile, attento eppure molto più efficace.

È un po’ come essere passati da un mondo in bianco e nero  a un mondo a colori. Quanta bellezza avevamo perso!

Il valore che stiamo dando diventerà sempre più attento e pervasivo. Eppure, per nulla frenetico: appropriato.

Diamo valore, infatti, anche alle pause e al silenzio.

Riprendiamo da qui.

Date valore anche agli oggetti.

Non nell’indistinta ottica del possedere e accumulare. Al contrario: nel curarvi di ogni piccola cosa.

Imparate a riparare.

Un calzino, una tazza, un mobile, una sedia. Rammendate, incollate, lavate, aggiustate.

Amate.

Non importa se siate economicamente in grado di buttare e ricomprare. Quando riparate qualcosa -con cura- state in realtà riportando in vita quell’oggetto.

Così imparate a capire che sulla punta delle vostre dita vi è la possibilità di riallineare qualsiasi cosa storta; amare qualsiasi cosa imperfetta; tollerare e illuminare qualsiasi momento buio.

Prendervi cura di qualsiasi situazione presente.

Implica un rallentare, prima che un fare.

Non ci può essere vera cura senza una dedizione attenta. Non ci può essere vera cura senza osservare e ascoltare.  E non ci può essere vera cura nella fretta come nella reattività.

Lasciate decantare ogni urgenza e ogni impulso e lasciate che ogni azione sorga -fresca- da una pausa e da una mente effettivamente limpida.

Datevi tempo.

Mentre diamo valore a ogni gesto e ogni istante, spiega il Buddha, stiamo edificando una simbolica ossatura interna che renderà la mente profonda, penetrante, calma ed efficace, appropriata, presente, benevola eppure forte. Stiamo edificando, prosegue il Buddha, una struttura interna che trasformerà spontaneamente il nostro essere e illuminerà la nostra vita infondendole qualità apparentemente opposte: leggerezza, accuratezza, gioia eppure visione profonda e forza interiore.

Diventiamo persone più semplici, salde, leggere e felici.

Il Buddha chiamò indrya spirituali, nell’antica lingua pali, alcuni valori che dovranno permeare ogni nostro istante e ogni nostro modo. Non esiste una scala tra faccende importanti e non-importanti; persone importanti e non-importanti; momenti importanti e non-importanti.

Lì dove siamo: ciò è importante.

Questi valori (indrya) poggiano su sila (moralità assoluta, la quale non sceglie quando applicarsi; si applica) e si nutrono di adhittana parami (fermezza assoluta nel rispetto di tale moralità e di tali modi appropriati). Per farlo, richiedono sati (consapevolezza in ogni istante, la quale diviene a tal punto soffice e spontanea da non richiedere alcuno sforzo).

Sono illuminati da kanti (amore e cura).

E sfociano ineluttabilmente in piti-suka: un senso di gioia e felicità nella nostra Vita.

Non diventeremo felici ritenendo di essere diventati persone più buone. Né per supponente senso di superiorità e tantomeno per leggerezza incosciente.

Diventiamo felici per una semplice legge di natura: noi poniamo il buon seme e la natura fa il suo corso.

Non lo attendiamo: avviene.

Addestriamo il corpo, la parola e la mente a orientarsi al bene.

Nel cammino dovremo infondere:

– pazienza infinita (tanto infinita che pare non avere né inizio né fine e da risultare squisita e leggera perfino per noi; detta kanti in lingua pali)

– forza interiore (tanto salda da superare noi stessi, quasi giungesse da chissà dove, non-nostra, la quale ci riveste spontaneamente; virjia in lingua pali)

– fiducia e fede incrollabili (le quali risultano accresciute dalla esperienza; saddha in lingua pali).

Attraversato questo guado (nel quale la pazienza non dovrà vacillare né la fede né la cura né la forza interiore): piti-suka ovvero senso di gioia e felicità saranno costanti e pervasive: nel nostro sguardo, nella nostra mente. E da lì nella nostra vita.

Date valore.

Date valore alle vostre parole e agli impegni presi.

Date valore al silenzio. Alle pause. Al minuscolo. Al contemplare.

Date valore: a tutto.

Alla natura, al mondo, alle persone, alla vita. Non con grandi battaglie, ma partendo da ogni istante che affiora: date valore a quell’istante.

Questa via del dare valore, dice il Buddha, anche alla più insignificante manifestazione dell’esistenza richiede un forte impegno.

Ma vi porterà a sperimentare pace, serenità, visione profonda e gioia.

La vita acquista significato e bellezza.

Tutto acquista significato e bellezza.

Iniziate a vedere come se aveste gli occhi posti al centro del petto.

Avete la possibilità di attraversare dalla (attuale) dimensione del tutto-subito, tutto-lecito, tutto-sostituibile, tutto-disponibile, tutto-ora, tutto-distratto, tutto-insoddisfacente, nulla-importante alla dimensione del dare valore.

Riconoscetevi questa possibilità. Sperimentatela, da ora: date valore.

E ricordate che anche l’astensione ha un ruolo centrale.

Spesso scordiamo il potere corroborante e creativo dell’astenersi, non per ignavia, ma per consapevole scelta e raramente osserviamo quanto ciò che facciamo o diciamo acquisti peso, forza e bellezza proprio in virtù di altre cose che, coscientemente, non facciamo o non diciamo.

E così, con questo richiamo all’astensione, l’articolo si chiude.

E anche Dialogando si sospende per la pausa estiva.

Pausa. Cura. E amore.

 

Elena Greggia

(Fine. La prima parte dell’articolo è stato pubblicato sul precedente n. 258)