HomeDialogandoNewsletterApocrifaAPOCRIFA – Res publica popularis Sinarum sapiens custodiens ac vigilans (Cina saggia, attenta e vigilante)

APOCRIFA – Res publica popularis Sinarum sapiens custodiens ac vigilans (Cina saggia, attenta e vigilante)

Alcuni giornalisti del NYT, di cui due di lingua madre, hanno analizzato a lungo documenti ufficiali governativi raccolti da ChinaFiles, un’agenzia di giornalisti, sinologi ed esperti di comunicazione sorta a Pechino nel 2008 con focalizzazione sulla Cina e quindi ampliata fino a coprire l’intera area asiatica: si tratta di oltre centomila documenti con i quali la pubblica amministrazione, intendendo acquisire sistemi software e tecnologie di sorveglianza delle persone, chiede alle imprese offerte specificando contenuti, requisiti di prodotto e obiettivi.

Le principali conclusioni dell’inchiesta, aggiornata alla data odierna e recentemente pubblicata, non ha sorpreso più di tanto per il dichiarato obiettivo politico, la sorveglianza massiva delle persone, che già era noto, ma per la sua modalità altamente invasiva della quale ancora non si sospettavano ampiezza ed efficacia: un sistema di registrazione e archivio di identificazione, attività e relazioni delle persone finalizzato a mantenere con efficienza e sicurezza l’attuale regime.

Qualche dettaglio.

La polizia sceglie con cura strategica i luoghi in cui installare le telecamere di riconoscimento facciale (siti di realizzazione di bisogni e aspirazioni comuni: mangiare, divertirsi, viaggiare, fare acquisti etc.) onde massimizzare la quantità di dati che possono essere raccolti e inoltrati a potenti software analitici in grado di individuare, e.g., razza, sesso, presenza di occhiali, maschere etc.

A proposito di telecamere in luoghi privati come gli alberghi è riportato come la Marriot International (il casus belli è un hotel Sheraton situato in una provincia sudorientale) abbia precisato al Times che nel 2019 il governo locale ha richiesto filmati di sorveglianza e che la società aderisce alle normative locali, comprese quelle che regolano la cooperazione con le forze dell’ordine. Dal che si deduce che i filmati siano stati resi disponibili.

Per il tramite dei localizzatori telefonici la vita digitale delle persone è collegata ai suoi movimenti fisici.

Dispositivi come sniffer WiFi e catcher IMSI possono raccogliere informazioni dai telefoni mobili nelle loro vicinanze e consentono alla polizia di tracciare i movimenti dei soggetti che si intendono controllare collegando la singola impronta digitale, l’identità della vita reale e la posizione fisica.

Allo scopo sono raccolti anche i nomi utente dei proprietari di telefoni sulle app più popolari di social media.
La polizia sta altresì iniziando a raccogliere impronte vocali utilizzando registratori di suoni collegati, con una potenza di captazione in un raggio non inferiore a 300 piedi dalla postazione, alle telecamere di riconoscimento facciale.

E con la motivazione della necessità di rintracciare i criminali (la cui definizione da parte delle autorità è sovente vaga e può includere dissidenti politici) la polizia cinese sta acquistando attrezzature per costruire su larga scala database di scansioni dell’iride e DNA.

Il primo database delle iridi a livello regionale, con una capacità di contenere campioni fino a 30 milioni di persone, è stato costruito intorno al 2017 nello Xinjiang, sede della minoranza etnica uigura.

Per quanto concerne la raccolta di campioni di DNA, i documenti di gara analizzati dal Times hanno mostrato che già nel 2022 almeno 25 province e regioni su 31 avranno messo a punto tali database.

I sistemi di videosorveglianza in atto mostrano, ovviamente, ancora dei limiti e uno dei maggiori allo stato identificati è che i dati non sono centralizzati per cui soccorrono progressivamente dei software, attivamente ricercati e in fase di avanzata sperimentazione da parte delle autorità, in grado di assemblare numerosi dati raccolti su una determinata persona e mostrarne movimenti, abbigliamento, veicoli utilizzati, informazioni sui suoi dispositivi mobili e singole connessioni sociali onde mettere insieme profili o dossier completi sui soggetti verso i quali indirizzare le attività di monitoraggio.

Gli appaltatori dei servizi governativi di sorveglianza dichiarano prevedibilmente che i loro obiettivi consistono nel rendere più sicure le comunità rispettivamente affidate loro e non di monitorare specifici individui o gruppi di persone, ma a parte il credito che si può attribuire agli impegni espressi da imprese siffatte, le quali per il servizio che rendono è facile supporre siano ‘gradite’ al governo, si è scoperto che questi sistemi sono già utilizzati dalla polizia per costituire dossier personali secondo scelte unilaterali e teoricamente indirizzabili verso qualunque cittadino (dipende dalla potenza degli strumenti che sono in continua progressione tecnica), sia cinese sia ospite, e metterli a disposizione di tutti i pubblici funzionari cui il governo intenda o intenderà fornire le credenziali di accesso.

 

Ora, premesso che tutti i governi (e i governanti), da che mondo è mondo, sognano a occhi aperti e modi e condizioni per trattenere ad libitum il proprio potere e che solo i sistemi democratici, sebbene imperfetti e comunque suscettibili a loro volta di evolversi nell’autoritarismo al momento in cui cala eccessivamente lo spirito etico della popolazione, costituiscono un (peraltro laborioso) argine di protezione verso la tirannide, sembra attendibile immaginare che tutta la copiosa documentazione pro-privacy che siamo adusati a compilare pazientemente in ogni occasione della nostra giornata (sia in presenza sia in internet) non costituisca altro che una delle (tante) forme di tranquillizzante ipocrisia occidentale.

Già da noi non funziona in realtà alcuna barriera formale e i nostri dati sono regolarmente scambiati e venduti, nonostante le grida contrarie, onde sarebbe meglio forse sprecare meno tempo a impegnarsi nelle formalità, ma un po’ di più nella sostanza (chi sa dove finiscono i dati di quelle app cinesi gratuite che consentono di modificarsi da sé -per divertimento- i dati facciali) e nel far crescere di conseguenza una sensibilità etica adeguata al rispetto reciproco.

Ma conoscere, ancorché in misura comunque approssimativa e forse anche per difetto, quanto avviene nei Paesi a regime autoritario dovrebbe rendere più prudenti gli esterofili ideologici o politicamente impegnati nel consueto loro predicare affermando con sicurezza facili idiozie oppure, nel caso di effettivo convincimento, suggerire loro di trasferirsi direttamente in loco per godere, finalmente, di tale agognata e non mai loro concessa civiltà organizzata.

LMPD

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