HomeDialogandoL’EDITORIALE – Il diario come filtro contro il frastuono

L’EDITORIALE – Il diario come filtro contro il frastuono

Ho provato a fare esperienza di qualcosa un tempo diffusa fino alla esagerazione, ma per la quale oggidì non c’è spazio e neanche, forse, utilità: tenere un diario, ma no, solo un semplice appunto quotidiano e disordinato poiché unicamente (abbozzo di) pensiero senza tema e lasciato al caso.

Lo scartafaccio dell’esperimento, realizzato nel sonnolento mese di agosto, è disponibile in Apocrifa di questo numero.

Lo scopo attribuibile a questa esperienza potrebbe indicarsi quale il depositare lungo un percorso di periodi temporali in teoria anonimi e uguali, che altro segno distintivo non ha oltre al calendario, un certo numero di pietre colorate volgendosi verso le quali si possano ricordare approssimativamente i passi compiuti e, in particolare, valutarli.

Talora o (forse) spesso avviene, infatti, che nell’affanno e nel frastuono dell’ambiente nel quale usualmente ci si trova il tempo, anche quello appena trascorso, che fluisce secondo modalità o misura comunque indipendenti dall’averne o non averne percezione, prima si impasti informe e quindi evapori dando la sensazione di essere (rimasti) immobili e che, troppo avendo ascoltato e parlato, in realtà nulla o quasi sia avvenuto.

E a questa sensazione ricorrente sarebbe sensato dare un minimo di interpretazione: sul piano fenomenico sono avvenuti fatti, certamente, ma di questi taluni hanno valore (poco o tanto) e talaltri, sovente in maggioranza, nessuno.

Sebbene abbiano affaticato (inutilmente e, anzi, anche con danno) mente e cuore.

Lo scenario è simile a quando, in barca a vela con vento da poppa e velocità del vento uguale a quella dello scafo, in assenza di punti fissi da traguardare pare di essere fermi (si dice ‘vento apparente zero o quasi’) sulla superficie acquea, mentre nella realtà si procede e come.

Un diario o una cronologia, per quanto approssimativi, servono, per così dire, da un lato a non cadere nell’inganno del ‘vento apparente zero’ e, dall’altro, a distinguere in qualche modo, a posteriori che è conoscenza empirica di qualche maggiore efficacia rispetto a quella in itinere, gli avvenimenti prima che essi evaporino dalla memoria e a dare loro il peso che meritano.

Si arriva a intuire che quantomeno parte (tanta, poca … dipende) di eventi sui quali si è, nel caso, posato il pensiero o discusso o gettata preoccupazione non valevano proprio la pena e che, viceversa, per altri la prospettiva è diversa.

Può emergere una diversa consapevolezza circa lo svolgersi della vita e il valore da dare al contesto, generale e specifico, nel quale ci si muove:  vale a dire una differente attenzione da riservare agli accadimenti, ai fatti e alle parole che punteggiano tempo e spazio in divenire, prendendo spunto dal passato per orientarsi possibilmente, già a priori ed assumendosene il rischio, a riconoscere a fatti e parole l’importanza e il senso che richiedono.

Un orientamento -filosofico (alla lettera) o spirituale (di fede sia immanente sia trascendente) – che aiuta a tenere presenti la caducità e al contempo il valore senza dipendere in preponderanza dal contorno e dall’apparenza.

Se il re è nudo, è opportuno cercare di ricordarselo prima di dargli retta e senza aggregarsi (donde il termine non sempre esaltante di ‘gregario’) in dequalificante confusione con la belante o mugghiante greggia.

Se buona parte delle notizie -anzi neanche notizie, ma comunicazioni in dubbia o mala o sciatta o ignorante fede- che opprimono la creatura pensante dal primo risveglio (e poi sentenziano che la gente è in gran maggioranza stressata, in ansia, nervosa, senza fiducia etc) è pattumiera, ci si può provare a scostarla gentilmente da sé e lasciarla ai netturbini, anzi operatori ecologici che, per esperienza, risultano costituiti un po’ dal tempo, un po’ dalla verità, un po’ dal controllo o verifica e così via.

Con un minimo di pazienza si intravede la vanagloria e la prepotenza di numerosi fra i VVIP, i VIP e quadrupedi variopinti da guardia o da compagnia che essi portano al guinzaglio, l’idiozia e irrilevanza dei comportamenti e il particolare non ultimo che di tante loro gesta e dichiarazioni, registrate in prime pagine di media asserviti, inaffidabili o comunque ignavi, nulla rimane già dopo pochi giorni, presagio di quanto resterà di loro nella storia, memoria o considerazione comune a breve termine.

Certo, i danni compiuti sono reali, così come le vite spente e le paludi seminate di cui renderanno conto prima che se lo aspettino, ma in realtà non sono costoro scesi da Sirio e quindi circa il come e perché siano ai posti di comando criminali o deficienti o, anche e forse più propriamente, una Mischung di entrambi i generi, deve indurre a riflettere coloro che siano in grado di farlo intorno (anche) alle molteplici responsabilità individuali e collettive e, potendo, ai derivanti e più opportuni comportamenti.

Nello Antico Testamento (Salmo 90, 12) c’è una riga adatta a ciascuno, credente o meno (anche se è improprio perché tutti credono Qualcuno-qualcosa), che dice: Insegnaci a contare i giorni e giungeremo alla sapienza del cuore.