HomeDialogandoL’EDITORIALE – L’inganno del civilmente corretto

L’EDITORIALE – L’inganno del civilmente corretto

Il politicamente corretto, non bastando a se stesso, si è premurato di usare la medesima piattaforma pseudoculturale per dare origine al civilmente corretto che, date le favorevoli circostanze del contesto, è prestamente decollato e imperversa.

Nel mucchio, un caso perfino divertente.

Non c’è confezione di materia alimentare la quale, dopo avere magnificato di usare tanti meno grassi, sale, zuccheri etc in percentuali a due cifre (senza indicare il riferimento iniziale e inducendo quindi a temere quale miscela esplosiva o venefica ci fosse mai precedentemente), non porti da qualche parte avviso, augurio, minaccia o declaratoria che suona mediamente così: una alimentazione equilibrata e una costante attività fisica fanno avere (o per i più prudenti contribuiscono a) una vita sana.

Talvolta ci si spinge anche in mare aperto e si raccomanda, sulla falsariga dell’insegnamento degli esperti, una costante e coinvolgente vita di relazione.

Va da sé che questa ricetta in grado di cogliere l’elisir di vita lunga e felice si poggia su valide palafitte e, senza necessità di essere illustri clinici, si arriva perfino da soli a intuire che camminare sulle proprie gambe con non troppi chili di sovrappeso in spalla è probabilmente meglio che starsene grassi tondi a mollo nella pozzanghera o in poltrona.

Un intelligente (e pratico) medico anni or sono faceva salire un piano di scale ai suoi pazienti portando sul dorso uno zainetto con dieci chili e poi senza: anche se non li convinceva completamente, dato che la gola è tiranna, quantomeno faceva loro realizzare empiricamente la differenza.

Circa l’alimentazione equilibrata lo scenario è variegato e brulica anche di diete specifiche, alcune atti di fede, che talvolta producono lo spiacevole effetto, non appena sospese, di un peso corporeo allo stato brado.

Rimane, ancora di salvezza, la famosa (anche in senso latino) dieta mediterranea, variamente declinata sulle rive del Mare Nostrum e tradotta eziandio nei Paesi nord-europei ove è nota come dieta scandinava ma, nutrizionalmente parlando, sovrapponibile pur sostituendo per intuibili necessità agro-geografiche i componenti: olio di colza al posto dell’olio di oliva, segale-avena-orzo al posto del frumento, pesce grasso del Nord al posto di pesce azzurro etc.

Naturalmente non esistendo (ancora) la dieta di ambrosia e nettare dei Campi Elisi e permanendo una certa ottusità nei manducanti anche le cibarie più consigliate come cereali, olio, legumi e frutta secca se consumate in eccesso rispetto al modo di vivere (e.g. sedentarietà) procurano facilmente squilibri energetici e aumento di peso fino alla obesità.

Secondo il ministero della Salute circa il 43% della popolazione adulta è in eccesso ponderale (BMI ≥ 25) con il 32% in sovrappeso e oltre il 10% (4-6 milioni di persone) clinicamente obeso con l’aggravante che circa 1 bambino su 3 è troppo grasso (tra sovrappeso e obesità) e tale poco invidiabile misura mette l’Italia ai primi posti in Europa.

Questo è, tra l’altro, anche risultato del consumo in quantità generose di quegli stessi prodotti industriali (merendine, snack, bevande etc) che regolarmente portano stampigliata sulle rispettive confezioni la consolante declaratoria sopra menzionata.

Andrebbe altresì considerato che alimenti idealmente ottimi dipendono tuttavia tristemente dalle loro modalità di produzione all’ingrosso e che, e.g., la mela (ogni giorno levante il medico di torno) è sovente allevata -per essere bella e desiderabile come la gente la vuole, se no non la compra- a bagno di sostanze che metterebbero in difficoltà il buon vecchio e un pelino anche sospettoso Mitridate.

Così, sempre a esempio, il salubre salmone (povero sushi) negli allevamenti del Nord è nutrito con scarti avicoli e il branzino dalla candida carne, in Grecia, con scarti bovini (fin dai tempi della mucca pazza) e una quantità di verdure sono mantenute fresche e rugiadose con conservanti (basta la prova finestra con analoghi prodotti dell’orto presto appassiti) non necessariamente conservativi nello stesso grado anche degli organi dei consumatori etc.

L’elenco è lungo e chi intenda assumere informazioni non pubblicitarie nella baraonda della comunicazione mercenaria può sperimentare, con qualche sorpresa, l’applicazione di Yuka (con metodo approvato dalla IARC, Agenzia internazionale della OMS per la ricerca sul cancro)  accertando come suadenti proposizioni stampigliate in copertina si trasformino in promesse da marinaio certificate da pagelle mediocri con voci relative a valore nutrizionale (calorie, zucchero, sale, grassi saturi, proteine, fibre, frutta e verdura), additivi (coloranti, conservanti, gelificanti o dolcificanti individuati dal massimo rischio alla sua assenza) e natura biologica (pesticidi chimici a rischio di salute).

Ma oltre a sostanze e ingredienti et varia che si ingollano, il giusto moto fisico si realizza di forza nell’ambiente in cui si vive e, a parte il fitness (alias esercizi volti a mantenere la forma) al coperto in aria climatizzata onde si confida quantomeno nella corretta manutenzione degli impianti, basterebbe un’occhiata ogni tanto ai livelli di inquinamento e sue estensioni zonali per comprendere come anche la sana vita all’aria aperta, nella corrente civiltà sovraffollata e natura naturans ovunque in ritirata per l’inquinamento, qualche difficoltà se la porti pur dietro.

Quanto poi alla vita di relazione, la sua vivacità benefica al pari degli interessi da coltivare è proporzionale alle specifiche condizioni caso per caso e generalizzare il martellante ottimistico invito risuona tanto inutile quanto ipocrita, per esempio, ai sempre più numerosi vecchi (in maggioranza donne) che vivono in solitudine senza soprattutto rete familiare e oppressi variamente da  ostacoli che paiono i più banali, ma che sono in concreto dirimenti oltre che stressanti come il dovere dipendere in grado crescente  dalla rete e dall’informatica di base (che non tutti sanno o sono in grado di usare se privi di aiuto) anche solo per l’ordinaria e più semplice amministrazione dei rapporti con enti o servizi pubblici (medici di base e ospedali compresi).

La moderna corrente civilizzazione si volge in modo uniforme ai sani, belli, attivi (che fortunatamente, per loro, ci sono in buon numero) cui promette maggiore sanità, bellezza e attività e gli altri (che esistono pure loro) semplicemente non li considera perché, con le loro miti e inabili realtà, sporcano lo scenario ideale così come esso richiede di essere comunicato sul piano sociale e anzitutto commerciale.

Con buona pace della solidarietà e dell’inclusione che è altra grida di moda dell’attuale diffuso civilmente corretto.

In attesa, si capisce, di passare ad altre nuove grida (Tutto scorre, suggeriva già fra il Vi e V secolo a.C. Eraclito di Efeso, non particolarmente simpatico ai suoi concittadini), ma sempre con occhiuta scelta nella medesima direzione: là dove più scorre il denaro