Giuseppe Verdi nella lettera (1871) a Francesco Florimo, amico di Vincenzo Bellini e bibliotecario del Real Collegio di Musica, con la quale declinava l’invito a succedere a Mercadante nella direzione del Conservatorio di Napoli, desiderando suggerire alle nuove generazioni un indirizzo didattico utile, orientato allo studio degli autori antichi, ebbe a scrivere Tornate all’antico e sarà un progresso non tanto riferendosi al gusto musicale in sé quanto a come insegnare, frase poi divenuta aforisma valido per qualsivoglia novità che non mantenga le promesse e non soddisfi. La nostra Redazione intende aprire nel De Litteris et Artibus, spazio (secondo il suo nome)

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La lite, ché diversamente non si potrebbe chiamare il confronto in atto sulla tolda della italica navicella circa la ‘riforma’ della giustizia, fra inimici che si appellano a dichiarazioni apodittiche più che ad analisi del progetto in modalità anche così faziose (fazziose, scriverebbe il non dimenticato sindaco Giuseppe Bottazzi) da arrivare alla reciproca offesa, è cresciuta trascendendo al punto da indurre il presidente della Repubblica

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