DE LITTERIS ET ARTIBUS – Tolmezzo (al centro della Carnia)
Cucina economica
Tornate all’antico e sarà un progresso

D.Lange Corner of Kitchen, home of tobacco sharecropper. Person Country, North Carolina 1939. Fonte: Heritage Images.com
Tolmezzo
(al centro della Carnia)
Tolmezzo (Tumieç in friulano, Schönfeld in tedesco antico, Tolmeč in sloveno, Schunvelt in timavese) conta oltre 9.600 abitanti ed è considerato il centro di riferimento della regione storica della Carnia.
«…abbiamo comandato, come comandiamo, che siano da tutti in perpetuo inviolabilmente osservate, così volendo nobilitare essa Terra, e Comunità Nostra di Tolmezzo, oltre la di lei vecchia, ed antica usata Insegna della Torre, e Porta, sopra cui risiede l’Aquila, quale a beneplacito possano usare, concediamo in perpetuo l’Insegna della Croce bianca in Campo Celeste, con il finimento suo rosso, qual abbia in futuro, tanto per Vessillo, quanto per sigillo, o in altro modo…»
Così nel mese di agosto dell’anno 1392 il patriarca Giovanni Sobieslaw di Moravia oltre a confermare gli antichi privilegi e statuti della Carnia, eleva Tolmezzo a ruolo di capo di tutto il territorio, concedendole una nuova insegna: la bandiera a campo azzurro con croce bianca orlata di rosso. Questa è la bandiera che tutt’oggi Tolmezzo utilizza nel gonfalone comunale assieme ai più antichi simboli della torre con porta, sovrastata dall’aquila.
E da come si evince anche dai testi di Niccolò Grassi e Pio Paschini, sembra quasi che la bandiera vada a elevarsi come simbolo del territorio carnico dato il riconoscimento di Tolmezzo come capoluogo della zona.
Tolmezzo si trova ai piedi del monte Strabut a oltre 300 metri sul mare tra il Tagliamento e il torrente But, alla confluenza delle sette valli carniche circondata dalle Alpi Tolmezzine Orientali e in posizione, soprattutto in passato, molto favorevole: la valle è infatti attraversata dalla strada, già esistente in epoca romana (nota come via Iulia Augusta) che attraverso il Passo di Monte Croce Carnico porta in Austria (anticamente Norico). Il simbolo del Comune è la Amariana (1906 m), splendido monte che con la sua forma piramidale si erge sopra la città.
Le prime notizie storiche di Tolmezzo si hanno verso la fine del primo millennio, in un documento compare col nome Tulmentium ed è inclusa tra i feudi del Patriarcato di Aquileia. Molto probabilmente però la cittadina è più antica, si pensa abbia avuto origine da un piccolo borgo risalente all’epoca preromana. Sotto il Patriarcato di Aquileia tra il 1077 ed il 1420, Tolmezzo visse anni prosperi all’insegna dello sviluppo non solo economico, ma anche sociale.
I Patriarchi fecero costruire un castello (di cui ancora oggi si possono ammirare alcuni resti) che dominava la valle e dal quale si controllavano i traffici commerciali e si dava protezione agli abitanti. Sempre nel periodo patriarcale la città fu dotata di un mercato (intorno al 1200) che contribuì all’aumento della popolazione migliorandone le condizioni di vita e le fu concesso lo status di Terra che prevedeva una certa autonomia amministrativa.
Nel 1356 Tolmezzo divenne la capitale della Carnia a opera del Patriarca Nicola di Lussemburgo che suddivise il territorio in quattro quartieri amministrativi: Gorto, Socchieve, Tolmezzo e San Pietro. Intorno al 1400, Tolmezzo è attiva cittadina fortificata e le alte mura che la circondano sono dotate di ben 18 torri.
Più altre due torri esterne tra cui l’arroccata torre Picotta e la torre del Corpo di Guardia. Le porte della città erano quattro: le principali chiamate Porta di Sopra (in direzione nord-ovest) e Porta di Sotto (a sud-est), e le secondarie poste una in prossimità della fontana di Cascina (lato nord-est) e l’altra presso il Romitorio (lato sud-ovest). Intorno alla cinta muraria scorreva un fossato, e dominante sul territorio stava l’imponente castello patriarcale.
Il florido periodo feudale termina nel 1420 quando Tolmezzo, come tutto il Friuli, è annessa alla Repubblica di Venezia, mantenendo però gli ordinamenti ed i privilegi patriarcali senza importanti ripercussioni sull’economia e sulla società.
L’assetto economico della città iniziò a cambiare nel ‘700 con lo sviluppo industriale. Jacopo Linussio era il maggiore imprenditore della zona e operava in ambito tessile, dando lavoro sia nelle fabbriche che nel settore commerciale a centinaia di abitanti non solo di Tolmezzo ma anche delle valli limitrofe.
Il 1797 segnò la caduta della Repubblica di Venezia ad opera di Napoleone; con il trattato di Campoformio il Friuli e la Carnia passarono all’Impero austriaco. Nel 1805, in seguito alla vittoria di Napoleone ad Austerlitz, la Carnia fu annessa al Regno d’Italia sotto il dominio francese, Tolmezzo era ancora la capitale. In seguito alla sconfitta definitiva di Napoleone, la Carnia fu annessa al Regno Lombardo Veneto.
