L’EDITORIALE – Il frastuono degli ignavi
Un conduttore televisivo russo, nel corso di un programma (Polnyj Kontakt, Full Contact) che cura sulla TV di Stato Rossiya 1, ha insultato anche in lingua italiana, che un po’ mastica avendo proprietà immobiliari sul Lago di Como, la presidente del Consiglio dei ministri rea, a suo dire, di avere tradito Trump il quale, da parte sua, già si era pulito la bocca con la consueta finezza a motivo della lesa maestà costituita dall’inaccettabile oltre che imprevisto voltafaccia della nostra.
Non è dubbio che un’Italia dedita, come in precedenza, ad attorcigliati equilibrismi pur di compiacere e rimanere nelle grazie del taikùn (e. g. per la seconda Guerra persiana ‘né a favore né contro’ oltre al minuetto -vorrei, ma non posso/potrei, ma non so- attorno all’ignobile Board of Peace per Gaza), con ciò identificando il Bel Paese anche quale pancia molle della UE, piacesse maggiormente alla Russia rispetto alle recenti prese di posizioni che, escludendo subalternità, hanno puntato a indipendenza di pensiero e di scelta nel quadro di un’alleanza di pari dignità se non di forza.
‘Il mondo è bello perché è vario’ sosteneva un saggio che non conosceva il mondo di oggi, ma la filosofica considerazione può ancora valere, a parte forse il giudizio estetico, come chiave di lettura per uno scenario grottesco e pur sempre uguale.
Già lo scorso anno una gentile signora, portavoce del ministero degli Esteri russo, se l’era presa con il presidente della Repubblica accusandolo di menzogne e bastava il riferimento al solo concetto di menzogna, su quella bocca, per prenderne le misure: sue e di coloro in nome dei quali si esprimeva (e peraltro continua a esprimersi).
Ora si muove costui, mezzobusto noto a livello mediatico e tanto benemerito verso il potere da essere stato insignito dell’Ordine d’Onore, prestigiosa onorificenza civile della Federazione Russa (dal 1994) conferita dal Presidente in persona a premio di risultati eccezionali nello sviluppo della nazione e alti meriti nel lavoro, nella scienza, nella cultura etc inclusa la promozione della pace.
Il pronto soccorso iracondo e volgare del russo al da lui non tanto diverso statunitense fornisce, ridicolmente oltre allo scopo della contingenza, una sintetica, ma parlante foto di gruppo di compagni di merende i cui interessi reali sono comuni dietro al paravento posticcio di apparenze e schermaglie utili al mantenimento della disinformazione.
Questo massiccio signore, che in italiano aggiunge porcherie a neologismi di fantasia, non immagina che anche, e più eufonicamente, con il cognome del suo padrone pronunciato nella lingua di Dante si potrebbe giungere ad analoghe profondità di pensiero, ma questi sono affari suoi.
Gli affari italiani sono diversi e la presidente lo ha sobriamente scaricato senza abbassarsi a rispondere e considerandolo una caricatura agli ordini del cupo padrone e come tale tamquam non esset.
Su di uno palcoscenico circense dove il frastuono delle parole, in particolare inutili o malvage, supera di gran lunga il livello di guardia del minimo etico e di una pur approssimativa civile convivenza, cautela da adottare per igiene mentale dovrebbe essere, e diventare sempre più selettiva, la misura che non chiunque apra la bocca per emettere suoni o rumori sia necessariamente da considerare interlocutore cui in qualche modo rispondere o riservare attenzione, ma preferibilmente solo chi sia accreditabile in base a criteri di un qualche valore alla luce quantomeno della prudenza del buon padre di famiglia, come usavasi dire.
E così ancor più a livello politico, se alla politica si voglia riservare (anche) un senso positivo.
Nessuno deve poter pensare che sarà preso in considerazione solo perché bercia: l’interlocutore deve poter essere scelto, non subìto.
Anche perché in genere ogni disturbatore aspira non tanto al colloquio, pur duro e scabroso, o a risposte, ma a innescare polemiche che sono il mezzo a lui necessario affinché la sua voce si distingua e quindi non chiede altro che di essere in qualche modo amplificato, pur negativamente, e fra tanti cretini in circolazione aspira quindi a essere un cretino importante.
Se questa fosse prassi, analogamente da evitare sarebbero iniziative bensì di rito, ma nei fatti del tutto inutili e anzi controproducenti in quanto volani di polvere assai graditi da controparte come quella del ministro degli Esteri che ha convocato l’ambasciatore russo per chiarimenti e si è fatto all’istante dare del lungo dal salottiero proconsole il quale ne ha approfittato per salire in cattedra definendo la convocazione della Farnesina una altra cantonata poiché nessun rappresentante delle autorità russe ha mai espresso giudizi offensivi nei confronti suoi o dell’Italia.
Un altro personaggio importante che dimentica o forse neanche considera la portavoce del suo ministero degli Esteri.
Anche, e a maggior ragione, i media nazionali, sempre comprensibilmente ansiosi di riempire pagine e spazi, dovrebbero però evitare di dare corda e risonanza a chi non se lo merita e basterebbe considerare, e. g., la del tutto inutile mezza prima pagina dedicata dal Corsera (22 aprile) alla vicenda e a come sarebbe stato più serio (è più efficace in termini di dignità mantenendo il diritto di cronaca) dare notizia con un sobrio trafiletto riportante il fatto e la educata risposta della presidente allo scalmanato il quale, non per nulla, è tornato subito dopo alla carica presentandosi come ebreo perseguitato e rincarando accuse (più politiche che sessiste) che autocertifica veritiere e poi, ad abundantiam, ancora accusando di nuovo il presidente della Repubblica (che saggiamente non ha fatto una piega).
Tanto già il giorno seguente dei gracidanti batraci non c’è più memoria, come è giusto.
Ignorare persone di scarso valore e non raccogliere calunnie e critiche strumentali negando loro attenzione o, ancor peggio, paglia ai fuochi fatui di polemiche maligne sarebbe saggezza politica e comunicativa con qualche radice di civiltà.
“Non ragioniam di lor, ma guarda e passa” dice Virgilio a Dante (Cantica 1, III, 51) riferendosi agli ignavi (coloro che mai non prendono posizione) e nella premiata innumere categoria sono compresi a buon diritto anche coloro che, di posizioni, ne prendono di continuo e sempre pronti a cambiarla.
Parole cui rispondere e parole -da non confondersi con opinioni contrarie o critiche- che neanche essendo parole, ma emissioni è meglio lasciare si perdano da sole.