Nel 1866, dopo la terza guerra di indipendenza, la Carnia e una parte del Friuli entrarono a far parte del Regno d’Italia e Tolmezzo dette il suo contributo alla storia e alla Prima guerra mondiale durante la quale sul fronte carnico gli alpini furono impegnati contro gli austriaci.
La Seconda guerra mondiale vide impegnati i carnici contro i cosacchi e l’occupazione tedesca.
Sulle montagne che circondano Tolmezzo e in tutte le Alpi carniche, che segnano in gran parte il confine con l’Austria, si scorgono ancora i resti e le rovine di trincee e fortini. Nell’anno scolastico 1906 – 1907 l’insegnante della II classe della scuola elementare della frazione Caneva fu l’allora maestro Benito Mussolini.
Oltre alla lingua italiana, la popolazione utilizza la lingua friulana nelle varianti del friulano carnico essendo anche il Comune, per disposizione della Giunta della Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia, inserito nell’ambito territoriale di tutela della lingua friulana.
Il Comune di Tolmezzo è suddiviso in 10 frazioni con rispettivamente 9 consulte frazionali perché due di esse, molto vicine, condividono una consulta sola.
Betania (Betanie), 1.104 abitanti alle pendici del monte Amariana.
Sviluppo urbano recente.
Cadunea (Cjadugnee), 231 abitanti alle pendici del monte Cimons, in prossimità della confluenza del torrente Chiarsò con il But. Origini storiche (I millennio d.C.) collegate all’antica strada commerciale del Norico (Austria) e nucleo storico, a Nord del rio Aip, verso i campi e i pascoli.
Caneva (Cjanive), 519 abitanti in zona pianeggiante tra il monte Dobis e i fiumi But e Tagliamento collegata al capoluogo attraverso un ponte in pietra. Nucleo storico lungo la strada che collegava Tolmezzo a Verzegnis ed a Villa Santina con edifici sulla piazza a corti interne aperte verso la campagna e lungo l’asse viario a isolati compatti con corti chiuse cui si accede per passaggi coperti segnati da portali in pietra.
Casanova (Cjasegnove), 219 abitanti a destra del But su terreno in pendio a circa 2 km dal centro sulla strada per Zuglio. Sono due nuclei delimitati da alto muro in pietra, uno localizzato presso il rio Velon e l’altro intorno alla chiesa di San Daniele lungo la strada per la Pieve di Santa Maria Oltrebût.
La Pieve, una delle più antiche della Carnia, sulla rupe di Clapùs in posizione dominante sulla valle del But, risale al VI secolo (conserva al suo interno altari lignei seicenteschi della bottega del Comuzzo oltre che resti di un ciborio scolpito da Giovanni Antonio Pilacorte nel 1505 all’esterno) e si raggiunge anche per un suggestivo percorso pedonale chiamato Troi das Poises (Sentiero del Calvario) lungo il quale sono dislocate 13 ancòne scolpite che formano le stazioni della Via Crucis. Da qui parte un sentiero (Troi dal pelegrin) che lungo il fianco della montagna conduce a Cazzaso (Cjaçâs), 42 abitanti di origine celtica in edifici sistemati ad anello a est del monte Diverdalce caratterizzato da singolare cima pianeggiante e boscosa.
Fusea (Fusee), 232 abitanti, situata in una conca a leggera pendenza tra il monte Dobis e il monte Diverdalce, raggiungibile per una strada di rilevante contenuto naturalistico, che si sviluppa attorno alla chiesa di San Pietro Apostolo, in posizione elevata, attraverso strade molto strette conservanti l’originaria pavimentazione in ciottoli e intorno alla piazza della fontana con un nucleo centrale chiuso di piccole corti. A monte e presso il rio Luchiat, vicino alle gallerie della vecchia miniera di carbone, si trova Borgo Val Fusea con fabbricati storici e corti caratteristiche dell’architettura rurale carnica tradizionale.
Illegio (Dieç), 340 abitanti, su un pianoro posto a sette chilometri da Tolmezzo, si apre in una conca nelle pendici del Monte Amariana protetta da crinali montuosi che la rendono invisibile dalla valle del But. Più sopra sorge la pieve di San Floriano, VIII-IX secolo, per le memorie locali legato ai “castellani” di Illegio, cioè ai ministeriales del Patriarca aquileiese che avevano sede in loco come feudatari.
Imponzo (Dimponç), 361 abitanti, lungo la statale carnica in direzione nord, verso l’Austria, è ormai quasi unico agglomerato urbano con la vicina frazione di Cadunea e anche da qui parte un sentiero per la Pieve di S. Floriano.
Terzo – Lorenzaso (Tierç – Lorençâs), 424 abitanti, sono due frazioni molto vicine sulla riva destra del But a metà strada tra Casanova e Zuglio (nel I secolo a. C. Iulium Carnicum, fondata dai Romani in zona abitata da Celti lungo la importante via tra Aquileia e il Norico) verso sud in una zona pianeggiante sotto le pendici del monte Cuar.
Mario Oggero
(la parte precedente è pubblicata sul n. 262. Continua)